L’unica soluzione prima del voto

Non so cosa succederà nelle prossime ore ma non nutro particolare fiducia in un governo grillino-salvino e tantomeno in un’astensione benevola di Berlusconi. Un governo così improvvisato rischierebbe troppo di finir male e presto, di sfasciarsi subito. E di rianimare col suo fallimento il Pd attualmente in discesa libera.

A mio parere, sarebbe più onesto, più prudente, più ragionevole tentare un’altra via. Mi spiego. Partiamo dalla realtà e dal verdetto democratico, mettiamo prima in fila tutti i pezzi e poi arriviamo alla proposta. Dunque gli elementi da cui partire sono i seguenti.

Uno, dalle urne sono usciti vincenti il centro-destra a trazione leghista e i 5stelle. Due, nessuno però detiene la maggioranza per governare. Tre, le alleanze non si possono fare perché sono incompatibili da un verso i 5stelle con Berlusconi e dall’altro i Pd con i 5stelle. Quattro, l’unico spiraglio che si è intravisto è un asse 5stelle-Lega non praticabile anche perché la Lega non rompe con Berlusconi e i 5 stelle accettano solo un appoggio indiretto di Berlusconi al loro governo con Salvini.

A questi fattori aggiungerei quelli da cui è partito Mattarella: le scadenze incombono (Iva, euro-scadenze, Def), è meglio non votare d’estate, i tempi sono troppo stretti, urge un governo transitorio, visto che il governo uscente non è più legittimato a proseguire. Riassunta la situazione, si tratta di formare un governo provvisorio, diciamo a scadenza semestrale, che abbia l’impegno di rispondere alle scadenze suddette e formulare col Parlamento una nuova legge elettorale che garantisca una maggioranza di governo. Non avrebbe senso un governo neutrale, di improbabili garanti super partes, come proponeva Mattarella. Sarebbe uno sfregio alla volontà popolare, un ritorno sotto altre vesti dell’establishment di sempre, un commissariamento cripto-europeo.

Invece si tratta di varare un governo rispettoso della sovranità popolare e del voto espresso, e insieme preoccupato della tenuta dello Stato, dunque formato dalle due forze vincenti ma senza sancire un’alleanza politica, solo un’intesa tecnica a scadenza. Centro-destra e Cinque-stelle indicano, in proporzione ai consensi ottenuti, una rosa di ministri per un governo a tempo. Personalità non di partito, figure esterne alle loro formazioni, autorevoli, anche di area ma non parlamentari. Per il Premier si tratta di trovare un accordo su un nome accettato da entrambi. In questo modo avremmo un governo di transizione non voluto dall’establishment ma dalle forze vincenti, dunque ma con un’ampia maggioranza parlamentare. Si aggirerebbe così il veto su Berlusconi e il veto antigrillino del medesimo, non si darebbe luogo a un’alleanza politica – contraria a principi, elettori e convenienze – ma solo un’intesa a tempo; si eviterebbe la presa in giro del governo neutrale o di tecnici sotto falso nome.

Ma non solo: si eviterebbe di mandare al governo dilettanti allo sbaraglio, passando prima da un’esperienza di governo indiretta, tramite personalità autorevoli e non politici improvvisati ministri. E si farebbe quel governo espressione dei vincitori tanto auspicato dai vinti del Pd. Si quadrerebbe il cerchio, accogliendo sia la richiesta di voto che la richiesta di governo che sono al momento incompatibili.

In questa scelta ciascuno rinuncia a qualcosa e mette a rischio qualcosa di suo, ma in modo tutto sommato equo e non compromettente. La strada seguita avrebbe davvero il criterio supremo del bene comune, la salute della repubblica, tenendo conto del responso dei cittadini. So quanto sia difficile negoziare sui ministeri e sui ministri ma qui risalterebbe il ruolo di arbitro e di garante del Presidente della repubblica.

Questo sarebbe l’iter di un paese serio, guidato da forze responsabili, che non improvvisano un’alleanza politica ma preferiscono passare attraverso un governo pre-politico, in cui ciascuna forza fa legittimamente i suoi interessi politici ma in caso di emergenza e stallo istituzionale sa anteporre il particulare all’interesse comune, nazionale. Prima che si compiano irreversibili sciocchezze, proverei questa strada per il bene dell’Italia e degli italiani. Perché a noi interessa solo questo. Poi, si voterà e vincerà il più votato.

MV, Il Tempo 10 maggio 2018

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