Se facebook censura i nostri testi

La censura ideologica ha fatto un altro passo avanti. Non bastava la manipolazione e la falsificazione mediatica in grande stile di tg e giornali, l’omertà e il silenzio su fatti del passato e del presente, le leggi liberticide approvate o in via d’approvazione nel parlamento, l’identificazione tra opinioni e reati, la via giudiziaria al coformismo.

Ora, ci si mette anche facebook e il meraviglioso mondo dei social.

Sentivo parlare di censure, ma oggi posso dire di averne subita una. Qualche giorno fa è uscito su Il Tempo un mio editoriale, Il pericolo farsista, che criticava l’aria di intolleranza, di censure e di sdegno a senso unico che si respira ormai da qualche tempo in Italia.

L’articolo è stato poi ripreso dalla pagina facebook da me autorizzata. Beh, mi riferisce il curatore, l’articolo è stato censurato da facebook e cassato dalla pagina perché “Non adatto”.

Se ne avete voglia, vi invito a leggere il testo sul sito de Il tempo o sul sito a me dedicato, per verificare i suoi contenuti e il suo stile. Tra l’altro si paragonava lo sdegno unanime di istituzioni e media per l’episodio naziskin di Como, alle tante volte in cui è stato impedito di parlare – a me ed altri – in luoghi pubblici, sottolineando come queste ultime irruzioni siano passate inosservate e non stigmatizzate.

Ma la censura, che si nasconde dietro l’impermeabile degli algoritmi, colpisce un articolo di opinioni, di idee, di civilissima polemica. È una piega bruttissima, potremmo chiamarla la boldrinizzazione dell’informazione, la confusione di social con soviet, la dittatura del politically correct.

È davvero pericoloso che la censura si accanisca indistintamente su chi offende, insulta, falsifica la realtà e chi esprime idee e opinioni difformi dal conformismo imperante. È un precedente pericoloso, anzi un ennesimo segnale di quella riduzione di libertà che prende spunto dalle fake news per fare carne da porco di tutto ciò che risulta sgradito e difforme al Potere.

Non abituiamoci, e tantomeno rassegnamoci, a questo andazzo, alzando le spalle e dicendo: fatti tuoi. A uno a uno, come sempre succede nei sistemi di Polizia Culturale (vera traduzione del politically correct), si procederà per mutilazioni, intimidazioni, eliminazioni successive.

Fino a che si proverà, orwellianamente, a espiantare ogni seme di dissenso e di pensiero critico. In questa luce mi sembra che la carta stampata, nei rari casi come Il Tempo che non è allineata, diventa l’ultima sponda di libertà.

Sui social sta cominciando il trattamento Orwell, magari ottenuto dal potere anche tramite minacce fiscali: attenti, cari social, allineatevi al catechismo dell’establishment, altrimenti poi veniamo a vedere se pagate le tasse o variamo leggi restrittive della vostra sfera.

Censureranno pure il mio ultimo libro Imperdonabili, perché quel titolo fa scattare l’algoritmo della censura?

Aggiungo un’osservazione: se nessun presidente, nessun leader esprimerà sconcerto e solidarietà per questo attacco alla libertà, potrà essere considerato secondo i gradi di coinvolgimento complice, mandante o ispiratore di quest’aria fetente di censura che si respira in giro e che alimenta, anzi caldeggia, reazioni estreme delle menti più deboli per poter così allargare la criminalizzazione a tutti i pensieri difformi.

E non distinguere tra fake news e idee difformi, tra opinioni e insulti, grida scomposte e simboli “proibiti” con argomentazioni e polemiche civili.

Vietato pensare; chi pensa avvelena anche te, digli di smettere.

MV, Il Tempo 8 dicembre 2017

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