Un’altra sporca guerra umanitaria

Il copione sciagurato si è ripetuto nel cuore bastardo della notte. Come quella notte del Golfo, ventisei anni fa. Come i bombardamenti aerei in tutto il Medio Oriente, come in Libia, come ai tempi della primavera araba sempre dalla parte degli insorti. Bombe, missili, città martoriate, oltre che basi militari siriane colpite. Un’ora d’inferno.

L’America, l’Inghilterra e la Francia, la Triplice Follia dell’Occidente continua nel suo colossale errore di colpire il regime sbagliato, il dittatore sbagliato, il Paese sbagliato. Da ventisei anni a questa parte gli interventi militari sono quasi sempre dalla parte sbagliata, sempre contro chi si oppone all’onda fanatica degli islamici, dei terroristi, degli ammazzacristiani. E la cosa più spregevole è che gli interventi vengono giustificati da motivi umanitari, pacifisti, democratici e libertari. I pretesti si rilevano solitamente infondati: arsenali chimici, armi segrete, vaghi pericoli per l’umanità. E gli effetti devastanti di quegli interventi li abbiamo ancora dotto gli occhi di tutti.  Il pretesto sono le stragi con uso di armi improprie – vere, presunte o ingigantite – costruite ed enfatizzate da una formidabile fabbrica delle fake news. Dimenticando le stragi continue compiute dagli insorti; le bestiali, feroci stragi delle popolazioni per ragioni religiose, etniche e non solo attacchi contro eserciti regolari di stati sovrani. Anche in questo caso le accuse lanciate contro il regime di Assad non sono state poi seguite da inchieste e comprovate ma direttamente da bombardamenti. Solo la premier britannica ha un po’ frenato, circoscrivendo l’attacco a una “punizione” e un avvertimento senza però la volontà di voler rovesciare il regime di Assad.

In realtà le ragioni sono sempre le stesse: interessi geo-militari, apparati industriali e bellici, influenze ed egemonie d’area, controllo di canali di comunicazione, fonti energetiche. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: cadono gli argini di regimi autoritari alla deriva islamica e prendono fiato i fanatici, i terroristi, i trafficanti d’immigrati, i flussi clandestini. L’Iraq, il Libano, la Libia in preda al caos con la benedizione occidentale.

Cambiano le gestioni politiche, ora progressiste ora conservatrici, ma la musica non cambia. Può essere Blair o la May, può essere Sarkozy, Holland o Macron, può essere Bush o Clinton, o perfino lui l’outsider Trump. Ma la linea non cambia, a dimostrazione che c’è un establishment, un apparato industriale-militare-finanziario a decidere sulla testa dei presidenti e a dettare la linea nel nome di interessi strategici che nulla hanno a che vedere col bene dell’umanità, il rispetto della volontà popolare, la sovranità delle nazioni. Anche il pittoresco Trump suona la carica per l’ennesimo attacco militare e l’ennesima aggressione mascherata dal suo rovescio. Quel Trump che definisce animale Assad è poi il principale alleato di chi finanzia l’Isis. E gli Usa, anche sotto la sua amministrazione, trafficano, commerciano, si alleano con fior di criminali internazionali. Intanto si violano trattati e norme internazionali.

Questa volta però, rispetto a Gheddafi o a Saddam Hussein, in gioco ci sono pure altri soggetti forti e divergenti come la Russia di Putin, poi l’Iran, e sullo sfondo la Cina. E la Turchia è sì contro Assad ma non condivide questa linea occidentale. Così come non si può trascurare sull’altro versante il quarto alleato della triplice alleanza franco-anglo-americana, Israele, in particolare il governo di Netayahu.

A questo punto non possiamo che confidare sulla lucidità di Putin, innanzitutto, e poi sulla saggezza degli altri soggetti internazionali. Sullo sfondo s’intravedono due smorte comparse. Una grossa ma acefala, l’Europa, tra paesi che non condividono l’attacco militare ma non fanno nulla per condannarla, e altri che sono riluttanti a prendere una posizione come la Germania. Poi c’è una comparsa più piccola e più smorta a fianco, in preda a convulsioni, nausea e vomito, chiamata Italia. Non so se dobbiamo reputarci fortunati di non avere in questo momento un governo a pieno regime, ma solo un mezzo governicchio avanzato dalla stagione precedente, che gestisce l’ordinaria amministrazione. Ma il governicchio in carica si allinea, anzi s’accuccia all’ombra di americani, francesi e inglesi, dichiara di condividere l’azione ma poi chiede col classico cerchiobottismo nazionale di frenare l’uso della forza. Intanto si limita ad assistere inerme all’uso delle basi militari Nato sul nostro territorio, a benedirne anzi l’uso col solito auspicio, come dire: andate avanti voi perché a noi ci fa impressione. Puri locatari, ristoratori, succubi consenzienti a norma di accordi e di cessioni della sovranità nazionale.

Qualcuno dice che con un governo Di Maio-Salvini ci saremmo comportati diversamente e questa è considerata una minaccia; per noi sarebbe invece forse l’unica ragione per apprezzare un governo del genere. In realtà temo che il dilettantismo da una parte e il cinismo furbo dall’altra probabilmente non avrebbero prodotto neanche in quel caso scenari diversi da quelli che si sono verificati.

Ma sappiamo solo una cosa: che questa dissennata politica estera militare delle tre potenze, questo attacco missilistico, questa pioggia di bombe sulla già martoriata Damasco, è contro la verità dei fatti, l’equilibrio degli assetti internazionali e gli interessi italiani ed europei. Tre ragioni per dirsi contrari, con decisione, a questa ennesima mattanza umanitaria.

MV, Il Tempo 15 aprile 2018

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Un commento a Un’altra sporca guerra umanitaria

  1. Ivano Gedda ha scritto:

    La rozzezza americana torna ciclicamente alla ribalta, come un elefante in cristalleria. Gli USA non si smentiscono mai, dalle bombe atomiche sui giapponesi alla più recente macelleria. Sono gli stessi che rinchiusero in una gabbia e poi in un manicomio criminale un signor poeta come Pound. La Gran Bretagna e la Francia sono delle vecchie potenze frustrate al servizio di poteri molto esoterici. L’Italia purtroppo è il ventre molle dell’Europa, costretta per la sua posizione e la sua sovranità limitata a subire gli effetti collaterali delle guerre umanitarie.


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