Il fascismo, mille anni fa

Come oggi, cent’anni fa, venne al mondo il Male Assoluto, il Fascismo Eterno. Curioso che la diabolica Eternità abbia un atto di nascita: il 23 marzo del 1919, a Piazza San Sepolcro, a Milano, nacquero i Fasci di Combattimento. Il Fascismo eterno ebbe due genitori senza i quali non sarebbe venuto al mondo: il socialismo e la guerra (o l’interventismo). Non capiremmo il fascismo senza risalire ai suoi genitori. Il fascismo è dentro la storia del socialismo, come un suo capitolo interno: il fascismo ne fu figlio e figliastro, eredità e reazione. Se è eterno il fascismo, eterno dovrebbero essere pure il socialismo da cui nacque e il conflitto da cui scaturì. In realtà i fenomeni storici sono parabole: hanno un’alba, un apice e un tramonto, di cui restano eredità, tracce e memorie. Il fascismo come il comunismo può a volte riaffiorare o riecheggiare ma non è eterno. Storicizzare il fascismo è l’unico modo per comprenderne il senso, la portata e gli effetti.

Il fascismo ebbe un destino circolare: nacque da una guerra, morì in una guerra, il suo ventennio è racchiuso tra due bienni rivoluzionari, quello iniziato a San Sepolcro nel ’19 e quello finale, sancito dalla Carta di Verona nel ’43. Il fascismo nasce come eresia nazionale del socialismo e finisce a Salò come eresia sociale del nazionalismo. Fu figlio di Padre Coraggio e Madre Paura: il coraggio degli arditi e reduci di guerra e la paura del comunismo esploso in Russia che minacciava di arrivare da noi.

Padre Coraggio era reduce da una guerra vinta, patita e tradita a Versailles. E Madre Paura chiamava a raccolta i suoi figli spaventati dalla minaccia bolscevica. La Vittoria mutilata e il biennio rosso di violenze giustificarono il fascismo; poi, una guerra disastrosa e un biennio di guerra civile lo affossarono. Dal connubio di coraggio e paura, il coraggio dei combattenti e la paura dei benpensanti, nacque il binomio Fascismo-Italia. Audacia rivoluzionaria, timore conservatore.

La parabola di Mussolini, dalla direzione de l’Avanti! al Popolo d’Italia e poi al fascismo, è scandita da tre riviste: nel 1913 fonda Utopia, rivista socialista; poi dalla guerra nasce Ardita, rivista combattentista, quindi fonderà Gerarchia. Tre testate riassumono il passaggio dall’utopia alla realtà, passando per il fronte.

Alle sue origini, il fascismo era un movimento radicale, rivoluzionario e repubblicano, anticlericale. Era sinistra nazionale e rivoluzionaria, vi confluirono pure i fasci d’azione internazionalista di Filippo Corridoni (morto in trincea), di Michele Bianchi (poi quadrumviro della Marcia su Roma) e Massimo Rocca. Nel programma dell’adunata del 23 marzo spiccava in primis il richiamo ai Caduti, il culto dei morti, la prosecuzione in pace dell’interventismo guerriero; poi il “sabotaggio” dei partiti neutralisti, la condanna del bolscevismo e la ripresa nazionale e patriottica del socialismo; quindi la preferenza repubblicana, la necessità di modernizzare il Paese con la rivoluzione sociale ma anche svecchiando l’industria, ritenuta ancora “retrograda”. Spiccava nel programma di San Sepolcro il ripudio di “ogni forma di dittatura”, il richiamo a una “democrazia economica” e l’idea di abolire il Senato (non riuscì nemmeno a Mussolini, figuriamoci se poteva riuscire a Renzi); sullo sfondo riverberava l’auspicio dei futuristi di “svaticanare l’Italia”. Dieci anni dopo sarà Mussolini a realizzare il Concordato tra Stato fascista e Chiesa… Il 3 luglio del ’19, per la prima volta Mussolini titolerà un articolo tra virgolette: Il “Fascismo”.

Di recente il fascismo è stato ridotto al razzismo che fu un corpo estraneo almeno fino alle infami leggi razziali legate alla contingenza di tempi e alleanze, dopo l’isolamento con le Sanzioni. L’originalità del fascismo fu la sintesi tra il sociale e il nazionale, popolo e gerarchia, stato e mercato, rivoluzione e tradizione. La sua dannazione fu imporre la volontà di potenza, attraverso la guerra, la violenza e la coercizione. Le sue opere invece restano, sfidano il tempo e la cecità rabbiosa di chi le nega.

Può rinascere oggi il fascismo? Se il fascismo nasce da una guerra, da una generazione di arditi che torna dal fronte, dal socialismo di cui eredita metodi ma non scopi, dal nazionalismo e dal sindacalismo rivoluzionario, dal pericolo bolscevico e dalla poesia futurista e dannunziana, non c’è alcuna possibilità di fascismo oggi. Un contesto mutato, un conflitto che si trasferisce in video e sui social, un mondo interdipendente, global, dominato dall’economia e un’Italia ingessata nelle regole europee. In quel tempo dilagava la nazionalizzazione delle masse, come la definì George Mosse; oggi prevale la globalizzazione delle masse, ridotte in folle solitarie. Cent’anni fa, nel ’19, l’America che con Wilson si poneva alla guida del mondo, la Russia bolscevica divenuta Urss e il nascente fascismo furono accomunati da un’espressione: Ordine nuovo. Dette il nome nel ’19 alla rivista di Gramsci e Togliatti, laboratorio dell’italo-comunismo, fu il proposito di Mussolini ma fu anche la locuzione stampata sul dollaro Usa.

E poi nel 1919 c’era lo slancio vitale di una società giovane e audace, di una società prolifica e ancora povera, c’era una generazione temprata dal fronte e affamata di futuro e c’era l’orrore di una guerra che aveva “rottamato” milioni di ragazzi, tra vittime, feriti e sbandati. Oggi c’è una società vecchia e sfiduciata, una democrazia di massa avvizzita nel benessere, nel malessere e nel malaffare, e c’è la lezione tragica del ‘900 che ci ricorda come sono andate a finire le rivoluzioni rosse e nere. Oggi non ci sono condottieri ma conducenti, la sovranità è tecno-finanziaria, il potere militare si è trasferito alla magistratura, l’ideologia cede al mercato; la devozione è passata dalla religione alla fiction o le pop-star, la storia si riduce al presente. Non si va in trincea ma on line. Quel 23 marzo di cent’anni fa è lontano anni luce.

MV, La Verità 23 marzo 2019

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