Due governi in uno

La cosa più strana dello strano governo appena nato è che sono due governi paralleli che non s’incontrano mai. Si salutano a distanza, come da contratto, ma poi ognuno va per la sua strada. Di Maio va avanti col suo programma grillino, dall’abolizione dei vitalizi al reddito di cittadinanza alle pensioni di cittadinanza. E Salvini procede sul tema dei migranti, dei rimpatri e della sicurezza. Più la flat tax.

Su alcuni grandi temi che possono creare uno scambio stridente dei binari si è preferito glissare nel contratto, come sui temi etici, i diritti civili. E la prova s’è avuta quando il neoministro Fontana ha osato richiamarsi alla famiglia subendo il consueto linciaggio: gli arcobaleno gliene hanno dette di tutti i colori. Ma il suo leader lo ha frenato dicendo che non è nel contratto, anche se lui, personalmente, pensa che di mamma ce n’è una sola ed è quella della famiglia tradizionale, naturale, stavo per dire cristiana (ma la preteria bergogliana poi si offende). Così, spuntati i temi divisivi e suddivisi i temi prediletti, il governo dà l’idea di due programmi a sé stanti, indipendenti l’uno dall’altro.

Quando Di Maio dice che non sono alleati coi leghisti sembra un ragazzo che ha preso la casa con un altro solo per dividere l’affitto. Un governo di coinquilini indipendenti non è mai capitato nella nostra repubblica e non so se sia capitato altrove. Una cosa del genere vagamente avvenne quando entrarono per la prima volta i socialisti al governo e puntarono sui loro temi, ma l’amalgama poi avvenne, c’erano comunque culture politiche a confronto. E c’erano figure ponte, altre forze, un terreno comune.

Qui manca invece chi dovrà farne la sintesi, a meno che il neo-premier Conte scoprirà risorse che non sono peraltro contemplate nel contratto di governo. Nell’attesa che la sintesi la facciano i fatti e i tagli, per trovare i soldi e finanziare le promesse, per ora la sintesi la fanno i nemici che gridano alla destra e al fascismo e danno botte da Orban. Il loro nemico principale è la Lega, naturalmente. Ma la formula magica per attaccarli, riassunta nel gialloverde, resta il populismo. È nel fronte impopolare dei nemici il loro terreno di coesione. E qui scatta, da parte nostra, una forma di solidarietà se non di sostegno al governo nascente. Fermo restando che ogni giudizio è prematuro, prima che il governo parta e abbia il voto di fiducia dalle Camere, ma quando vedi i suoi nemici alle armi, la sinistra isterica, Soros lo speculatore, i palloni gonfiati del fazismo, Saviano coi suoi insopportabili sermoni, gonfi di retorica e presunzione quanto vuoti di sostanza e verità, quando vedi infuriare le solite sette gay, lesbiche, femministe, i potentati economici e gli oligarchi europei, e la Repubblica che riprende il solito linciaggio della “Destra”, subito associata a Fascismo, Barbarie e Reazione, ti vien voglia di appoggiare il governo nascente, salvo verificarne i risultati a tempo debito.

Se quest’assurda coalizione è al governo, lo dobbiamo al fallimento e al tradimento delle precedenti esperienze di governo. Se sorge il populismo è perchè la democrazia è malata di suo e ha dato uno spettacolo miserabile. Se fosse possibile dare un consiglio ai naviganti, suggerirei più prudenza nelle promesse economiche, insostenibili se non a prezzo di sacrifici e danni più ingenti dei vantaggi; e più audacia invece nelle sfide civili, politiche e culturali, nella difesa della sovranità nazionale e della tradizione popolare, della famiglia, delle nascite.

Sui temi caldi non si tratta di fare la faccia feroce ai migranti o ai gay, ma di affermare in positivo amore per gli italiani e le famiglie, tutelare la loro priorità, affrontando il resto con efficace realismo. Ma con un governo formato da un bilocale incomunicante, un governo di separati in casa che si sono divisi per contratto ogni spazio e persino l’uso delle stoviglie e della carta igienica, non sai a chi dirlo. O lo dici al professor Conte, di professione vigile posto al bivio, premier senza portafogli almeno in partenza.

P.S. Tra i tanti attacchi segnalo quello della Brambilla in difesa dei gay. Ricordo alla suddetta che il centro-destra è rappresentato dalla famiglia e dalla nazione, non da cani e gatti.

MV, Il Tempo 5 giugno 2018

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