La disperazione non è punto d’arrivo ma di partenza

Per cominciare mi rivolgo a te, amico disperato. A te che non speri in niente e in nessuno. Non speri in Dio, che reputi al di là delle speranze e delle disperazioni. Non speri nelle idee, negli uomini e nelle fedi, nella scienza e nella tecnica, nella storia e nella politica. Non speri nel Papa, nei leader, nelle masse e nelle élite, nei ricchi e negli affamati, nei padroni del mondo e nei dannati della terra. Non speri neanche in te stesso e in chi ti vive intorno, amico disperato. Ti rifugi in una sola priorità: star bene, star bene con se stessi. Ma puoi star bene se orbiti nel vuoto?

Per carità, mi dici, lascia stare la speranza, è un modo di dire, come salute, buongiorno e tanti auguri; è una virtù teologale, non avvicina alla realtà della vita, anzi allontana con rancore quando poi ti delude. I limiti della nostra condizione sono noti in partenza: morire, invecchiare, ammalarsi, perdere, in ogni senso. Li chiamano “imprevisti” ma al contrario sono previsti da sempre. E non c’è speranza che tenga. La reazione più frequente è non pensarci. Ma tu non ci riesci, e fai bene; preferisci affrontare la vita a occhi aperti anziché subirla alle spalle come un agguato.

Il problema è come reagire, come convivere, come compensare le perdite. La religione non basta e non può essere ridotta al lieto fine. Osa vedere, osa pensare, osa reagire. La filosofia è proprio questo: capire, accettare e trasformare. Ossia conoscere la realtà, fino a contemplare il vero, amare il fato e accoglierne il verdetto; trasformare il mondo a partire da te stesso, nell’ambito del possibile. Rendi avveduta e operosa la disperazione, non fingere di eluderla. Ci saranno pure belle speranze; ma ci sono bellissime disperazioni. Non fingere ottimismo, non cedere al pessimismo; rendi fruttuosa la disperazione. Vale per tutti come norma di vita la regola dello spiraglio, la ricerca della porta socchiusa, che vige in positivo come in negativo e che puoi desumere da Giordano Bruno: In tristitia hilaris, in hilaritate tristis. Nel pieno della tristezza c’è sempre un motivo e una possibilità di gioia, così come nel pieno della gioia c’è sempre un motivo o una possibilità di tristezza; una malinconia fertile e operosa.

Apriti all’imprevisto; la vita ti stupisce ma non – come si dice – quando meno te lo aspetti, piuttosto ti stupisce quando più l’aspetti, cioè se ti sei predisposto allo stupore. Non lasciarti spegnere o assuefare al decorso. A saper guardare, a porre attenzione, filtrano luci, s’intravedono varchi. Riapri la porta dell’attesa.

MV, Dispera bene  (Marsilio 2020)

Ti potrebbero interessare

Lettera a un neonato nel tempo della denatalità A te che nasci adesso, a te che sento tra le mani tenero e sorgivo, quasi friabile, so che non mi intendi e perciò ti dico. Avverto il tuo calore nelle vibrazioni, quei fremiti d'e...
La disperazione felice ci salva dal declino Dispera Bene: la recensione di Renato Farina su Libero. Ognuno di noi è coinvolto. Non ce la poniamo direttamente, abbiamo da badare ai nostri guai, ma ci viviamo dentro questo ...
Non ci resta che disperare bene Ho scritto un manuale di consolazione per resistere al declino dell'epoca e al nostro personale declino. L'ho chiamato Dispera bene e nel titolo c'è tutto il realismo della nostra ...
Condividi questo articolo
  •  
  •  
  •  
  •  

Tags: , ,



Rispondi

  • Eventi

  • Facebook

  • Twitter

  • Canale Youtube