Nel Mediterraneo nuota il futuro della nuova Europa (Il Giornale, 17/09/2012)

A vederlo nel mappamondo, il Mediterraneo è una culla situata al centro del pianeta. E al centro di questo bacino, di questa culla, c’è la penisola italiana e le sue isole. La centralità dell’Italia nel Mediterraneo e del Mediterraneo nel mondo è davvero una realtà prima che un pensiero. Tre continenti si affacciano su questo balcone unico al mondo. La varietà è di casa nel Mediterraneo nei frutti come nelle civiltà. Come la mitezza del clima e il sapore d’anice.

Sul piano storico il Mediterraneo, si sa, è il bacino da cui dipartirono le più significative civiltà, in cui presero corpo le religioni e le filosofie, i codici giuridici e i reggimenti politici, democrazia inclusa, le scoperte e le scienze che hanno pervaso il pianeta. «Giammai e in nessuna parte del mondo s’è potuto osservare in un’area così ristretta e in un così breve intervallo di tempo, un tale fermento di spiriti, una tale produzione di ricchezze» si legge in Valéry.

Ma oggi il Mediterraneo cos’è? È il luogo dell’Europa tardiva, del meridione a rimorchio, dei Paesi indebitati, della Primavera Araba, della fratellanza islamica, del terrorismo, dei barconi di affamati. Questa l’immagine prevalente. Ma potrà mai immaginarsi un’Europa compiuta che rinneghi il Mediterraneo con le sue radici greche, romane, cristiane, oltre le contaminazioni arabe e giudaiche, turche e normanne? E potrà mai pensarsi l’integrazione europea come un puro adeguarsi al paradigma nordico, tecnico, finanziario, cancellando l’inevitabile dualità europea tra la civiltà mediterranea, cattolica e ortodossa, e la civiltà nordica, protestante e calvinista? Si potrà mai pensare l’equilibrio europeo e globale senza tentare di armonizzare i tre continenti, le tre religioni e le culture madri che si affacciano nel Mediterraneo? Oltre gli europei qui ci sono gli arabi, i turchi, gli egiziani, gli illirici e anche gli slavi del croato Pedrag Matvejevic, autore e fautore del Mediterraneo.

Le principali allergie verso il Mediterraneo sorgono oggi tra i liberali e tra i tecnocratici, tra i mondialisti e tra i nordisti. È curioso pensare che il più lucido fautore della Repubblica mediterranea sia stato il principale teorico della Lega e della Padania, Gianfranco Miglio. Rifacendosi a Carl Schmitt e alla tradizione filosofico-giuridica italiana, Miglio ricordava che l’Italia, a differenza dei Paesi nordici e protestanti, in cui vige il comando impersonale della legge, è un Paese mediterraneo fondato sulla mediazione personale e comunitaria. Da qui l’idea di una repubblica mediterranea, basata su un rapporto fiduciario e diretto tra popolo e leader. Miglio riconosceva l’autonomia sovrana della politica e avversava il dominio delle oligarchie finanziarie e tecnocratiche. Non voleva neutralizzare la politica ma era un fautore del decisionismo su base popolare e partecipativa. Che si debba cercare nei fondali del Mediterraneo la risposta alla crisi economica, alle speculazioni finanziarie e all’asservimento da debito?

L’Europa è un albero che dà frutti al nord, ma il tronco è italiano e le radici sono piantate nel Mediterraneo, da cui traggono linfa, luce e calore […] Qui l’essere sopravanza il fare, il fato torreggia sulla tecnica, le cose valgono più dei mercati finanziari. Ispirazioni mediterranee per un pensiero che non si arrende all’economia.

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