Vietate la storia del fascismo

Tre consiglieri romani del Movimento 5Stelle hanno avuto un bella pensata: in vista del centenario della Marcia su Roma, facciamo un bel museo sul fascismo nella Capitale? Naturalmente, precisano, in chiave antifascista, come catarsi del passato. Fermi tutti, risponde l’Antifascismo Duro e Puro, a Roma si deve fare solo il Museo della Shoah, guai a voi se fate un Museo sul fascismo, “rappresenterebbe un’offesa alla storia e alla coscienza della capitale”, scrivono sei firmatari dell’Antifascismo Integralista e il Collettivo subito si allinea su la Repubblica. Si allinea naturalmente subito la neo-partigiana Raggi e blocca la proposta.

Premetto. Detesto la musealizzazione del mondo, dell’arte, della storia, come Ernst Junger. Nel caso specifico del fascismo so che non sarebbe stato un museo storico ma una specie di castello dei mostri, come al luna park, dove l’horror prevarrebbe sulla storia, non ci sarebbe traccia di opere compiute, di idee, di grandi protagonisti, di città e istituzioni ma solo un catalogo di crimini e misfatti. Dunque sono contrario anch’io, per quel che può valere (dicesi nulla). Però, fatemi capire, il solo dedicare un museo al fascismo sarebbe un’offesa alla storia e alla coscienza? Anche un museo che si annuncia a priori antifascista? Pure. Perché, vedete, il problema è che il fascismo non può essere nemmeno indagato e catalogato come evento storico, è solo l’Apparizione del Demonio. Se ne può parlare solo nel Museo della Shoah, una proposta che partì ai tempi di Veltroni sindaco ed ebbe poi un finanziamento cospicuo ai tempi di Alemanno sindaco; se ricordo bene si ipotizzarono nel comune disastrato oltre venti milioni d’euro per realizzarlo. Ed è lì in lista d’attesa.

No, non voglio riprendere le osservazioni in merito a Roma e la Shoah, il fascismo, li ho già affrontati più volte. Voglio solo fermarmi ai preliminari, come fanno lorsignori, e sottolineare il doppio passaggio sottinteso in questa idea: il fascismo non esiste se non come protesi del nazismo e il nazismo non è altro che la Shoah. Dunque è impossibile fare un museo del fascismo ma va fatto solo e direttamente un museo sullo sterminio.

Per verificare quanto sia bestiale, totalitaria, falsa questa tesi faccio un test inverso. Mettiamo che vogliano fare un museo del comunismo. Dovrei oppormi e dire no, fate un museo del gulag, dei 100milioni di vittime dal comunismo, in tempo di pace tra i popoli che governavano? Ma no, il comunismo va studiato per intero, e certo il gulag e i suoi orrori sono un capitolo importante ma non lo ridurrei solo a quello; farei un torto alla verità, alla realtà storica, a quanti vi credettero in buona fede e pagarono di persona, alle intelligenze che si riconobbero nella sua storia, alle passioni politiche percorse da quell’ansia di giustizia sociale.

Torno al fascismo e vado oltre: neanche il nazismo ridurrei al suo orrore dei campi di sterminio, pur essendo cruciale come il gulag per il comunismo. Figuriamoci il fascismo, che fu molto altro. Ma non voglio rifarne la storia in breve, non voglio sottolineare cosa fu davvero il fascismo, perché ebbe enorme consenso, chi furono i fascisti oltre i guardiani del lager e nemmeno riprendere l’interpretazione storica e il lavoro di fior di storici vanificato in un solo colpo da chi nega a priori che si possa fare la storia del fascismo tramite un museo (Da De Felice in giù buttateli tutti a mare, non servono, bastano i testimoni della Shoah. Niente ricerca storica sul tema, basta il diario di Anna Frank).

Lasciamo stare il fascismo, vorrei sottolineare un atteggiamento, una forma mentis che si applica alla vita corrente. Dunque, se il tuo nemico del momento è il sovranismo, è la destra nazionalista, tu non devi affrontare la sua realtà e le sue idee ma devi ridurlo e ricacciarlo nella tana degli orrori. È di destra, vota Meloni? Traduci: è dalla parte di chi fece la strage di Bologna, si leggeva in altra pagina dello stesso giornale. La destra non esiste, è puro negazionismo, tifo per il carnefice, orrore e distintivi. Quell’anatema sul Museo non si limita a interdire il museo delle cose morte, ma colpisce pure l’intelligenza, l’opera, l’opinione delle persone vive. Dar spazio a costoro, “i nipotini” diretti o indiretti di quell’orrore, “rappresenterebbe un’offesa alla storia e alla coscienza, ecc. ecc. Zitti, non potete parlare, e già tanto se non venite condotti a Piazzale Loreto, non siete riconoscenti che vi facciamo respirare, pur dichiarandovi morti prima di parlare?

Lo dice uno, ma uno tra tanti, a cui la vita ha avuto un altro corso solo perché aveva un’opinione diversa sul fascismo. Dico un’opinione; mai ho pensato, ho militato, ho tramato perché si dovesse tornare al fascismo, restaurare il regime e nemmeno fare una cosa equivalente. Ho avuto solo un’opinione difforme sul fascismo, sulla sua storia, sulla sua cultura. E l’ho maturata non in camicia nera, ma studiandolo, leggendo migliaia di pagine. Per quell’opinione, la mia vita, e quella di molti, ancora sconta le conseguenze e vengo additato a priori come “fascista”. Eppure nella vita e nel pensiero dico altro, faccio altro, penso altro. Sono altro.

Perciò quando sento che di storia non si deve parlare ma tutto va messo a tacere con un altro Museo della Shoah, allora capisco l’antifona e alzo le braccia. Non in segno di resa, perché se non ho cambiato opinione per mezzo secolo, figuriamoci se lo faccio ora. Ma allargo le braccia in segno di sconforto e d’interruzione di ogni dialogo con chi ti considera il nipote di Auschwitz (verso cui nutro lo stesso orrore). Allargo le braccia in segno di invocazione e abbandono agli dei. Liberateci voi, in un modo o nell’altro, dal Male, amen.

MV, La Verità 4 agosto 2020

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