L’Italia ricomincia da Trieste

In una lontana domenica d’inverno l’Italia malgovernata si svegliò ingovernabile. Il voto, con l’aiuto di una legge elettorale troppo furba per non essere pure idiota, sancì l’impossibilità aritmetica di avere una maggioranza per governare. Salvo alleanze contronatura, compravendita di deputati, scissioni nei partiti. Da allora sono passati più di cinquanta giorni ma risiamo al punto di partenza dopo la circumnavigazione intorno a Mattarella. Come dice il proverbio, non si fanno le nozze coi fichi secchi, e il tentativo nuziale di Fico di far sposare il nemico principale del Pd col nemico principale dei grillini, se resta un residuo senso del ridicolo e della realtà, è destinato ad essere un altro buco nell’acqua.

L’alleanza grillini-pd è come il supplizio etrusco che legava un morto a un vivo, per giunta pazzo. Il deserto cresce ma in questa situazione l’unico dato certo da cui ripartire è che esiste in Italia una maggioranza di centro-destra. Lo provarono quelle elezioni, l’ha provato domenica scorsa il minitest del Molise in un sud che sembrava totalmente invaso dai grillini, lo proverà con molta probabilità anche il voto in Friuli-Venezia-Giulia di domenica prossima. 

Da Trieste ricominciò l’Italia tanti anni fa, fu il primo sussulto d’italianità e di sovranità, la prima riapparizione in piazza del Tricolore, dopo la mortificazione della guerra e il silenzio del dopoguerra. Da Trieste potrebbe ripartire col centro-destra. Ma come, in che modo, con chi? Ecco il problema, anzi il paradosso. Il Pd ha un leader, azzoppato, ammaccato, ma un leader; invece il partito gli si è sbriciolato tra le mani, anzi s’è squagliato, non è un partito liquido ma liquefatto, una specie di squacquerone per non dir di peggio. Il centro-destra ha invece un popolo e un elettorato ma non ha nessuno che sia in grado di farne la sintesi: ha un leader bollito che fa il doppio, triplo gioco, e l’altalena; ed ha leader un po’ grezzi, parziali e inadeguati per rappresentare l’intera area del centro-destra.

Obbietterete voi: ma sotto la dicitura di centro-destra ci sono in realtà due forze diverse, incomponibili, una a trazione populista e l’altra che aspira a farsi moderata; una di destra nazionale, locale e identitaria, l’altra centrista e liberal-popolare. Vero, ma la storia del centro-destra da più di vent’anni è frutto di un’intesa tra populisti e popolari, tra liberali e sovranisti, tra identitari e moderati. Si chiamò Polo delle Libertà, Casa delle Libertà, Popolo delle libertà, e fu sempre un’alleanza di moderati, ex-dc, populisti, leghisti, europeisti e identitari.

Di quel centro-destra ho tutte le riserve e le allergie che avete voi. Su quei leader nutro gli stessi giudizi che nutrite voi. E di Berlusconi in particolare, che procede a zig zag, tra inciuci e crociate, sapete ormai come la penso. Ma l’alternativa è quella specie di sinistra e quella sottospecie di antipolitica. Capite in che mani siamo ridotti? Fico ossia il nulla in versione pedonale, rispetto a cui perfino Di Maio sembra uno statista, perlomeno recita bene quel ruolo, come fanno i grandi. Renzi è deflagrato, divide, non unisce. Il resto sono figuranti televisivi. Roba da talk show. 

L’unica cosa reale che esiste in Italia è una maggioranza di italiani che non vogliono la sinistra né i dilettanti al governo, non vogliono i pauperisti né gli antifascisti, quelli che reputano prioritario accogliere i migranti e riconoscere le coppie gay, che sono oggi l’unico segno di continuità tra le giunte di sinistra e quelle grilline (l’appendino di fassino). E allora se domenica da Trieste – e da Udine, da Gorizia, da Pordenone – dovesse arrivare un altro segnale chiaro e forte verso il centro-destra, Mattarella potrà ancora far finta di niente e nascondersi tra una celebrazione antifascista e l’altra, dietro la foglia di Fico?

Il centro-destra esiste e prevale, malgrado i suoi leader.

MV, Il Tempo 26 aprile 2018

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Un commento a L’Italia ricomincia da Trieste

  1. Ivano Gedda ha scritto:

    Riguardo al problema del leader e della classe dirigente, perché non guardare, in ottica di medio periodo, alla Francia, dove Marion Le Pen sta dando vita alla Le Pen Academy, scuola di formazione politico/culturale per i futuri quadri dirigenti della Destra sovranista e sociale, pronti alle sfide della nostra epoca. Bisognerebbe puntare ad una egemonia culturale oltre che politica della Destra anche in Italia. Il momento è propizio, vista la crisi della globalizzazione e del sistema liberaldemocratico che la sorregge.


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