Un topo romano ci scrive in difesa della Raggi

Egregio Direttore, sono l’Avvocato Topazio Delle Chiaviche e scrivo a nome del Collettivo Topi della Città di Roma. Sono considerato tra i ratti un principe del Foro, perché da quel Foro fuoriescono, grazie alle mie arringhe, molti miei concittadini topi. Se voi umani siete davvero democratici e animalisti, come dichiarate d’essere ogni giorno, dovreste dar voce e rappresentanza primi fra tutti a noi topi che siamo la stragrande maggioranza dei cittadini romani e degli animali presenti sul territorio. È notorio infatti che per ogni umano a Roma ci sono almeno tre di noi topi, o forse quattro pro-capite, secondo l’ultimo censimento del nostro ufficio anagrafe situato in via delle Zoccolette, una strada non a caso dedicata alle nostre signore.

I topi sono una realtà emergente e non potete fingere che non esistiamo o che siamo abusivi, senza permesso di soggiorno. Perfino i gatti ne hanno preso atto e hanno ormai rinunciato a ogni persecuzione contro di noi, intimoriti dalla nostra schiacciante prevalenza numerica e dal nostro servizio d’ordine costituito dalle corpulente Pantegane. Non si tratta di essere topulisti, ma di riconoscere che siamo la maggioranza silenziosa della capitale.

È dunque tempo che cada l’iniqua pregiudiziale rattofoba ai nostri danni che da troppo tempo imperversa nella Capitale, sui giornaloni e nei mass-media. Se poi vi attenete alle esortazioni del Papa “prima gli ultimi”, noi topi siamo davvero gli ultimi nella scala sociale e nel sottoscala condominiale, siamo il sottoproletariato suburbano di Roma e siamo i clandestini più clandestini e più discriminati dell’Urbe. Se ancora vi regge la pompa, come si usa dire a Roma, ascoltate il nostro accorato appello, riconoscete le nostre sacrosante istanze e inchinatevi alla nostra sovranità topolare. Perciò aprite le orecchie, state bene a sentire.

Troviamo inaccettabile l’attacco concentrico nei confronti del nostro sindaco, Sorcinia Ratti, che voi umani vi ostinate a chiamare Virginia Raggi. Che lei sia dei nostri lo dimostra lo sguardo sorcino, la dentatura da roditrice, le orecchie topesche, il suo modo di squittire davanti alle telecamere, ma soprattutto il suo comportamento da sempre a nostra difesa. Lei ha dato a noi spazio, diritti e visibilità, ci ha concesso un’agibilità fino a ieri negata, seppure solo a parole. Grazie a lei le strade di roma sono fogne a cielo aperto, che noi percorriamo rispettando i limiti di velocità. Lei ci ha dato diritto di saccheggio sui rifiuti perché ha concepito l’immondizia come un bene pubblico, a disposizione dei nostri bisogni e dei nostri desideri, liberandolo da raccoglitori in ghisa, cassonetti e altre strutture coatte. È la nostra Carola. Ci difende ogni giorno, dicendo che Roma è una città vivibile e pulita, nega che ci siano abusi o prevaricazioni da parte del popolo topesco, dichiara che la fama di città sporca è un complotto contro noi ratti e i nostri legittimi rappresentanti in Campidoglio. Noi popolo sovrano di Roma Topona gridiamo all’unisono: la Ratti non si tocca e a chi vuole sfiduciarla faremo vedere i sorci verdi.

L’unica cosa che rimproveriamo alla nostra Sindaca è che non ha ancora varato un piano a tutela della nostra incolumità e dei nostri diritti perché non siamo garantiti a sufficienza dall’assalto dei gabbiani e talvolta pure dei cinghiali. Roma è nostra, i cinghiali tornino in campagna e i gabbiani al mare, loro sono abusivi nei quartieri mentre noi stiamo qui dai tempi della Rupe Tarpea. La città sotterranea è nostra, la Roma antica è cosa nostra, il Colosseo è un monumento dedicato alla gruviera, il nostro cibo preferito. Va difesa la nostra cultura top, che come dice la parola è ai vertici del sapere. E vanno consentiti i concerti di musica rat, ispirati a noi ratti. La parola erudito deriva da roditore, la toponomastica fu inventata per noi, una cosa preziosa viene definita non a caso topazio; e poi per passare alla storia romana, il pantheon era il nome antico delle pantegane e il celebre ratto delle sabine era un topo sciupafemmine, un playmouse che seduceva più dei vostri playboy. Non è un caso che quando si vuole indicare una città ideale si usi l’espressione Utopia, che deriva dal partenopeo U’ Top, come viene indicato il topo a Napoli. Per navigare sui vostri computer usate topi di madrelingua anglo-americana detti mouse. E quanti di noi si sacrificano ogni giorno alla ricerca scientifica nel ruolo di cavie nei vostri laboratori? E voi ingrati vorreste cacciarci dalla nostra Metropoli?

Gli antichi romani ci chiamavano mus, ma noi evitiamo di chiamarci col nostro appellativo latino temendo che ci scambino per mussoliniani, incorrendo nel reato di apologia del fascismo. Non dimentichiamo che contro di noi nacque lo slogan “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Noi topi siamo ormai da tempo antifascisti, anche se alcuni di noi girano ancora in camicia nera e non nella più sobria tenuta grigiotopo. Lo attesta il nostro sindaco, Sorcinia Ratti, che si dichiara ogni giorno antifascista e anziché combattere noi dieci milioni di topi ha giustamente lanciato un’opera di disinfestazione contro i quattro gatti di CasaPound.

Insomma è acclarata l’innocenza del topo, la sua osservanza scrupolosa del dettame costituzionale e la sua fedeltà alla Repubblica nata dalla Resistenza.

Per questo, nel nome di dieci milioni di topi discriminati dalla cultura topofoba lanciamo questa petizione e chiediamo di dedicare una giornata ai diritti del topo. Istituiamo la giornata dell’orgoglio topino, il ToPride.

MV, La Verità 11 luglio 2019

 

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