Il patto dei quarantenni

Ci siamo incartati. Dico noi Italia. Abbiamo demolito i capataz, abbiamo sfasciato il sistema bipolare, abbiamo generato un mostro a tre teste: la testa di Renzi, Grillo e di Berlusconi, più uno sciame di altre teste.

Andiamo verso il voto sapendo che nessuno dei tre disporrà di una maggioranza per governare.

E l’alternativa è secca: o si fa un governicchio provvisorio e si riva a votare dopo un anno, che è poi l’ipotesi più probabile, o si fa un patto tra due di questi capi e si governa in modo consociativo, come insegna il caso francese o il caso spagnolo e perfino tedesco.

L’establishment fa ormai il tifo sfacciato per un centro-sinistra sorretto da Berlusconi, ormai riabilitato, il Berlusconi-Heidi a cui le caprette fanno ciao, moderato e agnellista, consociativo e merkeliano, neoeuropeista e antipopulista.

L’ideale per loro sarebbe Renzi-Gentiloni al centro, con la benedizione di Mattarella e ai lati l’ala sinistra dei fuorusciti, guidata da Pisapia, e l’ala finto-destra berlusconiana, più centristi.

L’ipotesi alternativa che si fa a sinistra è invece ritentare l’alleanza con Grillo, alleanza solo a progetto, difficile e a rischio quotidiano ma tale da evitare l’inciucio con Berlusconi e ricacciarlo nelle braccia dei populisti.

Visto che qui si gioca sporco e assurdo, suggerirei allora una terza soluzione: un patto dei quarantenni che comprenda Renzi, Salvini e Meloni, più chi ci sta della giovane sinistra (Speranza è un ottantenne travestito da quarantenne visto il suo modo di pensare e i suoi compagni di strada, è la copertura anagrafica del vecchio Pci).

Un patto anch’esso a progetto e a termine. Voi dite, una follia. Lo penso anch’io, ma non meno folle delle altre due ipotesi. Se davvero si vuole tentare di riformare il paese, di ringiovanire la politica italiana, follia per follia, meglio un accordo “tematico” tra i diversi piuttosto che un inciucio contagioso tra assimilatori.

In un patto del genere la possibilità che la destra o la lega si appiattiscano su Renzi o viceversa non è scongiurata dalle buone intenzioni dei leader o dalle loro qualità morali: ma dalla precisa consapevolezza che se fanno un passo del genere il giorno dopo perdono i loro elettori, finiscono come leader.

E anche Renzi l’intortatore può temere di essere a sua volta intortato dal suo maestro Berlusconi, ma non certo da Salvini e Meloni da cui la distanza politica e ideologica, se possono valere ancora queste categorie, è siderale.

A un’ipotesi del genere manca qualche tassello, qualcuno che venga in soccorso da sinistra (tipo Emiliano) e dal centro (tipo Fitto). È un’ipotesi fantapolitica, che i diretti interessati respingerebbero subito con sdegno, almeno apparente, ma a cui ogni tanto, sotto sotto, ci pensano.

E la denuncia di Berlusconi che Renzi sta scavalcandolo e tratta direttamente con Salvini ne è la conferma; del resto pure lui a volte scavalca Renzi e tratta col suo Gentiloni o con altri, cerca sponde anche a sinistra.

Fatta questa ipotesi immaginifica torniamo alla realtà per dire: se si va a votare in queste condizioni non ci sono alternative ragionevoli in campo, solo colpi di testa.

Un Paese estenuato, sfasciato e più che disperato, unito solo dalla sfiducia universale, sta a guardare. O forse neanche guarda.

MV, Il Tempo 19 maggio 2017

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