Manifesto per la femmina donnuta

Per la Festa della Donna, al posto del solito, banale mazzo di mimose, vorrei offrirvi un elogio della femmina, matriarca e donnuta e un’esortazione a conquistare quel ruolo. Dopo decenni di femminismo e donne che lavorano, che escono, che vivono più fuori che dentro, lesbiche in piazza e di cubiste in esposizione, facciamo uno spietato bilancio. State veramente meglio, vi sentite più realizzate, siete più felici o più alienate, più dipendenti, più frustrate? È necessaria una rivoluzione copernicana per riconquistare la casa perduta e la dignità femminile che vi abitava. Senza nulla togliere a tutto il resto.

1) La donna è regina della casa, l’uomo è suddito e ospite

Come la storia del matriarcato insegna, dalla civiltà mediterranea al passato più vicino, e come insegnavano anche le nostre nonne e madri, le donne erano le sovrane e non le domestiche dei loro figli e mariti, come poi sono diventate, dimezzandosi tra casa e lavoro; e col passare degli anni lo statuto di madri e custodi delle tradizioni domestiche, dei beni di casa e dell’estremo rifugio dell’uomo, dava loro un potere e perfino un carisma negato ai maschi. Da vecchie diventavano quasi ieratiche, venerate come sagge tirannosaure o come sante e veggenti, grembi atavici da cui discendeva la famiglia, sedute su troni regali a tessere il passato e il futuro dei loro cari.

2) La donna è mandante, l’uomo è il suo garzone

L’importanza strategica di telecomandare mariti, compagni e figli da casa. Chi l’ha detto che chi sta a casa o nelle retrovie conta meno di chi sta fuori e si agita? È in casa che si decidono le strategie, è in casa che si hanno le chiavi della propria vita e dei famigliari, e chi comanda a casa, comanda fuori. Elogio della casa come fortezza inespugnabile e come quartier generale in cui studiare guerre, assalti e conquiste, o in cui preparare ritirate, fughe e rifugi ascetici. Senza dire che chi domina la casa ha sempre due possibilità, di restare o di uscire; mentre chi non ha casa, ne ha una sola.

3) La donna è pilastro, l’uomo è passeggero

Nella società della mobilità e del lavoro flessibile e precario, acquista straordinaria importanza la casa, che sembrava invece destinata ad essere disertata per via dello statuto di nomadi della società globale. Invece a casa oggi c’è il computer che ci apre al mondo, c’è il lavoro a distanza, c’è la tecnologia più avanzata e la santissima trinità del moderno: telefono, internet e tv. Si comunica da casa più che per strada. Chi domina la casa, domina la comunicazione. Il focolare domestico ha bisogno non di un angelo o una vestale ma di più…

4) La donna è multipla, l’uomo è monocorde

La donna ha, rispetto all’uomo, innegabili risorse biologiche in più. Oltre a vivere più a lungo e a resistere di più a molte malattie, dispone di un patrimonio erotico e biologico molto più ricco. Può avere molteplici orgasmi e coltivare multipli rapporti, anche paralleli e consecutivi, mentre un uomo ha risorse sessuali più limitate; può fingere orgasmi mentre l’uomo è vincolato a esibire l’erezione. Insomma la donna può giocare su più tavoli e perfino alternarsi nel ruolo di donna e di uomo, mentre l’uomo non può giocare su due tavoli e con due ruoli, a malapena gli riesce uno.

5) La donna lega, l’uomo slega

La donna ha una carta genetica in più, la maternità di cui la paternità è solo una pallida e lontana imitazione. L’abissale differenza tra inseminazione e gravidanza, tra pater e parto, tra ruolo paterno e allattamento, La dipendenza dei figli dalle donne è fisica e metafisica, carnale e biologica, alimentare e nutriente; quella dai padri può essere al più intellettuale e morale, o economica. Un padre è wireless, mentre una madre ha sempre un cordone ombelicale invisibile verso la sua famiglia. Non vivetela come una catena e una carenza ma come una risorsa e una ricchezza.

6) Gioioso è il femminile, torvo è il femminismo

Il femminismo ha portato si, alcune emancipazioni importanti e alcune conquiste innegabili ma nel complesso si è concluso con un’abdicazione della femminilità e una sterile imitazione del modello maschile. La donna è diventata l’imitazione isterica e scadente del maschio. Da qui la necessità di riprendersi la femminilità in tutta la sua gagliarda pienezza, per il bene vostro, nostro e di terzi. Aboliamo l’8 marzo e lasciamo le mimose nei campi: sono più belle a casa loro e non danno il mal di testa, come invece nelle fioriere di casa.

7) Matriarche, non veline

La donna disinibita ed esibizionista, in tv e nella pubblicità, nella vita d’ogni giorno e al lavoro, è diventata ancora più donna oggetto della donna sottomessa del passato, perché il suo sex appeal è usato per vendere merci, per sedurre in vista d’altro, fino a figurare nuove forme commerciali di prostituzione. La donna diventa strumento per il mercato, intervallo di ricreazione, geisha per trattative industriali e commerciali, perfino surrogato della masturbazione. Le donne velate dell’Islam sono donne sottomesse ma le donne veline dell’occidente sono solo pruriti e non persone, gadget e non intelligenze. Dietro un velo si può celare un volto vero e un’intelligenza viva; dietro due labbra siliconate e un viso liftato, il volto diventa una fiction e l’intelligenza è emigrata clandestina.

Per finire: la donna è immobile

Liberiamoci dal falso pregiudizio da opera lirica che la donna è mobile, qual piuma al vento. La donna è l’asse che non vacilla, per dirla con Lao tse, il punto fermo negli assetti famigliari e sociali. Il suo punto di forza era l’unità della famiglia; oggi guadagna di più, anche dalle separazioni, ma vale di meno.E poi vale anche nello sport: chi gioca in casa è favorito. Passate dalla sovranità domestica alla sovranità domotica. Ma non dimenticate l’etimo, donna deriva da domina e da domus, cioè da signora e casa; riprendetevi la signoria e il suo castello.

(Ragazze, calma, abbiamo scherzato, anche se nello scherzo c’è una dose di verità…).

MV, La Verità 8 marzo 2019

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