L’estate assurda tra paura e incoscienza

spiaggia mascherina

Che estate impossibile, un ponte pericolante sospeso tra due emergenze, quella passata del lockdown e quella minacciata in autunno. Che estate assurda, vissuta per metà come una pausa di ricreazione per poi rincasare nell’incubo e per metà trascorsa tra paura e incoscienza, colpevoli di essere rilassati o viceversa spaventati dall’allarme contagi. Non gioite, non ridete, non avvicinatevi, non smascheratevi…

Un governo che per salvarsi il posto e rinviare la ripresa vuol prolungare l’emergenza; alimenta la paura del virus per paura del voto. Si proclama l’emergenza quando si è di fronte a un pericolo reale; da noi invece, e solo da noi, la si proclama a prescindere, per garantirsi di restare al governo, seminare panico e così tenere sotto scacco il paese e sospendere ogni elezione.

Intanto nel Paese avanza in ranghi sparsi e distanziati un popolo di villeggianti frustrati, di mezzi vacanzieri in smart working, di viaggiatori penalizzati, con poche mete accessibili, quasi tutte interne, ma da raggiungere tramite le forche caudine dei trasporti. Andate negli aeroporti per vivere l’assurda estate dei viaggiatori senza valigie in cabina, per una grottesca disposizione di cui ci sfugge ogni logica e ogni profilassi; le lunghe attese negli aeroporti per riavere i bagagli, i controlli, la diffidenza verso gli altri viaggiatori; ne basta uno sospetto e tutti gli altri finiscono le ferie in quarantena. Andate nei treni e nei bus e provate a viaggiare senza rischiare promiscuità, controlli fasulli e rischi di contagio. Ma andate soprattutto nelle autostrade e vedete quanti finti lavori in corso chiudono gallerie e corsie, allungando i tempi di viaggio. Fateci caso, sono quasi tutti lavori fittizi, non stanno affatto lavorando sulle corsie interrotte; quasi sempre servono per incanalare il traffico su una sola corsia di marcia, in modo da alleggerire il carico sui viadotti malridotti. Alla mancata manutenzione dei viadotti, per anni, nonostante i giganteschi profitti, rimediano ora con questa soluzione-tampone o cialtrone; non riparare i ponti ma alleggerire il traffico e il sovraccarico in modo da evitare che ac/cadano altri ponti Morandi. I tempi di percorrenza raddoppiano ma i pedaggi non si dimezzano… Pensate all’imbuto in Liguria per farvi un’idea, ce ne sono un’altra dozzina sparsi in Italia. Come giudicate l’azienda autostrade, i loro padroni ma anche i mancati controllori di Stato? Lascio a voi dirlo, io so cosa rispondere e se ci fossero magistrati attenti a questi temi…

Forza cicale, cantate l’estate, sfogatevi a frinire. Mai come quest’anno l’estate non dovrebbe finire mai perché non ci aspetta nulla di buono o ci aspettano i buoni a nulla. Incastrata tra due incubi, uno alle spalle e uno davanti, siamo aggrappati all’estate come a una zattera estrema di felicità, tregua e ristoro, fra due tempeste. Poi a settembre verrà la resa dei conti, e forse la resa del Conte.

Passando da un conte all’altro ma infinitamente più serio, il conte Giacomo Leopardi, viviamo l’estate in corso come un lungo Sabato del villaggio: “Godi fanciullo mio; stato soave, stagion lieta è cotesta… diman tristezza e noia recheran le ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno”.

Pur subendo il mantra minaccioso di “non abbassare la guardia” e la pubblica riprovazione per le folle incuranti di mascherine e distanziamento, l’estate resta il nostro canto delle cicale, prima che arrivino i Tartari. Il ministro Boccia dice che l’emergenza è la nostra arca di Noè: sarà la vostra, ministro, per salvare cani e porci al governo e al sottogoverno, ma per i cittadini è solo terrorismo liberticida.

C’è chi si avvelena l’estate perché si porta avanti col pensiero e coi timori; c’è chi i disagi li vive già adesso e patisce l’annunciata apocalissi sanitariaso; il catastrofismo prosegue sul piano sociale, prevedendo devastazioni sul piano del lavoro e dell’economia. Con la minaccia aggiuntiva del conto che ci presenterà l’Europa quando comincerà a scucire fondi per aiutarci (o per affossarci). Asserviti ai tedeschi, venduti ai francesi, genuflessi ai cinesi, invasi da migranti senza precauzioni sanitarie. E’ un paradosso: il mondo si allontana dalla nostra vita e dai nostri rapporti ma la nostra dipendenza dall’estero cresce.

L’allarme sanitario serve a far dimenticare l’allarme socio-economico, la risorta emergenza dispone la facoltà di bloccare nuovamente tutto, rinviare per lockdown ogni showdown, a cominciare da quello del governo.

Tutti si sentono in campi diversi minacciati dall’autunno che viene; chi minacciato dalla precarietà di lavoro o di salute, chi dall’incertezza epocale, chi dal giudizio popolare, chi dalla chiusura delle imprese, o se sarà ancora smart working o rientro in azienda, se si potrà viaggiare e tornare a lavorare all’estero, se torneremo a vivere in una società aperta e globale o autarchica e chiusa. E tutto balla: case, affitti, impegni, progetti. Non c’è proposito di vita che non sia compromesso, minacciato o modificato pesantemente dall’autunno. In generale nutriamo sfiducia.

La gente si sposa furtiva in quest’estate per recuperare nozze rinviate o per anticipare nozze a rischio futuro; anche le nozze si fanno cicale e fanno incetta d’estate, prima che finisca. Con mezza luna di miele. Tra un tunnel alle spalle e un tunnel davanti, percorso lentamente a una corsia, l’unica salvezza provvisoria è vivere l’estate come se fosse perpetua, ovvero fingendo che non sia effimera. Per una volta non siate formiche, siate cicale… Danza danza e non pensare che la notte finirà.

MV, Panorama n.29 (2020)

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