Adotta un nonno, e viceversa

Abbandono e solitudine dei vecchi, disoccupazione e reddito di cittadinanza dei nipoti. Ma non si può trovare un modo per incrociare i due problemi, venire incontro ai bisogni degli anziani e allo stesso tempo offrire ai giovani una prima opportunità di guadagno? Cerco di spiegarmi. In Italia ci sono milioni di vecchi che hanno bisogno di compagnia, di aiuto, di assistenza e di vigilanza. I gradi d’aiuto sono diversi: c’è chi ha bisogno di qualcuno che dia loro voce e non li faccia cadere in quel silenzio depresso che fa galoppare i mali dell’anziano, a cominciare dalla demenza senile. Qualcuno che magari li porti in auto in giro o ai giardini pubblici, qualcuno che legga loro il giornale, un libro o vada a far loro, o insieme a loro, la spesa, li accompagni dal medico e dal barbiere o alla posta a ritirare la pensione; e li accompagni per strada perché hanno incertezze a camminare, vacillano, a volte perdono l’orientamento. C’è chi invece ha bisogno di aiuto in casa, perché sono soli, ci vedono e ci sentono poco, vanno dunque assistiti e hanno bisogno di sentire un fiato e avere una mano a tirar fuori le cose dagli armadi. E c’è bisogno di qualcuno che li ascolti, che li faccia parlare, che li faccia ricordare e rivivere che è un modo importante per vivere, quando hai una certa età. Poi c’è chi è malato, di quelle brutte malattie che colpiscono i vecchi ed hanno bisogno notte e giorno di vigilanza, ma lì entra un tipo di assistenza a domicilio più specializzata.

Un tempo il problema dei vecchi non c’era per tre ragioni: perché si moriva prima e non c’erano cure a lunga scadenza, perché si finiva all’ospizio se si era poveri, o perché c’erano famiglie patriarcali riunite intorno ai vecchi, con figlie e nuore che si prodigavano per loro e con i nipoti numerosi che per devozione e per rispetto (oltre che per qualche regalìa) fungevano da bastoni della vecchiaia. Oggi queste tre condizioni, due per nostra fortuna e una per nostra disgrazia, non ci sono più. Di conseguenza i vecchi sono in balia del caso e dell’oblio. Se hanno soldi a sufficienza, o figli generosi e facoltosi, possono rimediare; in caso contrario no. Assisterli costa un’ira di dio. Allora io dico: ma non è possibile avviare una grande riforma sociale e istituzionale fondata su un patto generazionale? Mi spiego. La disoccupazione giovanile è alta, c’è fame di primo lavoro, anche non definitivo: assegnare un giovane a un vecchio, e viceversa, sarebbe un dono per entrambi, da cui entrambi troverebbero vantaggio. Il ragazzo viene adottato dal vecchio, supportato da un assegno pubblico, questo si socialmente utile. Si possono creare cooperative di giovani ad hoc, centri di smistamento che garantiscono e selezionano i ragazzi, divise per gradi: compagnia e aiuto di primo tipo, semplice assistenza, o più specifica assistenza, paramedica, a domicilio. Insomma, visto che la società è cambiata, la famiglia pure, e scarseggiano le nascite, inventiamoci il nipote a pagamento. Certo, sarebbe bello che il ragazzo lo facesse per amore e non per soldi, sarebbe dolce che ascoltasse i racconti dell’anziano per puro affetto e si curasse di lui per gentilezza d’animo e solidarietà di cuore, e magari anche si sangue. Ma se questa condizione non c’è, e se c’è bisogno di prima occupazione, perché non riprodurre nei tempi d’oggi un legame generazionale benefico reciprocamente? E chissà che a via di frequentarsi, e magari anche di non sopportarsi, alla fine non fiorisca anche un legame vero di complicità affettuosa.

Così come è stato annunciato il reddito di cittadinanza è puro assistenzialismo velleitario, a fondo perduto e a fronte di niente, se non un generico impegno a cercare lavoro. Se invece lo colleghiamo a una funzione utile e benefica come questa, allora diventa un investimento sociale, solidale e produttivo di grande portata. Diamo ai ragazzi la possibilità di meritarsi quel che ricevono, diamo agli anziani una compagnia e un aiuto vero, diamo alla società la possibilità di diventare più umana, più comunicativa, riaprendo il dialogo tra le generazioni. E chissà che le adozioni possano continuare e si possano aprire altri scenari, altre situazioni di vita, altre aspettative. Si dovrebbe partire dai ragazzi italiani ma senza escludere migranti che si sono integrati nel nostro paese, parlano la nostra lingua, sono cittadini a tutti gli effetti.

Tra l’altro, i vecchi hanno poche cose nelle loro mani ma hanno ancora di un’arma, il voto, anzi dispongono del pacchetto di maggioranza relativa dei voti, perché siamo il paese più vecchio d’occidente: fatelo per questo almeno, curatevi di loro e del vostro futuro. Date un nipote di riferimento ai vecchi. Dio ve ne renderà merito, ma anche le urne.

MV, Il Tempo 3 settembre 2018

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