Se Angelino torna a casa

Allora, vi riprendete il figliol prodigo Angelino Alfano oppure no? La questione è mal posta da tutti i punti di vista.

Primo, perché suppone che esista una Casa paterna, chiamata centro-destra che in questi anni in realtà non c’è stata.

Secondo, perché suppone che ci sia un Padre riconosciuto da tutti, che a sua volta non ha mai abbandonato la casa e i suoi familiari.

Terzo, perché suppone che Angelino (coi suoi), sia stato il solo a lasciare la casa, quando invece c’è un andirivieni di transfughi, pentiti, triciclati, nel senso di riciclati due volte, e via dicendo.

Quarto, perché suppone che Angelino stia tornando per un ripensamento politico e non perché si sta esaurendo il soggiorno al governo con Renzi-Gentiloni e cerca un tetto.

La questione, come si sa, riceve tre riposte: il secco sì, il secco no, e la terza possibilista, sì ma solo in Sicilia.

In realtà c’è un’altra scelta di fondo da fare ed è decidersi tra due tipi di logiche: il centro-destra è una coalizione fondata sulla coesione, sull’affinità oppure è un cartello elettorale messo su solo per vincere?

E poi, chi decide l’ammissibilità nel club, visto che le due principali componenti, Berlusconi e Salvini, sono a loro volta in conflitto tra loro e si delegittimano a vicenda, salvo abbozzare per realismo elettorale, una specie d’intesa ancora vaga e ambigua?

Se dovessi indicare una direzione di marcia, superando i conati di vomito e i segni di sconforto, e dunque turandosi non solo il naso ma ogni organo otorinolaringoiatrico, direi: gira e rigira, ma se volete allestire una coalizione in grado di vincere tra nove mesi – il tempo di una gravidanza – dovete fare sì patti chiari, intese circoscritte e rigorose, ma dovete puntare ad allargare il più possibile l’intesa e non solo verso il centro.

E dunque, l’idea di testare l’alleanza in Sicilia come banco di prova per le elezioni politiche, deve prevedere l’inclusione di Alfano. Si, ha governato con Renzi, ma altri più importanti di lui hanno inciuciato con Renzi, e ancora lo fanno; negli ultimi anni il centro-destra ha votato perfino per Monti e per la rielezione di Napolitano.

Me lo ricordo ancora Alfano col fiocco regalo in testa, che Berlusconi donò a Bersani il giorno della nascita del Letta jr, per fare il governo… Quindi non fate gli integralisti della purezza, “il più pulito c’ha la rogna”, come si dice a Roma. Non potete star lì a sottilizzare, vedete che roba avete sotto il vostro tappeto…

Il problema si sposta su un altro piano. Alleati per far cosa, vincere per far cosa? Guidati da chi? Ecco la vera domanda, una e trina, che tocca non solo Angelino, i suoi fratellini e le sue sorelline imbarcati sulla ong di Gentiloni, ma l’intero cartello elettorale.

È lì che bisognerebbe lavorare nel tentativo miracoloso di produrre qualcosa in questo periodo che precede la battaglia elettorale.

Delineare cinque sei punti fermi e forti, individuare una decina di personalità decisive da portare al governo con compiti precisi, oltre i leader politici, omogeneizzare fino a che è possibile le differenze, e in certi casi valorizzarle perché funzionali al progetto e ad allargare il bacino di consensi.

Tentare un atto simbolico e politico di rifondazione, una specie di convocazione degli stati generali, nazionali e popolari, del centro-destra, finalizzati a cercare la Casa perduta e la strada ritrovata.

E lasciare la leadership aperta, accontentandosi di una poliarchia. I capi non si decidono a tavolino e nemmeno solo con le urne, nascono dai fatti, s’impongono nelle situazioni, sono loro a emergere e non a essere designati.

Questa mi sembra l’unica via percorribile, assai difficile negli esiti, ma non vedo alternative.

Detto questo, tornato in me e parlando in camera caritatis, vi dico: ma pensate davvero che quest’armata brancaleone possa andare da qualche parte, che Berlusconi possa ancora tentare di dare (e togliere) le carte, che qualche leader d’asporto e da tv possa diventare premier o gran ministro?

Pensate poi al caso specifico della Sicilia, dove è in campo un ottimo candidato, Musumeci, ma vi immaginate con chi dovrà vedersela poi per governare, una volta acquisito il loro sostegno elettorale (ammesso che ci sarà e sarà forte e sincero)? In Sicilia, come in Italia, la speranza pur vaga è che la funzione sviluppi l’organo e la necessità aguzzi l’ingegno.

E il conforto – o lo sconforto – che le altre soluzioni in campo, i competitori sinistri e grillini, sono peggio di questa roba. Vai col liscio, a ribattezzare Angelino…

MV, Il Tempo 8 agosto 2017

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