Manifesto Conservatore

Essere conservatori vuol dire:

  • Difendere la natura rispetto ai mutanti
  • Valorizzare l’esperienza della vita e della storia sull’esperimento e sulla tecnica sovrana
  • Preferire la tradizione all’istante
  • Farsi carico del senso comune e comunitario, ritenere la coerenza, la fedeltà, l’onore, l’educazione basi irrinunciabili
  • Rispettare la famiglia e l’amor patrio come architravi della società
  • Ritenere che senza il senso del sacro, il legame sociale e religioso della società decadono in un barbaro cinismo.
  • Estendere la parità dei diritti ai morti e ai non ancora nati.

Siete disposti a riconoscere e rispettare un movimento di questo tipo? Provate a definire sul serio un movimento conservatore e vi classificano come mostri putrefatti. Ma che senso avrebbe vagheggiare un conservatore così corretto che non vuole conservare nulla oltre il forno a legna?

Il conservatore ama la varietà, il radicale preferisce la variabilità. Il primo valorizza le differenze ed elogia la continuità, il secondo esalta i livellamenti ed elogia le mutazioni.


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    [I tweet di MV]

    Dopo il corno di 60 mt. di De Magistris a Napoli, la Raggi a Roma farà una statua di 70 mt. a Grillo che sfancula urbi et orbi. Vaffa dei.

    Dopo il corno alto 60 mt di De Magistris a Napoli, Sala farà a Milano il monumento alla Cotoletta, largo 80 mt.
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    I bambini, i sogni, i fari

    Ascoltavo di nascosto un padre che indicava il faro a suo figlio e gli diceva: “quello si chiama faro, lampeggia sul mare, così le barche di sera e le navi di notte vedono da lontano dov’è il porto”.

    Mi sono messo nei panni del bambino e ho immaginato con i suoi occhi sognanti la frase di suo padre. Quanta magia era racchiusa in quelle parole semplici per il suo sapere sorgivo.

    C’è il mistero della notte e della lontananza, il fascino pericoloso del mare, il rifugio nella stiva, l’insidia urlante dei venti, l’incanto sovrumano delle stelle, la nostalgia di casa, l’occhio magico del faro, la luce materna della terra che richiama casa.

    Ho visto con la sua meraviglia i marinai in alto mare alle prese con le cime e i flutti, in piena notte, che vedono da lontano quella luce e si rincuorano.

    Senti il sapore della vita, i suoi schizzi e le sue onde, spiegato ai nuovi arrivati; è l’avventura umana nel cosmo che cerca riparo e ristoro nella notte; è lo stupore di venire alla luce, come si dice pure della nascita.

    C’è la gerarchia della vita nella distinzione di suo padre tra le barche della sera e le navi della notte: le prime, minorenni, rincasano al primo buio; le altre, maggiorenni, si permettono di star fuori la notte. Una visione del mondo mitica e astrale si posava sui suoi occhi stregati mediante quella luce che fendeva il buio per un istante.

    Come due fari nella notte, gli occhi del bambino si spalancavano alla vita e in un baleno capivano la sorte. (Per uscire dalla crisi ci mancano i bambini, i sogni, i fari).

    MV
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