È finita una Repubblica

Sembrava un film sul 2 giugno, con attori e comparse al posto dei ministri e dei politici, con un premier sorteggiato tra i figuranti e messo lì vicino a Mattarella per rendere il film più veritiero, quasi una docufiction. La festa della repubblica di ieri sembrava un film di Bisio. Sciampiste e commessi, eccitati e straniti, al posto di ministri, più qualche caratterista reso famoso dal video nei panni istituzionali. Si avverte nell’aria un fondo festoso d’incredulità che colpisce la gente e gli stessi protagonisti, come il prof. Conte, la cui parabola sarebbe risultata inverosimile anche in una fiction.

C’era un’euforia da gita scolastica, da vincita miliardaria, qualcosa di puerile e di fiabesco, e non vogliamo far perdere l’incanto. In questo momento abbiamo umana simpatia per quegli esordienti euforici o debuttanti felici. Godi fanciullo mio, età soave è codesta… diman tristezza e noia recheran l’ore. È il sabato del villaggio per i garzoncelli scherzosi, grillini e leghisti.

Il caso ha voluto che il nuovo governo sia stato battezzato tra la gente proprio nel giorno della festa della repubblica. Di Maio insiste a dire con infantile solennità che è nata la Terza repubblica; a noi pare invece più semplicemente che la repubblica sia entrata nella terza età, e non solo perché ha compiuto 73 anni. È nella sua fase senile. Vedremo se davvero siamo entrati nella Terza repubblica, è troppo presto per dirlo e per negarlo.

Abbiamo però una certezza: è finita quella che fu chiamata la Seconda repubblica. È finita insieme ai suoi protagonisti. Si chiude l’era berlusconiana, ma anche il suo contraltare, la sinistra antiberlusconiana e poi similberlusconiana. I dieci protagonisti sono tramontati: Berlusconi, Bossi, Fini, Casini, Letta, ma anche Prodi, D’Alema, Veltroni, Di Pietro, Renzi, più uno sciame di minori, tecnici inclusi, e di deceduti. È finito quel mondo e chi si attarda a usare ancora quelle categorie finisce fuori corso e fuori strada. Ci ha colpito la velocità e la facilità con cui sono mutate, anzi capovolte, le posizioni. Nell’era della telefonia mobile, movimenti e leader hanno cambiato gestore a ogni offerta.

Ciascuno di noi si sente superato dai fatti. Non avrei mai creduto che i grillini potessero veramente andare al governo (al potere si vedrà se ci arriveranno davvero). Non avrei mai creduto che grillini e leghisti si sarebbero veramente alleati e avrebbero scritto insieme un programma mettendo insieme gli opposti. Non avrei mai creduto che Grillo sarebbe diventato il Vate della Nuova Repubblica, dell’Italia nascente. Pensavo che Salvini si ritirasse in extremis… Ma accettiamo la realtà e aspettiamoli alla prova dei fatti.

Rallegriamoci intanto per quel che ha detto il neoministro Lorenzo Fontana che la famiglia non può essere trattata come un’unione tra le altre; è quel che pensa gran parte degli italiani ma finora è stato proibito dirlo e qualcuno vuole ancora esercitare terrorismo ideologico per negare il diritto di dirlo. La sinistra si metta l’anima in pace: i suoi valori non sono i valori di tutti, non sono le tavole di Mosé né dogmi di Stato, sono solo convinzioni ideologiche di una parte, che possono non essere condivise senza con questo macchiarsi di crimine, reato o lesa maestà. Piuttosto non so se il governo, e i grillini in particolare, reggeranno al pressing dell’egemonia ideologico-mafiosa di sinistra, o capitoleranno e prenderanno le distanze da chi avrà il coraggio di andare avanti. Così in politica estera sull’Europa, l’Islam e la Russia di Putin, su Trump. O per l’accoglienza dei migranti, oltre che sul debito, l’economia e la finanza.

L’impressione, a vedere la compagine ministeriale, saggiarne lo spessore e i curricula, è di fragilità, di inadeguatezza. Soddisfano le facce dei perdenti ma preoccupano le facce dei vincenti. E non possiamo cavarcela, come ha fatto qualcuno, gonfiando il curriculum dell’Italia gialloverde…

MV, Il Tempo 3 giugno 2018

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Un commento a È finita una Repubblica

  1. Ivano Gedda ha scritto:

    È finita la seconda repubblica, sta sfumando la distinzione convenzionale tra destra/sinistra, che negli ultimi anni soprattutto è servita ad un’alternanza di partiti al governo funzionale alla copertura di interessi ben determinati; ora il giochetto è stato capito dai più e si cerca, qui come in Francia con la Le Pen o in Germania con AFD, di trovare valide alternative ai partiti tradizionali, popolare e socialista. È chiaro che l’establishment reagirà a questo movimento dal basso, come ha già fatto in Francia con il prototipo Macron. La linea di divisione netta ora è tra sovranisti e mondialisti. Restano tutte le perplessità di questo accordo di governo che ha un vago sapore di compromesso storico.


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