Il pronipote e l’antenato

I pronipoti era un simpatico cartoon della mia infanzia, speculare a Gli antenati, ma ora è diventato un cartoon storicomico, un reality grottesco, ambientato nei nostri giorni. È bastata la candidatura di un pronipote di Mussolini, con l’aggravante di chiamarsi pure Caio Giulio Cesare, per scatenare i cartoni animati dell’antifascismo perenne e permaloso su giornali, web e tv. Se fosse passata inosservata la candidatura di un Mussolini al Parlamento europeo, se nessuno avesse avuto niente da ridire su un pronipote dell’antenato duce, con due lauree, una carriera da ufficiale di marina e poi manager di grandi aziende e una vita vissuta in gran parte all’estero, da extracomunitario, tra il Venezuela e gli Emirati Arabi, la candidatura si sarebbe sgonfiata o sarebbe passata inosservata, un cognome importante e niente più. Avremmo giudicato il candidato per quel che è, che fa, che dice, non sarebbe stata né una colpa né un merito il suo cognome.

In un’epoca in cui si rifiutano i padri e le madri e ci si reputa figli del proprio tempo e dei propri desideri più che dei propri genitori, stabilire un nesso tra un pronipote e un bisnonno, dovrebbe essere fuori luogo e fuori senno. E invece tutto salta, la logica, il buon senso, il rispetto delle persone, appena sentono il nome di Mussolini: scattano in piedi le vedette finto-partigiane e cominciano le raffiche, insorgono eroici gli scrittori e testimoni della Sinistra Antifascista Perenne mettendo a repentaglio la loro vita a causa delle squadracce ancora in azione; sfoderano le armi, gli insulti e le pietre i selvatici odiatori del web – e ora non dite niente, del linciaggio su internet del Mussolini jr., è tutto normale, ora e sempre piazzale Loreto?

Beh, a questo punto, la candidatura di un Mussolini ben vi sta, ve la siete cercata in questi anni, e lo stesso Caio – abbrevio per non dilungarmi in duemila anni di storia – mi ha detto che si è candidato proprio perché non ne poteva più delle Boldrini e dei Fiano. E ben vi sta se continuate a dire, perdendo il senso della storia, della realtà e della verità che trent’anni fa risultava ormai acquisito, che il fascismo fu il Male Assoluto, è ancora vivo e presente, e non ha mai avuto neanche mezzo lato positivo. Sono arrivati a negare pure le evidenze, le leggi, le conquiste sociali, le grandi opere che tutti sanno e che stanno lì con una data di nascita inequivocabile e una memoria collettiva ancora viva. Eppure sarebbe bastato dire che pur restando la condanna senza appello del fascismo e fermo restando l’antifascismo, però qualcosa di buono il fascismo l’aveva fatto e non bisogna mai demonizzare nessuno, eccetto il demonio. Lo dicono le opere, lo dicono le tracce, lo dice il consenso popolare di quegli anni, lo dicono i grandi del suo tempo, giganti dell’arte, del pensiero e della letteratura e gli statisti di tutto il mondo. Sarebbe bastato dire che il lato positivo del fascismo non compensava il lato tragico e negativo del medesimo, e sareste stati a posto con la vostra coscienza antifascista e col senso storico e morale della verità.

Perfino Stalin, perfino Mao, che è il più grande criminale di tutti i tempi per il numero di vittime che ha mietuto, per giunta in tempo di pace e nel suo popolo, hanno fatto qualcosa di buono. Ma voialtri, incluso il mite Mattarella, negate questa verità che risalta agli occhi della gente e offendete quanti, anche vostri famigliari, furono convinti fascisti. In questo modo favorite, caldeggiate la candidatura di C.G.C.M. (passo al codice fiscale, per ripararmi dall’Impero) e spingete la gente a votarlo, non foss’altro per punire la vostra indecente, accecata faziosità.

Conoscevo bene suo nonno, Vittorio M., era una persona mite, amava il cinema americano e il jazz, come suo fratello Romano; la più ducesca nel carattere era Edda, che già col suo sguardo evocava il Duce, anche se aveva patito quella tragedia greca di vedere suo marito condannato a morte da suo padre. Ho conosciuto Caio e a parte il nome esagerato, plurimo aggravato – potevano risparmiarselo avendo già quel cognome, gli manca solo Napoleone per diventare un sommario di storia vivente – mi è parso in gamba, serio, immune da quei risvolti teatranti di alcune parenti, con un suo curriculum prestigioso, una competenza in materia e un amor patrio non solo declamato.

In fondo ha scontato il suo cognome vivendo all’estero e non esibendolo in giro; deve ancora proteggere i suoi figli nascondendo i loro avi, proprio perché l’odio verso quel nome raggiunge a volte anche i ragazzini nati oltre il duemila. Insomma, se deve scontare ancora l’onere di essere un Mussolini, di chiamarsi Mussolini, è giusto che ne colga anche qualche onore. A 74 anni dalla fine del fascismo e del suo duce, avrei voluto vivere in un paese in cui non solo il fascismo ma il giudizio sul fascismo non fosse uno spartiacque etnico, assoluto, teologico, tra buoni e cattivi, tra giusto e ingiusto. Ma fosse uno delle tante eredità controverse del nostro ricco passato con nessuna incidenza nel presente. E invece al botteghino il doppio cartoon su I pronipoti e Gli Antenati spopola e scatena le tifoserie.

MV, La Verità 10 aprile 2019

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