Cronaca di una vecchiaia annunciata

Avevi vent’anni quando I Cugini di Campagna cantavano “Quando avrò 64 anni” e ne facevi la parodia, con la loro voce in falsetto e simulando quell’età così grave e remota. Oggi quei 64 anni annunciati sono arrivati, lo scherzo è finito sul serio e dobbiamo pure dir grazie alla sorte. Sei arrivato puntuale a quell’appuntamento fissato già 44 anni fa. Una vita fa, un mondo fa, una storia fa. L’età avanza ma tu non arretrare. A voler essere ottimisti ad ogni costo, dopo i sessant’anni comincia la pubertà della vecchiaia, l’adolescenza della quarta stagione.

A sessant’anni smetti di vivere da maturo l’età giovanile e vivi da giovane l’età senile. Ti senti agli albori della senilità, ed entri da cadetto nella squadra dei seniores. Nella Roma antica rottamare i sessantenni non era un modo di dire: sexagenari da ponte, ossia i sessantenni erano da gettare dal ponte Sublicio nel Tevere. Era quello allora lo scivolo per la pensione e il trattamento di fine rapporto con relativa liquidazione. In realtà il lancio era figurato, buttavano nel fiume il simulacro del rottamato. Ora ci sono modi più soft per rimuoverti e ci sono perfino privilegi risarcitori, come la carta d’argento con lo sconto sui treni e al cinema. E scatta la solita consolazione del paragone coi sessant’anni dei nostri padri o nonni, per dire che ora a sessant’anni si è solo diversamente fanciulli, seppure calanti. Però quest’età ha i suoi privilegi. La scoperta del mondo avviene quando smetti di considerarti al centro di esso; hai la visione dell’intero se sei ai margini e osservi le cose dalla tua feritoia laterale.

A sessant’anni ti senti finalmente marginale, sostituibile, dimenticabile. In una parola, mortale. La scoperta della mortalità fa il paio con la scoperta del mondo. Impari l’arte di abdicare, la scienza del sottrarsi, la libertà di venir meno. Adesso che traslochi nello Stato dei sessantenni, hai smesso di considerarti Io e ti ritieni altro, uno tra i tanti, nell’infinita sequenza dei viventi di passaggio. Hai accolto con amor fati un destino marginale, hai smesso ogni pretesa, anche giusta, ami la verità pur senza esserne ricambiato, non ti fai più illusioni, sai di scrivere sull’acqua. Giochi a carte scoperte con la sorte. Aspetti il turno, paziente. Sessantezza, primavera di saggezza.

MV, 17 febbraio 2019

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