Il sovranista delinquente e la sinistra suprematista

Il caso di Steve Bannon è una storia esemplare da studiare, al di là della vicenda e del personaggio. Bannon fu giudicato un mascalzone dalla corte suprema della sinistra prima che fosse accusato di frode, anzi prima che commettesse il suo presunto reato di cui è ora accusato. Da quando apparve come l’ispiratore di Trump e dei sovranisti di tutto il mondo, vicino ai cattolici tradizionalisti e antibergogliani, Bannon fu giudicato e trattato come un delinquente. Da noi fu considerato criminale ed eversivo perfino il suo centro di formazione politico-culturale nella ex-abbazia di Trisulti; fondare un laboratorio di pensiero e di formazione intellettuale, rianimando un’abbazia chiusa, dovrebbe essere comunque un fatto positivo. Ma la destra dev’essere ridotta solo a chiacchiere e distintivi, e se fa qualcosa di diverso va prima avversata, poi impedita, infine criminalizzata. Deve solo diffondere i santini del duce e giocare con le armi, perché così poi è facile dimostrare la miseria intellettuale del suo mondo. Loro non pensano, menano; loro non parlano, ruttano.

Da anni si cercano tutti i pretesti per impedire che sorga quella scuola, alla luce del sole, nel rispetto delle leggi e pagando regolarmente la concessione del luogo. Ora il caso Bannon dà l’esca per farla chiudere.

Non ho simpatia per Bannon, non lo ritengo una mente eccelsa, non amo il suo mondo e non reputo memorabili i suoi scritti e le sue tesi. Ma Bannon era già a priori e a prescindere un mascalzone. Sicché quando i magistrati di New York, di chiara nomina politica di sinistra, lo hanno accusato di truffa e frode in piena velenosissima campagna anti Trump per le elezioni americane, il teorema è stato confermato: come sapevamo in anticipo, il sovranista è un delinquente. Segue dimostrazione. Non sosteniamo a priori la sua innocenza, è possibile che le accuse siano fondate, ma ammetterete che quando l’accusa precede il reato, il giudizio precede l’indagine, la fonte giudiziaria delle accuse è politicamente nemica dell’accusato e il tempo in cui vengono espresse le accuse è quello del voto su Trump, e perfino il luogo per catturarlo è spettacolare, sorgono non pochi sospetti.

Come un delinquente è trattato pure un altro autore sovranista, il russo Aleksandr Dugin, che ha idee discutibili ma ha altra consistenza intellettuale. Anche Alain de Benoist, capofila della nouvelle droite, cancellato dai radar dell’Inquisizione di sinistra, diventerebbe delinquente se solo si schierasse con Marine Le Pen o dintorni. La sua “fortuna” è di essere isolato, impolitico, e dunque per lui la condanna è la morte civile, la finzione d’inesistenza. Altrimenti sarebbe già sotto processo. E si potrebbe seguitare l’elenco. La stessa condanna alla cancellazione si applica verso tutti coloro, vivi o morti, non sono riconducibili al Pensiero Uniforme e Autorizzato. Non esistono, vanno cancellati o se talvolta sfuggono alla morte civile, vanno denigrati e delegittimati, mai considerati come intellettuali o addirittura pensatori. Poi diventeranno malfamati se sosterranno qualche deprecabile movimento sovranista, dotato di deplorevole consenso popolare. E diventeranno famigerati quando si occuperà di loro la magistratura. Il loro nome non va associato a un’opera o un’idea ma a un reato o un misfatto. Prima o poi avverrà: alle brutte, se non si ravvisano altri reati, ci si dovrà accontentare di condannarli come razzisti, nazifascisti, omofobi, anti-immigrati e antifemministi. Magari usufruendo della proprietà transitiva: se a. è vicino a b e b è vicino a c, ecco provato il cartello eversivo della criminalità nera.

Poi viene fuori qualche delatore della sinistra con rubrica al seguito, qualche spregevole odiatore di professione o qualche “firma” di sinistra per ribadire la tesi e la condanna: quelli di destra, i sovranisti, i critici del globalismo sono barbari, ignoranti, non hanno riferimenti culturale. Per forza, se si cancellano autori, opere e pensieri difformi.

Ma finitela di compilare questi rapportini da questurini delle culture e delle idee avverse. Lo dico per esempio a Ezio Mauro, perché è l’ultimo in ordine di tempo e tra i più solerti a praticare questo genere d’inquisizione. Si è esercitato nel consueto compitino giorni fa, accusando la Meloni di complicità col “truffatore” Bannon. Segue il coro episcopale della sinistra suprematista.

Un costante disprezzare l’intelligenza e la cultura a destra, senza mai affrontare un testo, senza mai confrontarsi con idee e opere divergenti rispetto alle loro certezze dogmatiche, senza mai entrare nel merito di un’elaborazione. Solo condanne generiche a priori, anonime e di gruppo, salvo i casi in cui si possono muovere accuse penali specifiche. Perché chi è di destra anche è per definizione un delinquente, anche sul piano culturale. Ci sarebbe la destra buona ma morì perché troppo buona, ebbe un incidente, virò a sinistra, fu soppressa da piccola, esisterà inespressa nei cieli, snobbata dal volgo reazionario e protofascista… Cos’è questo modo di giudicare? Disonestà intellettuale, omertà culturale, giornalismo di stampo mafioso? Scegliete voi. Nulla che somigli a intelligenza, onestà e attenzione. Puro odio e disprezzo. Nei confronti della destra culturale vige una specie di camorrismo intellettuale o delinquenza ideologica di stampo mafioso. Avendo perso la speranza che possa esserci un confronto, chiedo loro un piccolo sforzo: su, esplicitate la vostra convinzione. Chi è di destra, salvo coloro a voi subalterni, appartiene a una razza maledetta, è delinquente d’indole, mascalzone genetico. Etnia maledetta, Dio li punisca, il covid li strazi, l’angelo sterminatore, con le ali o con la toga, li faccia a pezzi. Se stabilite il suprematismo dem sulla loro razza inferiore, vi risparmiate pure i processi.

MV, La Verità 30 agosto 2020

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