La sinistra ha perso il popolo

Fino a prova contraria la sinistra in Italia è al potere. Non tutta e non da sola. Ma è al potere non solo perché guida i governi ma anche perché veicola e pervade i giudizi, i codici, le inclinazioni della nostra società.

Eppure la percezione che dà e soprattutto che ha di sé stessa, è di una crisi grave e forse irreparabile, si sente sparita o perlomeno svuotata, priva di contenuti. E tutto questo mentre proliferano svariate sinistre in forma di partiti, partitini e correnti. Alla sinistra di Renzi ci sono già tre o quattro formazioni politiche, più un paio di correnti interne.

Come spiegare questo proliferare di sinistre e questa caduta libera della Sinistra? Col divorzio tra sinistra e popolo e con lo spostarsi delle masse verso movimenti populistici, come accade del resto in quasi tutto l’Occidente, e non solo. Al divorzio tra Sinistra e popolo (ed. Longanesi) dedica un incisivo saggio Luca Ricolfi, un sociologo che proviene da sinistra ma che da anni non fa sconti alla sinistra, non segue il politically correct col suo strascico di divieti, omertà e ipocrisie.

Anzi condanna “il razzismo etico” prevalente nella sinistra, rimette in discussione i suoi mostri sacri e le loro eredità, come Bobbio e la sua ridefinizione manichea della destra e della sinistra, o come gli Spinelli, i Rossi e i Colorni del Manifesto di Ventotene.

E non ha difficoltà ad ammettere che la xenofobia non va confusa col razzismo perché indica solo una comprensibile paura dello straniero; e riconosce  equilibrata la posizione di una Marine Le Pen che respinge la cultura dell’accoglienza illimitata di Papa Francesco ma non vuole erigere muri come Trump ma esige porte per filtrare gli accessi e aprirle e chiuderle all’occorrenza.

La sinistra, dice Ricolfi, ha bisogno di immigrati perché le consentono di mantenere la patente di progressisti e difensori dei meno protetti. Molto efficace è la sua distinzione tra il mondo di sopra, di cui si rende interprete la sinistra, e il mondo di sotto che alla fine ricorre ai populismi perché non si sente rappresentato nella realtà e nelle paure, comprensibili che coltiva.

A loro la sinistra offre il codice del politically correct, il suo lessico ipocrita e una serie di divieti e prescrizioni che vanno contro la realtà e la natura delle persone e dei popoli: innaturale, dice Ricolfi, è pretendere che i popoli non abbiano paura quando si è attaccati, o non provare odio se qualcuno uccide la persona che ci è più cara: innaturale è poi pretendere che le persone rispettino l’altrui sensibilità a spese della propria o gli animali prima delle persone.

Innaturale è perdonare sempre, non punire, riconoscere ogni diritto di ogni minoranza e di ogni stravaganza. “Innaturale è pensare che una comunità non abbia il diritto di decidere chi possa entrarvi”.

Ricolfi risale alle radici del disprezzo e fa la storia e la patologia dell’antiberlusconismo che da odio verso il monarca si estese a tutti coloro che votavano per lui. Il precedente, naturalmente, è l’uso politico, esorcistico e manicheo dell’antifascismo, esteso a chiunque non si riconosca nel perimetro di credenze e pratiche della sinistra.

E la convinzione veramente razzista che a sinistra si vota pensando all’interesse collettivo mentre a destra si vota pensando solo ai propri interessi. Ecco lo spartiacque etico e antropologico, il razzismo…

Con questi presupposti, il fallimento di una sinistra di governo è segnato; può dominare la cultura di un paese, capeggiare l’opposizione, ma non può governare. Questo fenomeno della sinistra elitaria, legata all’establishment, che trent’anni fa Cristopher Lasch cominciò a denunciare in America e che più di vent’anni fa già contestavamo a Bobbio e ai suoi seguaci, forse oggi necessità di un nuovo, simmetrico capitolo.

Alla sinistra che perde il popolo forse è tempo di aggiungere l’analisi speculare della destra che non riesce a esprimere elites o a selezionare i migliori, nonostante le prediche meritocratiche; un tempo si sarebbe detto aristocrazie, ma solo capi popolo, seduttori televisivi e umori popolari, transitori e viscerali.

Tra il leader e il popolo si è generato un vuoto, anzi una voragine, che conduce le destre a mandare al governo mediocri e inadeguati o subire, cooptare ed assimilare l’establishment. Così anche i leader più ambiziosi, mal circondati, alla fine ripiegano sul compromesso, sul basso profilo o il piccolo cabotaggio, la conservazione degli assetti precedenti. Ecco un nuovo filone di ricerca per studiosi acuti e senza pregiudizi ideologici come Luca Ricolfi.

Lo dico con dolore, da uomo di destra: ma se Sparta piange, Atene non ride. E tra le due città si insinuano le chiome grillesche dei barbari…

MV, Il Tempo 10 aprile 2017

Ti potrebbero interessare

L’onda idiota del femminismo Ma che sta succedendo in tema di libertà e di censura, di uomini e donne, di uguaglianza e differenze? Da una settimana in America come in Italia, tiene banco la vicenda assurda di...
L’Italia divisa in due Sei per Berlusconi o sei per Salvini, rivuoi Alfano o lo regali a Renzi, preferisci Pisapia oppure Orlando, meglio Grillo vestito da Di Maio o Grillo svestito da Di Battista? No, s...
Abuso di Marcinelle Lasciate stare l'indecente demagogia nel ricordo della tragedia di Marcinelle, dove morirono nel 1956 duecentosessantadue lavoratori in miniera, di cui la metà italiani, quasi tutt...
Condividi questo articolo
  •  
  •  
  •  

Tags: ,


Un commento a La sinistra ha perso il popolo

  1. Paolo Cragnolini ha scritto:

    La sinistra italiana ha attraversato la storia del novecento rimanendone profondamente segnata, a cominciare dalle 《radiose giornate di maggio》. Il primo problema ora è come racconta questa storia. Quando lo scorso anno è occorso il centenario delle morti di Cesare Battisti e Nazario Sauro, interrompendo il generale silenzio c’è stato chi si è posto il problema se fossero traditori; nė da destra ricordo alcuno che abbia sentito la nesessità di una presa di distanze da questa impostazione.
    Non credo che tutto ciò sia privo di relazioni con le riflessioni di Marcello Veneziani sullo stato attuale della sinistra, che si è involuta perchè in quelle vicende ha perso il senso della propria natura e alla fine si è ripiegata sulle attuali posizioni subalterne all’ideologia dominante. Se non illuminiamo le zone d’ombra o d’oscurità di quella storia non potremo risolvere il problema del presente. I nodi della sinistra e della destra sono intrecciati: insieme si cade o insieme se ne esce, ciascuno apportando i propri contributi all’opera comune.


Rispondi

  • Eventi

  • Facebook

    "La classe dirigente è lo specchio del Paese, ma..." ... EspandiRiduci

    Leggi su Facebook

    [I tweet di MV]

    Dopo il corno di 60 mt. di De Magistris a Napoli, la Raggi a Roma farà una statua di 70 mt. a Grillo che sfancula urbi et orbi. Vaffa dei.

    Dopo il corno alto 60 mt di De Magistris a Napoli, Sala farà a Milano il monumento alla Cotoletta, largo 80 mt.
    ... EspandiRiduci

    Leggi su Facebook

    I bambini, i sogni, i fari

    Ascoltavo di nascosto un padre che indicava il faro a suo figlio e gli diceva: “quello si chiama faro, lampeggia sul mare, così le barche di sera e le navi di notte vedono da lontano dov’è il porto”.

    Mi sono messo nei panni del bambino e ho immaginato con i suoi occhi sognanti la frase di suo padre. Quanta magia era racchiusa in quelle parole semplici per il suo sapere sorgivo.

    C’è il mistero della notte e della lontananza, il fascino pericoloso del mare, il rifugio nella stiva, l’insidia urlante dei venti, l’incanto sovrumano delle stelle, la nostalgia di casa, l’occhio magico del faro, la luce materna della terra che richiama casa.

    Ho visto con la sua meraviglia i marinai in alto mare alle prese con le cime e i flutti, in piena notte, che vedono da lontano quella luce e si rincuorano.

    Senti il sapore della vita, i suoi schizzi e le sue onde, spiegato ai nuovi arrivati; è l’avventura umana nel cosmo che cerca riparo e ristoro nella notte; è lo stupore di venire alla luce, come si dice pure della nascita.

    C’è la gerarchia della vita nella distinzione di suo padre tra le barche della sera e le navi della notte: le prime, minorenni, rincasano al primo buio; le altre, maggiorenni, si permettono di star fuori la notte. Una visione del mondo mitica e astrale si posava sui suoi occhi stregati mediante quella luce che fendeva il buio per un istante.

    Come due fari nella notte, gli occhi del bambino si spalancavano alla vita e in un baleno capivano la sorte. (Per uscire dalla crisi ci mancano i bambini, i sogni, i fari).

    MV
    ... EspandiRiduci

    Leggi su Facebook
  • Twitter

  • Canale Youtube