Il ratto delle sardine

Le sardine hanno un solo grande merito: hanno misurato il livello d’inconsistenza della politica presente. Perché se un fenomeno privo di sostanza, di messaggi e di contenuti come il loro, diventa l’evento decisivo della politica odierna, il tema di discussione e la novità della stagione, vuol dire che abbiamo raggiunto lo stadio del nulla.

Per cominciare, il miracolo delle sardine è pura tautologia: la gente è andata in piazza per vedere com’è la piazza quando si riempie di sardine. Il mezzo è il messaggio, anzi la piazza è il contenuto. Il fenomeno coincide col selfie di piazza. Un marchio, una griffe, un portachiavi.

In secondo luogo non si è mai visto, come in tanti hanno già copiosamente ripetuto, un fenomeno giovanile di piazza che non contesta alcun potere, né politico-istituzionale, né economico-capitalistico, né accademico-culturale ma contesta una forza d’opposizione, avversata dall’establishment interno e internazionale. La massima aspirazione delle sardine è dialogare col premier, farsi ricevere da Conte: è come se i sessantottini avessero smaniato dal desiderio di farsi ricevere da Mariano Rumor, il premier democristiano del loro tempo…

Eloquente è stato il sostegno di tutto l’establishment politico-mediatico-governativo, clericale e sindacale alle sardine, l’appoggio di personaggi come Soros e Benetton. Ma ancor più mortificante è stato vedere le sardine uscire dal branco e provare a dire qualcosa in tv: meglio restare muti come pesci in branco piuttosto che ripetere i luoghi comuni del progressismo politically correct, senza neanche una parvenza di originalità. E farlo a comando, a richiesta della conduttrice o del conduttore, come sardine ammaestrate. Un quarto d’ora di celebrità basta a mostrarne il vuoto pneumatico.

Banalità e malafede hanno caratterizzato il movimento in chiave anti-odio, ben sapendo che il movimento stesso è nato in chiave puramente antagonistica, per nuocere o impedire agli odiati sovranisti di andare in piazza e vincere le elezioni. Se si nasce anti-qualcosa, se l’unico collante è quello, non ha senso presentarsi come il movimento che vuol andare oltre l’odio. Del resto lo stesso uso di Bella Ciao, l’antifascismo militante in assenza di fascismo, il gemellaggio con l’Anpi, evocano il periodo più cruento e divisivo della guerra civile in Italia; tutto meno che l’evocazione e l’invocazione di una conciliazione e pacificazione universale, non partigiana. Sardine sott’odio.

Il paragone con i grillini è perfino lusinghiero perché il movimento 5stelle almeno nasceva da una reale, diffusa insofferenza antipolitica e si poneva come movimento di opposizione radicale, anticasta e antisistema; aveva una sua ragion d’essere originaria e autentica, che poi si è perduta appena sono andati al governo, dimostrando la loro incapacità, ignoranza e un imbarazzante trasformismo pur di non perdere il potere.

Se poi a tutto questo uniamo l’uso elettorale che è stato fatto delle Sardine in Emilia-Romagna, la loro evidente strumentalizzazione pro-sinistra e se ripensiamo al carnevale mascherato di una competizione elettorale in cui da un verso Salvini nascondeva la sua candidata Bergonzoni e dall’altro Bonaccini occultava sotto le sardine il governo e il suo partito, il quadro si fa ancora più grottesco. E non discuto se le sardine siano un fenomeno spontaneo o pilotato, indotto da qualche Sardanapalo assiro-bolognese (Prodi, il Pd o altri).

Di bello e di confortante resta solo l’immagine di superficie della piazza, indistinta e brulicante, togliendo il sonoro e alcuni cartelloni: vedere finalmente dei ragazzi scendere in piazza (con gli anziani) non per un concerto pop, una gara o un’offerta commerciale, ma per qualcosa che ricorda la politica, il vivere insieme, e interessa il domani. La cartolina è bella, promettente, ma senza parole. Il resto è solo un’illusione ottica, anzi ittica.

MV, Formiche, marzo 2020

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