Colombo e i tordi progressisti

C’è una banda di cretini globali che ha preso in ostaggio Cristoforo Colombo e non lo rilascia nemmeno oggi che è vero il Columbus day, il giorno della scoperta dell’America. Non è una banda di indios ma di idioti. Considerano Colombo un precursore dei razzisti e degli sterminatori, una specie di Hitler da esportazione. E insistono a voler abbattere statue, monumenti e revocargli vie in sua memoria. Ora si profila un’altra banda di cretini che vorrebbe redimere Colombo considerandolo il primo degli emigrati italiani in America, una specie di Santo Protettore dei migranti. Non si rendono conto gli uni e gli altri, che Colombo era un esploratore, un navigatore, non un emigrato; non cercava accoglienza e pane ma portava la civiltà, portava la cristianità, se volete, portava l’impero, le missioni, la colonizzazione. Che era poi la globalizzazione dell’epoca. Entrambe le bande, guarda un po’, sono radical, progressisti, umanitari, insomma de sinistra.

Se fossi scemo come loro direi che Colombo è piuttosto un sovranista, nel senso che navigava nel nome della sua sovrana, Isabella di Castiglia. Ma non abbocco alla stupida tendenza di attualizzare la storia del passato, di adattarla ai temi del presente. Anzi quest’abuso di storia per giustificare il presente è una vera e propria miseria di un tempo storto e piccino che distorce e rimpicciolisce la storia.

Non mancano infatti precedenti alla riduzione di Colombo “ad usum cretini”. Enea è stato visto a teatro, in tv, in alcuni testi, come profugo e precursore degli immigrati clandestini, dimenticando che era principe e venne a fondare Roma, non a vendere fumo alla stazione Termini. Ulisse che naviga su un barcone nel Mediterraneo è stato visto come un antenato dei migranti salvato da ong mitologiche e avversato da mostri con le fattezze di Salvini. O al contrario, Dante, Shakespeare e Wagner sono stati censurati per le loro aspre opinioni sui giudei… E si potrebbe continuare sulla mania nociva e demente di attualizzare la storia e ridurla nelle piccole gabbiette del politically correct. Non si può giudicare il passato col metro del presente, e tantomeno forzare il passato per dominare il presente.

Giorni fa anche il Vangelo è stato usato per colpire i populisti: come un tam tam si è diffuso un tweet secondo cui nella prima consultazione “democratica” il popolo assolse Barabba il ladro e condannò il figlio di Dio. Chi lo ha veicolato non lo sapeva, ma era una battuta di Donoso Cortes, pensatore della Restaurazione ed ebbe molta fortuna tra i reazionari e i legittimisti; ora è sulle bocche dei dem e dei lib. Vorrà pur dire qualcosa…

In realtà il popolo, o meglio quella folla radunata davanti a Ponzio Pilato, si limitò a indicare una preferenza su chi graziare. Non dimentichiamo che a volere la condanna di Gesù Cristo fu soprattutto l’oligarchia del tempo – e del tempio – il sinedrio… I romani si limitarono a eseguire ambedue le richieste, e a metterci semmai la loro proverbiale durezza e il loro blasfemo sarcasmo.

E ancora. Qualche giorno fa, nel battibecco con Marine Le Pen, il compagno Bersani ha detto di vedere nei sovranisti nientemeno che quattro secoli di orrori e di guerre nazionali. Con lo stesso criterio dovremmo vedere in Bersani e nei suoi compagni cent’anni di comunismo, coi suoi orrori e i suoi crimini, compiuti in tempo di pace e nel nome della pace, contro le nazioni e i popoli. Ha fatto più morti, e in minor tempo, la pace comunista, la rivoluzione culturale cinese, la rieducazione sovietica dei popoli, la repressione del dissenso, che il resto. E la tragedia nel Novecento non sono stati i muri eretti per proteggere le città dalle invasioni ma i muri eretti per impedire ai propri cittadini di uscire dai loro paesi. Do you remember Berlino, i Vopos che sparavano a chi osava evadere da quei muri, la cortina di ferro, i fili spinati?

Detto questo, non mi sembra giusto caricare sui presenti il peso degli orrori del passato, nemmeno su gente come Bersani e Napolitano che è stata comunista finché c’è stato il comunismo, giustificando quegli orrori o tacendoli. Figuriamoci sugli altri che non hanno alcun rapporto col passato. Ma se dobbiamo caricare sul presente i mali del passato, allora diventa lecito e possibile anche quello.

Infine, una considerazione. Da quando è perdente, la sinistra ritiene che le maggioranze siano composte da pericolosi imbecilli, mentre la verità, il buon senso, la memoria storica siano appannaggio delle “minoranze intelligenti” (cioè loro). Visti gli abusi dementi di storia passata, ricordo loro che “In ogni minoranza intelligente c’è una maggioranza di imbecilli”. L’unico punto debole della citazione di Flaiano è che qui non si tratta di una minoranza davvero intelligente ma solo presuntuosa.

MV, Il Tempo 12 ottorbe 2018

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