Proposta per un linguaggio evirato (25/09/2011)

Proposta per un linguaggio evirato (25/09/2011) 

Ma è possibile che ogni frase del lin­guaggio corrente de­bba contene­re un organo sessuale maschile? Volano czz dappertutto (cito sempre in codice fi­scale), in ogni fascia sociale, territoriale e anagrafica. In uso anche tra chi ne è pri­vo, come le donne. Le intercettazioni e i media che le riportano ne hanno reso pubblico e normale l’uso quotidiano. La dittatura del sesso comincia in bocca: czz è la password nazionale, la parola identitaria. Lancio allora una raccolta di firme bi­partisan per tagliare il czz alle parole: è inutile, sta male esteticamente, è pleona­stico, allunga il discorso di un’appendi­ce superflua nell’era della brevità e della velocità, involgarisce la locuzione in un gergo da trivio e da caserma, è un resi­duo di maschilismo, anche se spesso ri­gurgita nel femminismo. Basta, castrazione lessicale o almeno razionatelo, un czz al dì, domeniche escluse. Tirarlo in ballo così spesso e a spropo­sito è oltretutto un’irriguardosa violen­za verso l’oggetto stesso, mortifica il suo prezioso ruolo riproduttivo e il suo appe­al erotico, ma anche la sua mite e riserva­ta attività urinaria: le minzioni non vo­gliono menzioni. E invece sempre pian­tato lì, in mezzo a tutti i discorsi, come i vastasi di paese che parlano grattandosi il pacco. Anche Bossi nel suo frequente ricorso al dito medio eretto adotta una specie di turpiloquio gestuale per la pagina 777 di Televideo, dedicata ai disabili. Possiamo dire che quest’eloquio caz­zifero col suo relativo gadget ci ha rotto il medesimo, agglomerati scrotacei inclu­si?

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