Destra e sinistra vivono sotto le macerie

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Dunque non erano morte, sepolte sotto le macerie del sisma politico. Dico loro, le Sorelle Coltelle Destra e Sinistra. C’è sempre qualcuno che ogni tanto fa la scoperta dell’Aqua calda e fredda: il re è vivo, e pure la regina.

L’ultimo scopritore, in ordine di tempo, era ieri sul Corriere della sera. È un filosofo politico, Sebastiano Maffettone, che insegna e dirige il centro Ethos alla Luiss, l’università della Confindustria; per capirci, quella che di recente ha cacciato Marco Gervasoni perché non era allineato ai codici etici e ideologici del politically correct.

Per dimostrare che destra e sinistra esistono ancora, Maffettone scrive un articolo esemplare, da manuale, che rispecchia lo spirito della Luiss, del Corrierone e dei filosofi “liberal”. Ho detto esemplare, non ho detto lucido, tantomeno acuto. Ve lo riassumo, premettendo che la mia semplificazione abbreviativa non è più riduttiva della sua.

Dunque, per dimostrare che sinistra e destra esistono ancora, o’professore (sotto la veste Usa batte un cuore napoletano) porta quattro prove inconfutabili: dice che la destra a differenza della sinistra se ne frega dell’ambiente (sindrome Greta), è contro i migranti (sindrome Bergoglio), è contro gli omosessuali. Ed è contro l’arte contemporanea, che boicotta e tratta con sarcasmo. Dopo queste prove inconfutabili, aggiunge un’altra osservazione. Per Bobbio la sinistra è imperniata sull’eguaglianza e la destra sulla libertà, invece Maffettone suggerisce che lo schema è saltato. Ma non ha il coraggio di esplicitare la sua tesi che pure si desume chiaramente dalle premesse: è saltato perché sia l’uguaglianza che la libertà sono appannaggio della sinistra, mentre la destra è contro. Ringhia, abbaia, e poi morde.

Vi avevo avvertito che la tesi esposta dal Professore è esemplare ma non è acuta, anzi è di una banalità sconcertante, di un manicheismo rozzo, imbarazzante per un “filosofo politico” che per giunta presiede un centro di etica. Qual è la mistificazione su cui si fonda questa lettura in bianco e nero? Prende i cavalli di battaglia della sinistra greto-bergogliana politically correct e sottolinea che rispetto a quei temi la destra è contro. Punto, dimostrazione riuscita.

Allora mi adeguo all’altissimo livello del Professore e faccio una dimostrazione speculare. La destra, almeno in via di principio, tiene alla tutela e alla promozione della famiglia, della comunità locale e nazionale, delle tradizioni civili e religiose, della sicurezza pubblica, alla punizione esemplare dei criminali, alla minore pressione fiscale e al riconoscimento dei meriti, mentre la sinistra si oppone. Allora, su questa base, posso dire che la destra persegue temi positivi e la sinistra li ostacola. Ecco la dimostrazione manichea a contrario che la destra è il Bene e la sinistra è il Male.

Tutto questo può dirlo un esponente, un militante, un elettore di una parte. Ma non può dirlo e pensarlo uno studioso di filosofia politica. Qual è il sottinteso sbagliato o disonesto su cui è fondato il discorso? Nel valutare le idee di una parte solo in chiave positiva e propositiva e le idee dell’avversario come il loro rovescio, dunque solo in versione negativa e degenerativa. Faccio un esempio. Se traduco amor patrio con xenofobia, religione con fanatismo, amore per la famiglia con omofobia, io li riduco alle loro possibili degenerazioni. È come se giudicassi la libertà, l’uguaglianza e il globalismo solo attraverso le loro degenerazioni e traducessi la prima con anarchia no limits, la seconda con appiattimento, uniformità e conformismo e la terza con la perdita di ogni legame, norma, confine di civiltà. Degenerazioni anch’esse possibili e storicamente accadute, come le precedenti.

A giudicare solo dal suo uso negativo, dovremmo bandire pure l’amore perché è la causa di tante violenze sessiste e “possessiste”, di tante ingiustizie e cecità, di tanti crimini e misfatti. C’è un uso distorto dell’amore come c’è un uso distorto dell’amor patrio o dell’amore famigliare. Che dite, l’aboliamo?

A questo punto potreste obiettarmi: ma perché dedicare tanta attenzione a un articolo dalle tesi così banali e così facilmente confutabili? Perché è esemplare, torno a ripetere. Perché è il sottinteso che vige nella cultura, nei media e nelle fabbriche del consenso. E non solo in quelle più smaccatamente a sinistra ma anche in quelle che si travestono di neutrale equidistanza e di spirito liberale. Media, confederazioni, università. Finché si ragiona con l’elmetto non si faranno passi avanti, anzi si incoraggerà il versante destro a imbarbarirsi, a regredire nella foresta. Se neghi dignità al mio modo di vedere, se non riconosci le miei idee e ritieni che io sia solo una bestia contro, allora non restano che le invettive, i rutti, gli insulti. Così non capirete mai nemmeno perché la gente preferisce la “destra” alla “sinistra”.

Sul tema della solidarietà, vorrei insistere su un tema: lo schemino sinistra solidale e destra egoista, è naive. Per la sinistra la solidarietà è umanitaria e si adotta a partire da chi è più lontano, più estraneo; per la destra la solidarietà è ad personam e si pratica a partire da chi è più vicino e più caro. Si chiama principio di prossimità, o con san Tommaso ordine naturale della carità. Poi, certo le degenerazioni e la malafede sono possibili, anzi probabili in ambo i versanti. Da una parte la carità pelosa e astratta, la speculazione politica ed economica sulla solidarietà; e dall’altra, la chiusura in un egoismo grezzo e tribale.

Insomma se esistono destra e sinistra, l’una non è il rovescio negativo dell’altra. Poi sul piano delle scelte, abbiamo la facoltà di ritenere l’una caina e l’altra abela.

MV, La Verità 31 ottobre 2019

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