Gli psicanalisti censurano Veneziani: «Non può parlare, è uno di destra»

Lo scrittore doveva presentare a Siracusa il suo ultimo libro Alla luce del mito, ma un manifesto di strizzacervelli glielo impedisce definendolo «un evoliano» (articolo di Gianluca Veneziani pubblicato su Libero del 10 maggio 2017)

Inizio a temere che, alla prossima conferenza in cui mi inviteranno come moderatore, verrò boicottato perché sono nipote di Marcello Veneziani «studioso di Evola» e pensatore «agli antipodi rispetto alla ricerca in psicologia analitica».

Certe tare, si sa, sono ereditarie, e certi «marchi di infamia» si trasmettono di zio in nipote e quindi non avrò alternativa: o rinnegherò la parentela dicendo, a dispetto del cognome, «Veneziani, chi?», oppure dovrò ammettere: «Sì, lo studioso di destra di Evola e il fratello di papa, censuratemi pure…».

Per farla breve, mio zio è stato ostracizzato da parte degli psicanalisti del Cipa che, per puro caso, il prossimo 18 giugno terranno un seminario poco prima della presentazione del suo ultimo libro Alla luce del mito (Marsilio).

Un affronto intollerabile per la congrega devota alla psicanalisi che, appena saputo dell’accostamento tra i due appuntamenti, ha buttato giù un manifesto in cui denuncia mio zio come «ideologo dell’estrema destra, influenzato dal pensiero di Julius Evola» e come «interprete di una retorica dogmatica che si colloca agli antipodi della ricerca scientifica in psicologia analitica» che farebbe, con la sua partecipazione «una pubblicità controproducente per la nostra disciplina».

In buona sostanza, le colpe incancellabili di mio zio sarebbero quelle di aver studiato, per una tesi di laurea risalente a oltre un trentennio fa, il pensiero di Evola; e quella, ancora più grave, di analizzare il Mito con un approccio non psicanalitico.

Alla prima accusa si può rispondere col sorriso, come fa zio conversando con me al telefono: «Sono grato agli psicanalisti censori, perché hanno contribuito a farmi ringiovanire e mi hanno fatto tornare ai miei 22 anni, quando ho scritto la tesi. Peccato che dopo abbia scritto un’altra trentina di libri. Si vede che non se ne sono accorti…».

Al secondo j’accuse occorre invece dare una risposta nel merito: «Nel mio libro (che gli psicanalisti non devono aver letto, ndr), a essere onesti, affronto il tema del Mito da un punto di vista pia junghiano che evoliano, quindi in teoria più vicino all’approccio degli psicanalisti. E poi, a dirla tutta, lo stesso Jung aveva non pochi scheletri nell’armadio. Nel 1933 il nazismo sciolse l’associazione degli psicanalisti, fatta per lo più da ebrei, e ne creo un’altra, di ispirazione cristiana, a capo della quale fu messo proprio Jung, che ci resto per ben sei anni…».

Ma il punto non è ovviamente dare a Jung del nazista o a Evola del fascista, e a chi studia entrambi del nazi-fascista, il punto e il manganello anti-democratico usato proprio da coloro che si atteggiano a paladini della democrazia contro il fascismo, a garanti della libertà di espressione oltre che a unici depositari, autoproclamatisi tali, della Cultura.

Tra questi figurano gli psicanalisti Irene Agnello, Nicole Doveri, Anna Gianni, Italo Gionangeli Sebasti, Ottavio Mariani, Giuseppe Vadala, Umberto Visentin (tutti firmatari del manifesto anti-Veneziani), a cui poi si accoda uno stuolo di altri 28 membri del Soviet supremo, dell’Intellighenzia rossa, che decreta chi può parlare e chi no, e perfino cosa si può dire e cosa no. Come siete democratici, voi antifascisti…

A questa élite benpensante si sottrae soltanto, tra gli invitati al seminario, Renato Cattaneo il quale condanna «il riflesso pavloviano dell’intellettuale di sinistra che appena sente parlare di Julius Evola mette mano alla pist… no alla penna intinta di veleno (buonista: a me il più indigesto)». E il filosofo Umberto Galimberti il quale nota: «Marcello Veneziani, per me, è un pensatore di desta molto serio e intelligente. Ho letto da sempre i suoi libri, compreso l’ultimo, Alla luce del mito che ho trovato a tal punto interessante da citarlo nella mia rubrica del sabato D. La Repubblica delle donne».

Non sanno a quale rischio si sono esposti, Cattaneo e Galimberti perché si sa, chi difende il censurato rischia di essere censurato a sua volta (magari il Cipa scoprirà che, nella loro biblioteca, figura un testo di Evola o Gentile, e tanto basterà a farli fuori dal gruppo degli psicanalisti).

La tentazione di zio, invece, che è uno che ama andare controcorrente, è presentarsi comunque all’appuntamento a cui è stato invitato: «Andrò lì a godermi la commedia degli psicanalisti e dopo andrò ad assistere a due tragedie, nel teatro di Siracusa… ». Sempre che il Cipa non ponga il veto anche a quelle.

Gianluca Veneziani, Libero 10 maggio 2017

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