Il papa dilaga, la fede si ritira

Anziché curarsi dell’effetto mediatico delle sue apparizioni, dei rohingia islamici perseguitati (quelli cristiani interessano meno) o di scaricare ogni anatema sui complotti e le malefatte della curia, il Papa dovrebbe preoccuparsi di una cosa tremenda per tutti, ma letale per un Pontefice: gli italiani che si dichiarano cattolici sono oggi il 60,1%, erano il 79,2% nel 2000.

Un quarto in meno in pochi anni, una velocità di scristianizzazione che non ha precedenti.

Quelli che dicono di non credere in nessuna religione sono saliti in poco tempo a uno su tre. Gli «assidui ai riti» risultano il 25,6%, dimezzati rispetto al 2000.

Un quarto degli italiani, quasi come i tifosi di calcio o gli affezionati a un tg. Sono dati riportati nell’Anteprima di Giorgio dell’Arti [Marini, Sta] e certificano il fallimento del nuovo corso papale, o perlomeno la sua assoluta incapacità di invertire la tendenza.

Chiediamo troppo a Bergoglio di porsi quantomeno la domanda e di darsi una risposta onesta, senza cercare alibi e complotti su cui scaricare le responsabilità? Tanto più che quei dati, come è noto, riguardano l’intera cristianità in occidente e non solo l’Italia; magari meno vistosi nelle periferie del mondo rispetto ai luoghi centrali della civiltà cristiana.

Ma la tendenza è quella, e se la uniamo al calo demografico delle popolazioni cristiane, il quadro è sconsolante e viaggia tra il declino e l’estinzione.  Alla decadenza della cristianità dedicai molte pagine nel libro Tramonti, uscito un paio di mesi fa. Ma impressiona notare che una riflessione combaci con una statistica, una linea di pensiero si confermi in un fenomeno certificato dai dati.

Certo, nell’allontanamento dalla fede contano gli episodi oscuri che hanno coinvolto parroci, vescovi e cardinali in torbide vicende di sesso e affari.

E ancor più conta la veloce scristianizzazione del nostro tempo che sostituisce Dio con l’io, o con altri idoli di passaggio, la devozione con l’hi-tech, la religione coi consumi, la mistica con l’ecstasy, i valori morali con il politically correct. Un processo lungo e profondo che non è certo iniziato col pontificato di Bergoglio e nemmeno con quello dei suoi predecessori.

Ma quest’impennata, quest’accelerazione negli ultimi anni, questo svuotamento progressivo e inarrestabile di chiese, vocazioni, fedi non solo non è arginato dalla presenza di un papa così benvoluto dai media e dalle fabbriche del consenso, ma è aggravato dal suo sostituire una tradizione millenaria, coi suoi riti, le sue liturgie, la sua visione dell’umanità, con la sua personale revisione che compiace lo spirito del nostro tempo.

Andare al passo del proprio tempo non è una virtù se il proprio tempo marcia spensierato e disperato verso la negazione di ogni senso del sacro, di Dio e del limite umano ed è votato a un ateismo pratico e radicale senza precedenti.

Dio abbandona la cristianità ma il Papa tiene banco nei media.

MV, Il Tempo 23 dicembre 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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