San Grillo, accolto nella Chiesa di Bergoglio

Dopo l’Opus dei e la Mater dei, verrà anche il Vaffa dei? È il dubbio che sale dopo l’apertura della Chiesa e del quotidiano episcopale al Movimento 5 Stelle.

Se fossi Grillo o un grillino mi preoccuperei. Quando le Vecchie zie cominciano a prendersi cura dei nipoti ribelli è brutto segno, vuol dire che vogliono intortarli o metterli sotto tutela, o comunque pensano di usarli, anche come segnali verso terzi. Attenti, voi di centro-sinistra e di centro-destra a trascurarci o a maltrattarci, altrimenti noi apriamo al terzo forno, quello grillino…

Ma nei panni dei cattolici praticanti io mi preoccuperei ancora di più. Perché mentre i grillini si pronunciavano a favore dell’eutanasia seppur nella forma rateale del biotestamento, la Chiesa, in particolare il prudente direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, si spingeva a dire che tra cattolici e grillini ci sono i tre quarti di concordanze.

Nemmeno con De Gasperi, ha osservato giustamente Alberto Melloni, c’erano così tanti punti d’intesa.

Ma se andiamo nello specifico, ci accorgiamo che in realtà le concordanze significative si limitano a un paio, l’accoglienza dei migranti e il velleitario reddito di cittadinanza. In aggiunta, magari, un po’ di sano anticonsumismo.

Diventa totalmente irrilevante la posizione prevalente dei grillini in temi bioetici, su famiglia, diritto alla vita, liberalizzazione delle droghe, dei sessi e delle unioni. E non è minimamente preso in considerazione il tono furente e aggressivo di molte loro polemiche, il facile uso della gogna mediatica, la totale indifferenza ai temi, alle posizioni e ai simboli della civiltà cristiana.

L’apertura ai grillini risponde in realtà all’estrema astuzia della chiesa che cerca di abbracciare e avvolgere chi non riesce a controllare; è la mossa del pugile in difficoltà. È l’astuzia di addomesticare il nemico, sin dal tempo delle invasioni barbare.

Ed è anche il realismo antico della Chiesa di includere movimenti di massa sotto la sua ala benevola o perlomeno di non escludere, anche in considerazione di un’eventuale vittoria elettorale dei grillini. D’altra parte la scristianizzazione della nostra società era già avviata quando c’era al potere un partito d’ispirazione cristiana come la Dc. Quindi tanto vale giocare a tutto campo…

Resta però una contraddizione grave. Perché la Chiesa bergogliana, o almeno alcuni suoi settori, si apre al populismo grillino e invece respinge altri populismi che pure si professano più vicini alla fede e alla civiltà cristiana?

Perché, per esempio, Marine Le Pen, che si professa cattolica praticante e difende la civiltà cristiana, i simboli della cristianità, il diritto alla vita, la famiglia, è esclusa da ogni dialogo e da ogni apertura e invece si aprono le porte a Grillo il laico, il libertario radicale, il giacobino?

Certo, quella dei movimenti nazional-populistici, in Francia come in Italia, è un’altra visione cristiana rispetto a quella di Bergoglio e dei suoi fan, è la visione cattolica tradizionale, nel segno di Giovanna d’Arco più che di don Milani.

Ma se conta poco o nulla la difesa dei principi cristiani, della civiltà cattolica e della famiglia, quel che conta per la Chiesa bergogliana e i suoi altoparlanti è il politically correct, è l’accoglienza agli immigrati, è l’aderire allo Spirito del tempo…

Già Augusto Del Noce, tanti anni fa, notava che i cattolici progressisti si sentono più vicini ai progressisti non cattolici che ai cattolici non progressisti; ovvero essere progressisti contava di più che essere e professarsi cristiani e cattolici.

Così la Chiesa di Bergoglio dialoga coi Pannella, le Bonino, gli Scalfari e i Grillo, ma non con Le Pen, Meloni o Salvini… È una scelta di campo. Non cristiana, ma ideologica e furbetta.

MV, Il Tempo 21 aprile 2017

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Un commento a San Grillo, accolto nella Chiesa di Bergoglio

  1. ex biondo ha scritto:

    con Papa Bergoglio ,il più politico dei pontefici degli ultimi anni si conferma che la chiesa ,salvo rare eccezioni,èstoricamente un organismo secolare che in quanto tale si adatta alle circostanze e alla ricerca del consenso come ogni altro organismo politico.


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    Maturità, quel giugno sotto esame...

    "Ho un ricordo radioso di quel giugno sotto esame, anche se erano i tempi del colera. Studiavo al mare, con mezzo busto immerso negli studi e mezzo nell’acqua.

    Nel pomeriggio mi rifugiavo con un amico in una lavanderia, sulla terrazza che doveva essere più fresca e isolata ma che era diventata la succursale di un suk tanto era calda e trafficata. Oppure fuggivo in campagna sotto un albero di fico.

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    Non andai mai a vedere i quadri, partii e credetti al sentito dire dei miei amici. Sicché ancora non so se veramente fui maturato oppure no…

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