A Tu per Tu con Marcello Veneziani

In esclusiva, Veneziani risponde alla pagina facebook da lui autorizzata su questioni riguardanti politica, cultura e attualità, ma anche opinioni e curiosità relative allo scrittore stesso.

1) Hanno ancora senso le categorie della destra e della sinistra?

Destra e sinistra sono due categorie esauste, logorate dal 900 e largamente inservibili. Il rischio residuo è che dichiarandole ormai estinte, non si generi una nuova distinzione della politica, fondata su contenuti, valori, istanze e progetti, ma si proceda verso l’indistinzione, la politica come occasionale opportunismo, come puro cinismo e come guerra per bande. A quel punto meglio due superstiti malconci come destra e sinistra che il nulla arrogante della postpolitica, corda sospesa tra l’economia, la tecnica e lo spettacolo.

2) Quali sono gli elementi che, a suo giudizio, le contraddistinguono?

Le ragioni intramontabili che sono dentro quelle due carcasse moribonde sono legate soprattutto a due  idee originarie: la tradizione e l’emancipazione, ovvero da un verso la continuità, le origini, le identità e dall’altra la liberazione, lo sradicamento, la mutazione. Alla destra si addice un senso attivo e spirituale della realtà, alla sinistra un’idea correttiva e progressiva della storia.

3) Ritiene possibile che, nel mondo della destra, possano coesistere l’individualismo liberale e quella sfera più comunitaria e conservatrice da lei sostenuta?

Non è facile, anzi considero la preminenza dell’individualismo uno dei fattori che più spacca la destra e la sinistra, generando nuove aggregazioni. Il tentativo di conciliare queste due diverse sensibilità può essere concepito se si fa fare un salto di qualità alle due provenienze: se l’individualismo matura in senso della persona e della dignità personale, senso della responsabilità e della meritocrazia e se il comunitarismo non resta ancorato a una visione tribale, chiusa, o collettivistica.

4) Nel suo ultimo libro “Dio, Patria e Famiglia” lei espone la crisi delle tre coordinate che hanno caratterizzato ogni civiltà. Ci può illustrare brevemente l’importanza di questi tre valori e come colmare questo vuoto creatosi?

Mi soffermerei sulla realtà. Non conosco civiltà che non si siano fondate su quei tre elementi costitutivi, pur variamente declinati. Il senso religioso del divino, il senso della comunità e della famiglia, il sentimento delle origini e del destino, sono l’abc elementare di ogni civiltà, costituiscono la base per intrecciare diritti e doveri, e per inserire il presente nel flusso di una continuità col passato e col futuro.

5) A proposito di civiltà, può darci una definizione? Cosa la differenzia rispetto alla cultura?

La civiltà è una visione del mondo e della vita mediata da una tradizione. Per la cultura mitteleuropea civiltà si traduce anche con kultur e si distingue da civilizzazione che invece riguarda il progresso tecnico-scientifico e il benessere. La cultura è il termine intermedio tra culto e coltivazione, ovvero tra rapporto col cielo e con la terra.

6) Nelle sue pubblicazioni lei ha spesso affrontato il tema della Tradizione, intesa come “l’unica premessa/promessa di continuità perché comporta un legame con un passato e un futuro”. Alla luce di ciò, come intendere le sagre gastronomiche oppure le rivisitazioni medievali cui danno vita tante città e cittadine nel periodo estivo rispetto alle tradizioni universali, come quelle religiose, linguistiche, filosofiche o artistiche?

Come tradizioni di rango minore, ma pur sempre significative. Naturalmente vi è da distinguere tra eventi, sagre, saghe che hanno una viva continuità nel corso del tempo e manifestazioni turistiche, commerciali artificiose, surrettizie, inventate o reinventate per pure ragioni di promozione.

7) Ci spiega la differenza tra due concetti quali l’Etica e Morale, e come declinarle nella vita politica e pubblica?

L’etica come dice il suo stesso etimo attiene al costume, è dunque uno stile comportamento, prima che un codice, che riguarda essenzialmente la sfera pubblica, il ruolo professionale, il rapporto col mondo. La morale invece ha una radice interiore, una matrice nella propria coscienza, laica o religiosa, e solo in seconda istanza ha un’incidenza pubblica.

8) Qual è il suo giudizio sulla società americana? Quali sono le criticità, e magari i pregi, che le attribuisce?

La società americana è il paradigma della modernità e dunque le critiche e gli elogi rivolti alla modernità si addicono in particolare al modello americano. Partirei da due distinzioni: una è la differenza tra America e americanizzazione, ovvero tra i caratteri propri della società americana e i tratti invasivi o elevati a modelli da paesi che americani non sono. Il mio giudizio critico riguarda soprattutto questa colonizzazione strisciante e in larga parte avvenuta con l’ampio consenso della vittima… La seconda distinzione è tra un’America profonda, legata a valori a cui non può dirsi estranea il senso religioso, l’amor patrio e il legame famigliare, e un’America “da esportazione” fondata sul primato della tecnica e del mercato, consumista e arciindividualista, materialista e incolta, intimamente barbara anche se di una barbarie benestante.

9) Al netto delle stucchevoli polemiche che hanno coinvolto e visto protagonista la Kyenge, cosa ne pensa dello ius soli e dei problemi legati alle difficoltà dell’UE e dell’Italia nel gestire i flussi migratori?

Lo jus soli non può essere l’unico criterio o il principale criterio per stabilire la cittadinanza e l’appartenenza. L’esser nati su un suolo ha valore almeno quanto l’essere nati da quei genitori; così come la lingua, l’educazione, il rispetto delle regole e della civiltà costituisce un altro banco di prova significativo per una cittadinanza non solo innata ma anche acquisita.

10) Il viaggio sentimentale che compie nel suo libro “Sud” è la riscoperta di un meridione pieno di fascino e mito, è la rivalutazione in positivo di un luogo da tempo dimenticato e condannato. Il suo libro, dunque, illumina il meridione ma non dimentica le sue tante malattie, prima fra tutte una mentalità che costruisce la propria vita a scapito del resto, ma che allo stesso tempo si esime da ogni responsabilità. Ci spiega meglio queste due facce della stessa medaglia?

Molti dei vizi, dei difetti del sud sono virtù degenerate. Per esempio il familismo amorale discende da un sano amore per la famiglia degradato in egoismo tribale; il senso di solidarietà sociale e di forti legami verticali degenera in associazione mafiosa, l’amor fati, cioè l’accettazione serena della propria sorte degrada in fatalismo, inerzia, abbandono…

11) Tra il tormento esistenziale e teologico di Papa Ratzinger e la capacità comunicativa “pop” di Papa Francesco come si pone?

Personalmente mi sentivo più vicino, nel suo travaglio filosofico, a Papa Ratzinger, ma capisco che per parlare a milioni, miliardi di persone, soprattutto in Africa, in Sud America, in Asia, occorre un Papa pop, che adotta la simplicitas come stile e come forma di comunicazione. Poi, se la capacità comunicativa riesca a suscitare anche l’interesse per la fede e non solo la simpatia per il personaggio-papa, questo lo sa solo Dio…

12) Che Guevara-Jan Palach: due figure con molti punti in comune (morte giovane, violenta, avvenuta nella seconda metà degli anni sessanta e legata a forti motivazioni ideali) e un destino postumo differente: il primo è divenuto un’icona mondiale mentre il secondo è quasi stato rimosso dalla memoria collettiva del suo Paese e dell’Europa. Perché?

Perché uno fu posto sotto la protezione dello Spirito del Tempo, il marxismo, la lotta di liberazione, il mito del rivoluzionario, il simbolo dell’anticolonialismo e del terzomondiamo. L’altro, invece, morì per la patria e la libertà, per l’indipendenza nazionale, contro il comunismo e il conformismo. Dunque, fu un eroe di serie B, non diventò un gadget della società globale. E dire che il primo aveva anche crimini sulle sue spalle, il secondo invece era un ragazzo che ha solo pagato di persona.

13) Sul podio dei suoi autori preferiti, chi premia e perché?

Non ho la presunzione i premiare nessuno, perché la loro lettura è un premio per me… Dai miei amori classici, che viaggiano tra Platone e Plotino, agli autori italiani da Vico agli autori dell’ultimo Novecento, da Nietzsche a Paul Valéry, da Simone Weil a Cristina Campo, e mi fermo per non abusare  di poligamia.

14) Per concludere, i suoi tre libri preferiti di Marcello Veneziani?

È terribile chiedere a un padre di ventisette figli di scegliere i suoi tre preferiti, ci provo dicendo “Il segreto del viandante”, “La sposa invisibile”, “Amor fati”…no, Plotino, no, Seneca… Mi fermo. Intanto penso alla nuova gravidanza, sono incinta di Anima e corpo.

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