Date l’incarico a Pirandello

Come possiamo leggere i giorni politici che stiamo vivendo sotto il profilo culturale o addirittura letterario? A qualcuno scapperà subito da ridere per l’accostamento ardito tra cultura, letteratura e la misera giostra politica del presente. Ma anche i periodi più bassi e confusi hanno una loro chiave di lettura, anche il caos e perfino la barbarie ha letture culturali. E allora per dirla in breve non è a uno storico o a un analista politico che dobbiamo riferirci ma è il teatro di Pirandello che è uscito dalle scene ed è entrato nella realtà, si è fatto politica.

Siamo entrati nella fase pirandelliana della politica: il relativismo assoluto, il gioco delle parti e delle combinazioni, il paradosso come criterio di scelta e di comprensione, il rovesciamento continuo dei ruoli e degli scopi.

Tutti possono allearsi con tutti e con nessuno, tutti possono recitare a soggetto, tutti restano prigionieri di se stessi prima che della situazione, ciascuno può augurarsi a giorni alterni di accordarsi, di sottrarsi a ogni accordo, di stare fuori, dentro, sopra o sotto le intese, senza mai coincidere in modo definitivo. Le variabili sono infinite e impazzite. A tutti conviene non andare a governare, a nessuno conviene governare in condominio, ma tutti professano di voler governare per salvare l’Italia e si dichiarano pronti a dialogare con tutti. È la babele allo stato puro, il caos prima della creazione. Torna persino il detto di Longanesi, la democrazia si replica per assenza di dittatore… Perché il relativismo assoluto di solito evoca, e invoca, il suo contrario, un bel tiranno che mette fine al chiacchiericcio e al caos, al ballo di san Vito delle alleanze e alla latitanza di governi e punti fermi.

Solo Pirandello colse il Prisma contemporaneo in tutte le sue sfaccettature, il gioco di luci e ombre, comparse e scomparse, posizioni e fluttuazioni di quel grande palcoscenico che è la condizione umana, moderna, e nello specifico italiana. Anche se lui poi si rifugiò sotto le ali del fascismo, che non a caso un filosofo pirandelliano, Adriano Tilgher, aveva definito l’assoluto relativismo trapiantato sul terreno della politica. Definizione che non dispiacque allo stesso Mussolini.

Solo Pirandello, del resto, può spiegare perché ora l’Italia si affida a un Fico prematuro, dopo un’improbabile Casellati. Solo Pirandello può spiegare quello che sta succedendo nel Pd, o tra gli alleati del centro-destra o nel pentolone grillino tra integralisti e trasformisti, schifati, scafati e scafisti, gente che schifa tutto e poi è pronta ad allearsi con tutti.

Solo Pirandello può capire la mimica di Berlusconi all’uscita dalle consultazioni con Mattarella, o le prediche on the road dell’Imam Diba, o il rapporto contorto tra Renzi e il suo partito, e soprattutto potrà dare una spiegazione illogica a ciò che sta accadendo.

Tutto è esilarante, come il gas. Ma come il gas, è letale. Se cercate gli arsenali chimici non mandate gli ispettori in Siria ma da noi. Saranno le esalazioni dall’immondizia che sommerge le strade di Roma, saranno le voragini che si aprono nelle strade come nella logica e nei bilanci della Capitale. Sarà che non riusciamo a liberarci del negativo perché si sono chiuse pure le discariche della politica, non c’è nessuna Malagrotta in cui scaricare i rifiuti accumulati. Ma c’è qualcosa di assurdo e malefico nell’aria che non riusciamo a decifrare.

Solo Pirandello ci può aiutare. Dategli l’incarico.

MV, Il Tempo 20 aprile 2018

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