L’anno del Melone

giorgia meloni

Il nascente 2020 sarà l’anno del Melone, versione femminile plurale? Giorgia Meloni, la piccola grande sorella di Fratelli d’Italia è uscita meglio di tutti i leader politici dal turbolento ‘19 perché è rimasta limpida e coerente, non ha tradito nessuno, tantomeno i suoi elettori e simpatizzanti, non ha stretto spericolate alleanze, non ha giocato su più tavoli, non si è data al trasformismo e ai due forni. E non ha nemmeno rinnegato il suo passato, come è capitato un po’ a tutti. Di destra nacque e di destra resta, e di quella destra nazionale e sociale, populista ma non troppo, da cui era partita. E poi, la Meloni è l’unica donna leader in Italia, nonostante il conclamato femminismo. Per giunta madre e cristiana, come recita il tormentone che doveva essere ironico ed è diventato invece identitario e virale. In tv è grintosa, ha messo ko Lilli Gruber e non si lascia intimidire. I sondaggi la premiano e lei goccia a goccia, ha sfondato il muro delle due cifre, come i partiti grandi, come la vecchia Alleanza Nazionale da cui proviene.

I suoi punti deboli sono due e risaltano a vista d’occhio: oltre lei, chi c’è, cosa c’è, di notevole nel suo partito, o meglio, c’è una classe dirigente adeguata, a parte vecchie glorie e giovani cognati, più militanti sezionali di Colle Oppio, in grado di andare al governo senza deludere? L’impressione è che Giorgia sia una vivace opinion leader, ma solitaria, senza un gruppo dietro di sé capace di governare. Certo, non mancano buone eccezioni e poi sempre meglio dei grillini. La seconda perplessità riguarda direttamente lei: oltre a bucare il video, oltre a saper dire, ridere e comiziare, saprà anche fare, decidere e governare? Non ha precedenti e nulla si può dire in proposito. Così il suo tandem sovranista con Salvini è oggi l’unica formula politica non ancora provata, dopo averle sperimentate tutte e con esiti più o meno disastrosi. E’ la prospettiva più probabile ma è un’incognita grande come una casa.

Ma ricostruiamo la parabola di Giorgia. Da bambina guidava i giovani di An e per grazia di Fini diventò ministra. A vederla si sarebbe detto che aveva avuto un ministero esagerato. Perché Giorgia non sembrava un ministro della Gioventù ma dell’infanzia. Così piccola con gli occhioni azzurri grandi e spalancati, come un hobbit che si meraviglia. Sembrava un cartoon. Poi la sentivi parlare e ti accorgevi che è cresciuta a cofane di amatriciana e comizi di Almirante, più trippa e puntarelle e oratoria alla Rauti e Fini. Parla un romanesco da femmina tosta e un po’ coatta, però con le manine pulite.

Poi un giorno ebbe il coraggio di raccogliere l’eredità di An allo sfascio e insieme a Guido Crosetto (il gigante e la bambina), Fabio Rampelli e i suoi Gabbiani e altri seniores come Ignazio Larussa, fondò Fratelli d’Italia. Partì in piccolo e presto litigò con i colonnelli di An, anche se poi li ha quasi tutti ripescati (resiste Gasparri con Berlusconi). Ora il campo si è allargato e va dai conservatori ex Dc alla Fitto all’antica militanza missina. Battagliera senza essere truce, borgatara senza essere volgare, è di destra-destra ma ha una freschezza, un’efficacia, un mix di risate e caratterino che la maternità ha arricchito (anche di chili) ma non ha sfigurato. Un po’ troppo romanesca, simmetrica a Salvini, troppo padano. Forse si bilanciano. A volte ricorda quei cagnetti vivaci, tipo chiwawa, che compensano il loro piccolo formato con l’aggressività e l’abbaiare mordace…Lasciamo stare le battute, lei è permalosa. Con la Meloni si sente odore di vecchia militanza politica; e dire vecchia sembra un po’ ridicolo, con quella faccetta lì (chiara, non nera). Qualcosa dei manifesti che attaccava ai muri le è rimasto affisso sulla fronte (della gioventù).

Anni fa sorse pure un quesito estetico, goliardico e un po’ sessista su di lei. Ma Giorgia Meloni è una cozza o una perla? Il quesito, spiritosamente sollevato dalla stessa Meloni, sorgeva dai poster strafighi, aiutati dal fotoshop, che ritraevano Giorgia bellissima; ma cozzavano, è il caso di dire, con l’immagine militante di vispa ranocchia della Garbatella. Come spiegare questa radicale ambiguità di Giorgia? La chiave forse era nella variazione degli occhi: a volte sono fari abbaglianti nel loro celeste spalancarsi, ma in posizione da anabbaglianti si notano le borse come parafanghi. Lei appariva un po’ la Signora degli Anelli, fidanzata di Frodo, che non è un pescatore abusivo ma l’hobbit della saga di J.R.R.Tolkien. O la Bambina Imperatrice, regina di Atreju, protagonista de la Storia infinita di M.Ende, che dà il nome all’incontro annuale del suo Movimento. A volte, per restare nella fantasy, somiglia a Puffetta di cui condivide statura e biondezza. Nella saga di Hanna&Barbera, Puffetta è dapprima bruttina e si sospetta che sia mandata da Gargamella per creare scompiglio tra i puffi. Poi, con l’aiuto di Grande Puffo, diventa carina e simpatica. Chi sarà stato il Grande Puffo di Giorgia? Non si sa, Mistero puffo.

Resta invece aperto il problema politico a cui accennavamo. Torna in versione femminile, l’antico dilemma della destra italiana, sospesa tra conservatorismo e populismo, ma soprattutto affidata interamente a un Capo, Almirante, Fini o Meloni, e poi il deserto o quasi. Senza preoccuparsi di formare e selezionare una classe dirigente, riferirsi a un contesto culturale, fronteggiare le idee non solo con gli slogan e i politicanti. Avevano una Fondazione An a disposizione, con un buon patrimonio, ma non l’hanno usata, tra divisioni, cecità strategiche e premure elettoralistiche. Il 2020 potrebbe essere davvero l’anno della Meloni, ma la festa è cominciata e la destra ha una solitaria ballerina.

MV, Panorama n.2 (2020)

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