Veneziani, un catalogo dei maestri “sconvenienti”

Imperdonabili, la recensione di Corrado Ocone sul Mattino del 1 dicembre 2017

Suona forse retorico dirlo ma l’uomo di cultura vive come in una famiglia allargata, composta dagli autori che ha amato e da cui ha appreso, a cui fa spesso riferimento e le cui idee ha introiettato fino al punto che esse costituiscono ormai una sua seconda natura.

Non solo idee, in verità, ha appeso da loro, ma anche e prima di tutto la capacità di pensare. Certo, la conoscenza con loro non è stata diretta ma mediata dai libri che hanno scritto.

Ma è pur vero che, il fatto di non conoscerli personalmente, ha facilitato la scelta di questi familiari acquisiti: abbiamo dedicato le nostre cure, infatti, in questo caso,  solo alle persone che ci hanno destato interesse, che ci hanno detto qualcosa da un punto di vista intellettuale, senza addentellati morali o sentimentali.

È con questo spirito che Marcello Veneziani ha raccolto, nel suo ultimo libro, che deve il titolo ad un’espressione della poetessa Cristiana Campo, cento piccoli saggi dedicati ognuno ad un suo autore di riferimento: Imperdonabili. Cento ritratti di maestri sconvenienti (Marsilio, pagine 509, euro 20).

Sono pezzi pieni di spunti e riflessioni, di godibilissima lettura e di non pochi insegnamenti morali. Ciò anche perché quelli che Veneziani prende a riferimento nel suo pantheon sono per lo più autori irregolari, che hanno contraddetto lo spirito predominante nel proprio tempo, che sono arrivati o troppo presto o troppo tardi.

In verità, è stata proprio la contraddizione che si è creata fra loro e il mondo che li ha fatti essere, ognuno a proprio modo, dei geni, autori capaci di farci vedere le cose da un diverso angolo visuale e quindi di accrescere la nostra sensibilità e la nostra visione sulle cose del mondo.

Veneziani li chiama Fratelli Maggiori e scrive questo libro, dice, per contribuire a sottrarli all’oblio a cui vanno incontro soprattutto in un’ epoca come la nostra concentrata sul presente e sull’azione:  incapace di scorgere la vera grandezza, di distinguere chi vale davvero senza confondere la gloria col successo. Sicuramente questa incapacità deriva dallo spirito democratico che pervade il nostro tempo e contro cui ci misero in guardia con largo anticipo Montesquieu, Bentham e Tocqueville (ecco tre autori che mi avrebbe fatto piacere ritrovare nella galleria).

Mai come nel campo della cultura “uno non vale uno”. Ma è pur vero che, per riconoscere chi vale il doppio o anche più, bisogna avere pazienza e sottoporsi a quell’hegeliano “travaglio del concetto” poco aduso a chi vuole tutto e subito, anche le idee (non a caso oggi preconfezionate in appositi libretti).

C’è però da chiedersi: le persone di genio non son sempre state una minoranza? Certo, oggi i mediocri fanno più rumore e sono più visibili: tutti hanno accesso ai microfoni, agli onori del mondo, tutti si beano narcisisticamente di essere i migliori. Ma solo gli incompetenti, che sono ovviamente la maggioranza, ci cascano.

Attraverso gli autori prescelti, Veneziani mette in atto anche una critica della nostra società, del suo conformismo che si spaccia per libertà e che invece vuol tramutarsi in “polizia etica”, nonché del predominio di tendenze individualiste e mercatiste che dissolvono quel tessuto comunitario in cui l’umanità, a suo dire, solamente può vivere e prosperare.

Però, andrebbe notato, è proprio l’anticapitalismo, almeno quello predicato, uno degli aspetti principali di quel conformismo di massa che ci soffoca e che non è sbagliato definire, come fa Veneziani, il nostro lungo Sessantotto.

La maggior parte degli autori della silloge sono italiani, ma ciò si spiega col fatto che Veneziani crede molto nelle virtù della nostra tradizione culturale: il suo libro vuole essere anche un inno alla nostra identità fatta di realismo e senso della storia, di cadute ma anche del riscatto morale di cui si sono fatti promotori, con la loro “filosofia vivente”, i più grandi dei nostri Fratelli maggiori.

Da Dante a Machiavelli, a Croce, Gentile, Gramsci, fino a Prezzolini, Longanesi e Montanelli, quelli qui presentati sono profili sicuramente “tendenziosi”, ma sempre onesti intellettualmente: riflettono, come è logico che sia, le idee e anche la tonalità emotiva di chi li ha scritti, finendo per comporre, in controluce, quasi una autobiografia intellettuale dell’autore.

Il quale, aggiungendo ad essi un post-scriptum intitolato La spoon river della sponda sbagliata, rende anche un omaggio ad alcuni poco noti intellettuali “di destra” (Accame, Buscaroli, Erra, Cattabiani, Gianfranceschi) che gli sono  stati personalmente amici e vicini, contribuendo a far da ponte fra lui e i Fratelli Maggiori e, più in generale, alla sua formazione culturale e politica.

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