La marcia leghista su Roma

SPQR, Salvinus PopulusQue Romanus. Oggi ci sarà a Roma il battesimo ufficiale della Lega di Salvini come prima forza nazionale e popolare. Non è la prima volta che la Lega in versione italiana, non più padana, scende a Roma; ma è la prima volta che accade con un’investitura di popolo, sin dal nome della piazza prescelta, dopo che è andata al governo fuori dal centro-destra, con un consenso popolare via via crescente, al punto da scavalcare il Movimento 5Stelle, e porsi come terzo erede della Dc, dopo Berlusconi e Renzi, con un partito che raccoglie oltre il 30%, e cresce in tutto il Paese. Anche a Roma, dove per anni ha avuto il primato Alleanza Nazionale, la Lega di Salvini è di gran lunga più forte degli eredi della fiamma, Fratelli d’Italia, e si presenta come una forza di destra. Naturalmente la vecchia topografia politica dice poco oggi. Ma i temi forti che un tempo erano appannaggio della destra sono oggi rappresentati in modo spregiudicato da Salvini e dalla Lega. Che è riuscito a conquistare consensi di destra e di centro, moderati e populisti, anche in versione grillina.

Cosa manca ora a Salvini e alla sua Lega per governare l’Italia, al di là del condominio su base contrattuale coi 5Stelle? Da un punto di vista numerico, il calcolo è facile: manca una sponda, uno o più alleati che abbiano anche meno della metà dei consensi della Lega di oggi, e che consentano di formare una maggioranza assoluta. La Meloni da sola non ce la fa; Berlusconi vive un inarrestabile declino e la formula di centro-destra come l’abbiamo conosciuta è ormai impraticabile. Sono venuti meno i linguaggi, i confini e i vecchi sovrani del centro-destra (Fini, Bossi, Casini, lo stesso B.). Il bipolarismo non si intravede fino a che non si spacca, ammesso che accada, l’arcipelago-mucillagine dei 5stelle, in modo che si separino i radical dai realisti. Peraltro un’altra scissione si annuncia tra il Pd e il Pr, nel senso di partito renziano. Basterà Salvini per spaccare in due lo schieramento e rifondare il bipolarismo? E durerà la sua luna di miele con gli italiani?

A questo punto la domanda di prima, cosa manca a Salvini e alla Lega per il salto finale, si sposta dal pallottoliere, dall’aritmetica alla sostanza politica. In questi mesi Salvini è cresciuto come attore e interprete del sentire degli italiani, su grandi temi sensibili come i migranti, la sicurezza, l’Europa, la tradizione famigliare, cristiana e lavorativa del nostro paese. Qualche risultato lo ha portato a casa, come la drastica diminuzione degli sbarchi, il decreto sicurezza, la diffusa percezione di un ministro più attento ai cittadini e più inflessibile con i delinquenti. E il suo ruolo è apparso più realista, più consonante col paese e con le sue urgenze di sviluppo, in opposizione ai grillini, retroutopisti, velleitari, pauperisti, negativi davanti a ogni opera pubblica.

Basta questo per garantire a Salvini una rendita di posizione in crescita? In tempi brevi forse si, ma poi non basta. Bisogna pure che il contrasto sui modelli di sviluppo e non sviluppo coi grillini arrivi a qualche risultato concreto e non sia solo uno spettacolo di opinioni divergenti. Bisogna poi che le promesse in termini di minore pressione fiscale, il rilancio dell’economia, passi dagli annunci a qualcosa di reale. E come si possa fare col reddito di cittadinanza e le menate demagogiche sulle pensioni da parte dei grillini è difficile dirlo. Sullo sfondo manca una visione lungimirante del paese, una strategia generale, la capacità di generare alleanze dentro e fuori del nostro paese, l’attenzione ai temi civili e culturali, finora ritenuti marginali, poco redditizi. E tutto questo va a comporsi col tema di formare, selezionare, scegliere una classe dirigente adeguata. Il vuoto è palese, le prime nomine lo hanno confermato, la scarsa attenzione alla qualità e alla competenza fanno il resto. Le oligarchie non piacciono neanche a noi, le elites invece sono necessarie; i satrapi e gli eurarchi destano tutta la nostra antipatia, ma i dirigenti e i competenti ci vogliono se vuoi guidare il paese verso la rinascita. Salvini ha vinto la battaglia dei messaggi, del video, del sentire comune; deve ancora cimentarsi nella battaglia delle opere, dei fatti, del pensare comune. E il dietrofront sull’Europa, dal velleitario bullismo di ieri al dimesso allineamento di oggi non giova alla credibilità del governo gialloverde.

La lunga Marcia su Roma comincia domani e non finisce nel giorno della Madonna. Roma è un punto di partenza e sarà un punto di arrivo; nel mezzo c’è da risollevare l’Italia. Ma sul serio.

MV, Il Tempo 8 dicembre 2018

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