Detto tra noi

Pontida, Atreju e poi? Tweet, selfie, comizi, talk show, magari un corteo. Ma qual è la consistenza di quel fenomeno pur maggioritario nel nostro paese che è chiamato sovranismo? Dico la consistenza oltre l’apparenza mediatica, le opinioni espresse, le facce dei leader. Sapete come la penso, sapete che la sintesi del peggio che comanda l’Italia suscita in me come in molti di voi, qualcosa di più del dissenso e dell’opposizione. Disgusto, indignazione, a tratti perfino schifo al solo vederli e sentirli. Quando il peggior settarismo si unisce al peggior trasformismo in un progetto che è agli esatti antipodi di quel che pensano, dicono, vogliono gli italiani e di quel che il puro buon senso, la realtà, non hai voglia di sottoporre a critica chi si oppone a loro. Puro sfascismo, inavvertenza del declino verso cui ci portano al galoppo, negazione di ogni senso d’italianità, di civiltà, di priorità legate alla vita reale delle persone, delle famiglie, dei popoli.

Però possiamo chiederci una volta, almeno una volta che altro c’è di solido, di credibile, di fondato oltre le facce, gli slogan e le dichiarazioni dei leader sul versante dei sovranisti? Sapete che vuol dire governare l’Italia, e sapete che vuol dire farlo avendo il mondo contro, i potentati veri, i media, papi, i giudici d’assalto, i presidenti e i tecnocrati, le classi dominanti europee? Nessuno pensa che all’opposizione si possa disporre di mezzi e risorse adeguate ad affrontare una sfida così grande, si sa che c’è uno squilibrio clamoroso, che parliamo di Davide contro Golia, con l’unica forza che ci sono milioni di davide a tendere la fionda del medesimo puntata contro il gigante. Ma si può costruire una credibile alternativa ai poteri armati e accessoriati solo con la biblica fionda e il tifo intorno? Può bastare l’uso dei social per combattere una vera battaglia di civiltà? Si può far rinascere un paese, rifondare una nazione sovrana con qualche palliativo, qualche piccola battaglia simbolica e poi nient’altro? No, non può bastare. Si qualcosa magari c’è, qualche buon amministratore locale, qualcuno che se la cava, qualche faccia credibile e rispettabile. Ma poi basta, il vuoto; nessuna classe dirigente, nessuna struttura, nessun quartier generale, nessuna vera strategia oltre la solita tattica elettorale più contorno di sondaggi. Il deserto, e gli slogan nel deserto.

Non tornerò a ripeterlo, magari lo scriverò una volta su la Verità o su Panorama, per ora lo dico solo a voi amici della pagina. Non mi va di far la cassandra e poi se consideri chi c’è al potere, chi abita il Palazzo, tutti gli altri se, ma, boh, finiscono in un angolo; non puoi perder tempo a “sottilizzare” sulla reale consistenza di quell’alternativa se hai la certezza che quel potere fa male.

Ma ogni tanto, a bassa voce, in un orecchio, diciamocelo pure noi. Non bastano due facce, quattro slogan e tanta rabbia per costruire una seria alternativa di governo. Ce lo siamo detti, non ce lo ripeteremo. Ma dovevamo dircelo, senza ipocrisia. Con la speranza di sbagliarci o di vederla noi troppo negativamente…

MV, 21 settembre 2019

 

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Un commento a Detto tra noi

  1. massimo micheli ha scritto:

    Come è spesso, non posso che concordare con Veneziani; anche perché chi, meglio di lui, buon conoscitore di Gramsci, sa che se non si conquista la società civile – come a sinistra fanno da un settantennio – non si conquista la società politica. E’ un problema identitario, di radici, di comunità, di costruzione – e costituzione, e statuto ontologico – ” culturale” !! E al di là di qualche flebile tensione ideale in FdI, non è che culturalmente il panorama “culturale” dei sovranisti italiani mi sembri molto solido e vitale !! Dai comizi al “papeete” alle parole d’ordine tutte muscoli senza cervello, alle ragazze in vetrina per attirare il turismo (!!).
    Quindi si, ce lo diciamo a bassa voce, sommessamente, perché chi c’è dall’altra parte è una Loggia, una cupola, un niente ideale…. ma si, il problema c’è, oltre Facebook, i cinquettii, i “vazzapp”(!) e i selfie….da questa parte del “versante”, come cultura ( che prima di tutto è “coltivarsi”) come sempre, come da settant’anni a questa parte, mi pare ci sia ancora pochino…


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