Ma la storia non finisce con Trump

Alla fine doveva succedere. L’America era spaccata in due non da mercoledì, e nemmeno dalle presidenziali; già all’indomani dell’elezione di Donald Trump partì una campagna di odio che delegittimava il presidente, democraticamente e liberamente eletto e spaccava in due razze l’America, i trumpiani e i dem. Vari furono i tentativi di impeachment per rovesciare Trump e le campagne mondiali per colpirlo e ridicolizzarlo. Fu considerato subito un guerrafondaio in lotta contro il mondo e un dittatore che avrebbe riportato indietro gli States. E invece Trump, pur con i suoi atteggiamenti da guascone, non ha fatto nessuna guerra e ha fatto crescere gli Usa sul piano economico e del lavoro come non succedeva da anni. Il consenso a Trump cresceva e la sua conferma alla Casa Bianca era nell’aria un anno fa. Poi arrivò il covid e da un verso la campagna mondiale contro di lui, dall’altro le spavalderie di Trump lo portarono a perdere consensi e generare insicurezza.

Intanto il grand canyon tra le due Americhe si allargava sempre di più, all’insegna del reciproco disprezzo e si creava nel paese un clima di guerra civile. Gli antifa, le manifestazioni dei neri contro la polizia, le violenze degli uni e le repressioni degli altri, fecero entrare gli Usa in un clima di scontri e linciaggi. Alla fine venne il giudizio di Dio, il voto. L’America andò a votare come mai era accaduto, dissero che pure i morti erano stati mobilitati per impedire che Trump restasse alla Casa Bianca. Comunque l’esito fu un paese spaccato in due enormi fette, quasi equivalenti, ottanta milioni contro ottanta, circa.

La denuncia dei brogli da parte di Trump fu addirittura preventiva. Tante sono state le denunce ma nessuna alla fine è stata accolta. Tribunali faziosi, verdetti manipolati? Può darsi, ma finché non sussistono prove contrarie, bisogna accettare i verdetti; magari polemizzare, ma non rifiutarli sulla base di una convinzione, un presentimento, una dichiarazione di Trump. Così da più di un mese c’era una parte d’America, e anche da noi una fetta di opinione pubblica che si aspettava dalla Befana il ribaltamento dell’esito proclamato. Ogni volta che scrivevo di Biden presidente, c’era qualcuno che mi correggeva: ma che dici, vedrai che sorpresa a gennaio. E così quando il Congresso ha proclamato la vittoria di Biden la folla dei trumpiani si è ammassata davanti al Palazzo, ha prima tumultuato e manifestato, poi un gruppetto ha invaso il Congresso. Gran parte dei manifestanti erano lì con intenzioni pacifiche; ma ogni volta che si crea una tensione del genere, in presenza del verdetto e in prossimità fisica del Potere, qualcosa scatta e ci sono sempre esagitati. A sua volta la massa dei manifestanti era solo un campione, una minoranza degli ottanta milioni che avevano votato Trump ma non pensavano di impedire con la mobilitazione di piazza il verdetto annunciato, anche se sospettavano che fosse manipolato; tantomeno pensavano a un golpe. Sono gente di law and order, mica eversivi. Il clima pesante, aggravato dall’effetto traumatico del lockdown e dall’escalation dei contagi, ha esasperato gli animi e alla fine quello di Washington, è stato, si, uno spettacolo indecente ma è stato pure un rito di liberazione, catarsi e sfogo, prima di rientrare nei ranghi. Trump è stato il loro sobillatore fino al penultimo momento, poi alla fine ha fatto appello alla responsabilità, ha chiesto di manifestare pacificamente e rispettare le forze dell’ordine. Ma temo che verrà processato.

Piccolo paragone con la nostra storia: davanti ai presunti brogli elettorali nel referendum tra monarchia e repubblica, i Savoia non vollero eccitare gli animi, accolsero il verdetto, accettarono l’esilio. Anche il mezzo golpe di dieci anni fa contro il governo legittimo di Berlusconi, portò lo stesso Berlusca ad appoggiare il governo subentrante di Monti e votare perfino la proroga a Napolitano. Ma noi siamo diversi, nella prudenza e nella viltà…

Che dire dello spettacolo di Washington? La democrazia non procede a colpi di piazza, a furor di popolo, o semplicemente fidandosi della parola di Trump. Lui non è più affidabile e veritiero di chi lo accusa di smerciare fake news.

La democrazia sarà una mezza finzione, è esposta alle manipolazioni ma non c’è alternativa se non il golpe, la guerra civile, la rivoluzione. E anche se non ci piace, non si può pensare di governare con la forza la Grande Potenza americana contro l’Establishment interno e contro il Resto del Mondo.

L’errore superficiale dei trumpiani è credere che basti il proprio convincimento o la parola del Capo per accertare la verità e la menzogna. L’errore profondo è esaurire una battaglia politica, una visione ideale, una cultura e una storia nella battaglia personale per il leader. Trump visto come la gigantografia dell’americano, eroe solitario contro il sistema.

Chi gridava fuori dal Congresso “Iuesei” invocava un legame con una nazione, un popolo, una storia; quel legame non si risolve con Trump e in Trump. I Donald passano, gli Usa restano. I grandi temi che Trump ha bene o male rappresentato, toccano l’amor patrio, la difesa della famiglia, le tradizioni civili e religiose, il tema della sovranità, l’identità americana e la protezione economica, civile e culturale del Paese, il rigetto del politically correct, la preoccupazione per la globalizzazione made in China. Non possono finire con lui. Una lezione per i sovranisti, i leader populisti e le destre nostrane.

Vent’anni fa l’America fu sorpresa dall’attacco alle Torri Gemelle che nessuno prima avrebbe mai immaginato. Ieri l’America è stata sorpresa dall’assalto al Congresso che nessuno prima avrebbe mai immaginato; poche vittime ma simbolicamente molto forte. Speriamo che la prossima sorpresa che oggi nessuno immagina non siano i cinesi al comando dell’America, mentre il governo Usa fa il suo girotondo di neri, gialli, verdi, ispanici, gay e femministe intorno alla Casa Bianca, ribattezzata Casa Arcobaleno.

MV, La Verità 8 gennaio 2021

PS. Ma una donna disarmata, uccisa dalla polizia americana mentre tentava di entrare nel Senato non desta neanche un pensiero in quel branco di inginocchiati per il manifestante pregiudicato nero ucciso dalla polizia? È così bestiale e fazioso il loro senso dei diritti umani?

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