La politica è sparita, c’è solo Crimi

La scomparsa della politica in Italia ha la faccia ignara e ignava di Vito Crimi. Lui è il reggente – o forse l’autoreggente, perché non se lo fila nessuno – del Movimento 5Stelle che nonostante tutto è in Parlamento il primo gruppo, ha la maggioranza relativa. E dunque, in un frangente come questo, dovrebbe essere un punto di riferimento fondamentale. Crimi, invece, dal tenore degli interventi e degli sguardi, sembra un passante, un turista spaesato al tempo del coronavirus, uno che regge i 5stelle solo perché hanno chiuso i cinema, i bar e le sale bigliardi e non sa cosa fare e dove andare. È enciclopedica la sua ignoranza – dal verbo ignorare, ricordava Almirante – un genio leonardesco del non-sapere, di cui copre tutti i rami del non-scibile umano. Non ha competenze, non ha voce in capitolo, non ha passato, se non probabilmente quello di verdura, che nella sua Palermo si fa zuppa e si chiama frittella. Si sa solo che in passato, il signor Frittella palermitana ha votato per Rifondazione comunista, Alleanza nazionale e Italia dei Valori. Un percorso coerente, non c’è che dire. Da quando c’è l’emergenza, lui è solo il ripetitore automatico di Conte e dei finti contini: se lo definiamo l’Eco dei 5Stelle non è per paragonarlo al famoso semiologo di nome Umberto, ma proprio all’eco che risuona nel vuoto della politica e di chi la regge.

Ma sarebbe ingeneroso caricare la scomparsa della politica sulle spalle piccine del Potente Zero che regge le sorti del primo movimento politico italiano, almeno in Parlamento. Nella visione piramidale della politica italiana, ma col vertice rivolto in basso, lui è la figura apicale, cioè il punto più basso. Ma è impressionante l’assenza totale della politica in questo momento così delicato.

Gigino Di Maio, l’ultimo capo dei grillini, importa solo mascherine dal mondo come bibite al san Paolo: la sua funzione di statista agli Esteri è quella di rimediare ai mercatini di tutto il mondo, dalle nazioni più povere e impensate, stock di mascherine che puntualmente poi non si trovano. Grillo si finge Siddharta, è caduto in guru meditation, e spara rarissime omelie che altri chiamano diversamente, ma è in pausa, fa lo smort-working. Restano i figuranti 5S che fanno le gag nei tg.

Però se dei grillini è risaputa l’inconsistenza pari solo all’incompetenza, quel che sorprende è la scomparsa totale della sinistra politica. C’è una sinistra diffusa, eccome, che guida e veicoli media, opinioni, sottopoteri. Ma è scomparsa ogni leadership politica di sinistra, affidata all’evanescenza sorridente di Nicola Zingaretti che non a caso ha conquistato qualche consenso nei sondaggi quando è sparito perché positivo al coronavirus. Il fatto che riesca a salire nei consensi o a suscitare umana solidarietà e simpatia (a cui ci siamo associati) solo quando sparisce, dimostra quel che sosteneva JeanPaul Sartre, che tra l’essere e il nulla non c’è differenza. Almeno nel suo caso. Ma la cosa che più sconcerta è che in assenza forzata di Zingaretti non è apparso nessuno che rappresentasse la sinistra politica, se non fugaci passanti, più o meno come Crimi. Tutti fanno snorkeling o le belle statuine. Al governo c’è di loro il Ragionier Contabile, il Dottor Gualtieri, ma agli occhi di tutti e per le cose che dice, viene ricondotto alla UE, ai funzionari o ai servitori di messa di Monsignor Conte. La sinistra è sparita.

Però allargando ulteriormente lo zoom dobbiamo riconoscere che la politica se la passa maluccio anche all’opposizione. Salvini non è riuscito a far passare un messaggio in questi mesi. La sua fama è legata solo a interventi di natura religiosa: l’eterno riposo dalla d’Urso o la messa pasquale. Amen. La Meloni si difende un po’ meglio ma anche lei per la situazione generale può dire e fare poco, oltre il broncio. E poco fa pure Berlusconi col suo partito, che un giorno attacca il governo e un altro dice che non è questo il momento di attaccarlo. L’alibi dell’opposizione è però che in un momento d’emergenza può dire poco: se appoggi il governo sparisci, se attacchi troppo sei considerato uno che in piena emergenza cerca di guadagnare consensi. In compenso agli occhi del fronte governativo, da la Repubblica al Fatto alla Gruber e loro codazzi, sembra che il problema italiano sia sempre e solo Salvini e dobbiamo benedire il governo perché altrimenti con Salvini saremmo morti tutti. E in mancanza di bersaglio si accaniscono col povero Fontana, governatore della Lombardia e del suo assessore Gallera.

Ma il quadro generale è la scomparsa della politica. Badate che non sto rimpiangendo il vuoto chiacchiericcio e teatrino della politica fino a ieri. Dico che in una fase come questa si esce solo se c’è un ceto politico all’altezza della situazione, in grado di raccordare gli strateghi dell’economia e gli strateghi della sanità, tra scienziati e medici. E invece non abbiamo nessuno o solo Giuseppe Conte, il che è la stessa cosa. Mattarella ha un ruolo di precettore, lavora in tandem con Bergoglio, ma politicamente è defilato, non ha un ruolo di statista. Conte è il Nulla vanitoso che fa annunci sensazionali di pura fuffa, bluffa coi numeri e si congratula di continuo con sé stesso, pensando di passare alla Storia mentre il paese è in ginocchio. E scorrazza in tv incontrastato, Unico, è diventato lo Stato, il Regime, la Gazzetta Ufficiale che si è fatta uomo.  Signore, dacci oggi il decreto quotidiano. L’Italia ridotta a una Contea.

MV, Panorama n. 17 (2020)

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