Governatore a mia insaputa

Ragazzi, devo raccontarvi una storiella che mi riguarda personalmente ma che alla fine riguarda pure voi, cittadini, lettori ed elettori. Da tre giorni leggo sui giornali pugliesi che sarò il candidato governatore della Puglia per il centro-destra. Qualcuno mi ha sbattuto perfino in prima pagina. E da tre giorni io lo smentisco, vanamente, a chiunque me lo chieda, giornalisti inclusi, dicendo due cose semplici ma credo non equivocabili: 1) nessuno me l’ha chiesto, né direttamente né indirettamente, 2) non mi candiderei a presidente della Regione neanche sotto tortura. “Manco morto” è stata la mia risposta lapidaria, irreversibile, difficilmente equivocabile, che ho dato ai più. E a qualcuno ho aggiunto: è più facile che diventi spacciatore di droga piuttosto che candidato a governatore. Qualcuno spiritosamente ha notato che come spacciatore potrei farla franca ma come governatore, per giunta di centro-destra, rischierei molto di più, guai giudiziari e gogna mediatica. Sono d’accordo, e non solo perché succede a tutti, ma anche per mia responsabilità: finirei in galera per corruzione, abuso d’ufficio e peculato per distrazione. Perché sono distratto, potrei firmare cose indecenti per non leggere quel che c’è scritto, fidandomi di chi me le ha passate; mi lascio facilmente corrompere se mi grattano la schiena o se mi piazzano davanti un babà, un sospiro o una cassata, e farei molti abusi perché mi piace esagerare un po’ per celia un po’ per non morire.

C’è solo quel piccolo particolare: sapendo i miei limiti e i miei vizi, non voglio farlo, non ci penso proprio.

Però la mia carriera di candidato a mia insaputa va avanti nonostante la volontà dell’interessato. Si ricamano indiscrezioni, qualcuno cita vertici segreti e ricostruisce biografie, si parla della preoccupazione di Emiliano per la mia candidatura extraterrestre e del sostegno di Fitto e di altri. C’è chi annuncia comitati elettorali in mio nome a via Sparano a Bari, c’è chi è pronto a battere tutto il territorio in mio nome, anche senza il mio consenso; c’è chi si prenota per entrare nel listone del presidente e io non potrò farli entrare nemmeno al cinema. Mi aspetto già qualcuno che mi critichi perché non sto facendo nulla per la Puglia, sono governatore in pectore da svariate ore ma non ho ancora fatto nulla per la mia regione. Vergogna, qualcuno invocherà le manette…

Una mia amica mi avverte che a volte le bufale sono ritenute più vere della verità e le smentite sono considerate solo pretattica o prudenza. Se uno smentisce conferma: excusatio non petita, accusatio manifesta. E nessuno mi ha chiesto di confermare o smentire, la candidatura va in automatico, per conto suo. Anzi, dopo il mio paragone con la possibilità di diventare spacciatore, prevedo che qualcuno faccia trapelare la notizia che sarei dentro un giro di droga. Perché il cretino odiatore adotta l’algoritmo della demenza e non c’è verso di neutralizzarlo.

C’è pure chi pensa che a via di sentirmelo ripetere alla fine mi convinca anch’io, e diventi candidato solo per corrispondere a una maldicenza messa in giro. Una bugia ripetuta tante volte diventa una verità, a prescindere dai fatti.

Grazie, grazie di cuore, all’anonimo benefattore che mi candida a prescindere. Ma non sono fatto per la politica, ancor meno per l’amministrazione, le regioni vorrei abolirle, figuratevi se faccio il governatore. E poi per cambiare davvero la politica non basta catturare un single dalla società civile e spararlo nella fossa dei leoni; verrebbe subito circondato, plagiato o piegato, dalla cricca d’animali di lungo corso. Da solo viene fagocitato o neutralizzato. Ognuno deve fare quel che sa fare, o quantomeno quel che ritiene di saper fare. E governare non è il mio mestiere, ho incompatibilità di carattere con la politica, da una serie di test ne risulto allergico, sono politic-free.

Però devo stare attento a dirlo perché già qualcuno comincia ad accusarmi di diserzione, di predicare bene ma di razzolare male. È facile dire, criticare standone fuori, sei uno di quelli che parla di politica ma quando si passa dalle parole ai fatti ti tiri indietro. È inutile spiegare che chi scrive, chi legge, chi pensa, chi osserva la politica non per questo è adatto a farla; è come se chiedessimo al ginecologo di accoppiarsi con le pazienti per impegnarsi direttamente, e non a parole, a renderle feconde. È come se chiedessimo a uno storico di mettersi a fare lui la storia, fondando imperi e nazioni, anziché starsene comodamente in poltrona a raccontare le storie altrui. Capite che c’è differenza di ruoli e che ognuno deve fare il suo mestiere? Buona parte dei guai nel nostro paese deriva dall’indebita estensione dei mestieri e delle (in)competenze. Un giudice di successo, un comico di successo, un intellettuale o un calciatore di successo non per questo saranno buoni politici o buoni amministratori pubblici. O una vittima, un disabile, uno svantaggiato in quota protetta, non per quel che hanno patito saranno politici buoni e onesti e validi governanti. Ricordo quel tale che fu chiamato alla direzione di una rete televisiva pubblica perché, dissero, era esperto di televisione; invece era esperto di televisori, giacché vendeva elettrodomestici.

Insomma non siamo intercambiabili, non è vero che uno vale uno, distinguete le persone, la loro indole, i loro ruoli. E distinguete le bufale dalla realtà. E poi, sin da piccolo io tifavo per Zorro contro il Governatore.

MV, La Verità 5 novembre 2019

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