Il mese di Igor

Dov’è Igor? È la nuova rubrica che va in onda ogni giorno a reti unificate su tutti i tg. È una miniserie tv nata per suscitare horror ma che rischia di diventare un incrocio tra un quiz e una sitcom. Non so da quanti giorni i tg, a partire dalla Rai, mandano in onda lo stesso servizio che ruota intorno a una non-notizia.

Il titolo vero è: non ci sono novità su Igor. E allora si rintracciano reperti, si discetta sulle tracce nascoste, si ricama su qualche aneddoto pregresso e si intervista chi avrebbe avuto a che fare con lui in passato o chi professa paura per un incontro futuro.

La psicosi è arrivata a tal punto che ti pare di intravederlo sullo sfondo mentre parla l’inviata, e non sai se è una specie di Paolini dell’horror o un orco che da un momento all’altro accoppa la povera sua biografa e le fa ingoiare il microfono.

O si arriva a pensare che Igor dai mille travestimenti stia sotto le mentite spoglie della stessa giornalista, o del suo cameramen, o magari della gente spaventata che manifesta terrore.

Più si alimenta la caccia a Igor, senza esito, e più si discredita il migliaio di poliziotti, più cani e sensitivi, che gli stanno dando la caccia in un quadrato così ristretto di pianura padana, in cui non ci sono monti e nemmeno mari in cui acquattarsi.

Intanto come si nutre, dove dorme, come passa il suo tempo, il Favoloso Criminale, dall’identità sfuggente, transrusso, translavo, transiberiano, mutante in transito, col serbo-sterzo.

Nascono le leggende raccapriccianti su Igor che si rammenda le ferite da solo e fa 5mila flessioni al giorno, i suoi crimini seriali si allungano all’infinito. Leggende che lui stesso ha alimentato facendosi ribattezzare Ezechiele, come il mitico Lupo delle favole.

Per alcuni si chiama Norberto, come Bobbio. Per non parlare del nome distorto: c’è chi lo chiama Figor perché è diventato ormai un sex symbol, e chi lo chiama Frigor perché si sarebbe nascosto in una cella frigorifero, suo habitat naturale para-siberiano; c’è chi lo chiama Igor-mortis per la sua nota attività assassina.

O forse Igor è la sigla di un consorzio di criminali o di un’app temuta, una via di mezzo tra Isis e Uber.

MV, Il Tempo 19 aprile 2017

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    I bambini, i sogni, i fari

    Ascoltavo di nascosto un padre che indicava il faro a suo figlio e gli diceva: “quello si chiama faro, lampeggia sul mare, così le barche di sera e le navi di notte vedono da lontano dov’è il porto”.

    Mi sono messo nei panni del bambino e ho immaginato con i suoi occhi sognanti la frase di suo padre. Quanta magia era racchiusa in quelle parole semplici per il suo sapere sorgivo.

    C’è il mistero della notte e della lontananza, il fascino pericoloso del mare, il rifugio nella stiva, l’insidia urlante dei venti, l’incanto sovrumano delle stelle, la nostalgia di casa, l’occhio magico del faro, la luce materna della terra che richiama casa.

    Ho visto con la sua meraviglia i marinai in alto mare alle prese con le cime e i flutti, in piena notte, che vedono da lontano quella luce e si rincuorano.

    Senti il sapore della vita, i suoi schizzi e le sue onde, spiegato ai nuovi arrivati; è l’avventura umana nel cosmo che cerca riparo e ristoro nella notte; è lo stupore di venire alla luce, come si dice pure della nascita.

    C’è la gerarchia della vita nella distinzione di suo padre tra le barche della sera e le navi della notte: le prime, minorenni, rincasano al primo buio; le altre, maggiorenni, si permettono di star fuori la notte. Una visione del mondo mitica e astrale si posava sui suoi occhi stregati mediante quella luce che fendeva il buio per un istante.

    Come due fari nella notte, gli occhi del bambino si spalancavano alla vita e in un baleno capivano la sorte. (Per uscire dalla crisi ci mancano i bambini, i sogni, i fari).

    MV
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