Il realismo visionario e non solo

Stasera a Popsophia a Pesaro Marcello Veneziani parlerà del realismo visionarlo di Fellini. Ecco l’intervista al Resto del Carlino a cura di Claudio Salvi.

Marcello Veneziani cosa apprezza di più del cinema di Fellini?

L’atmosfera. Quando vedi un film di Fellini entri in un’altra dimensione, vedi il mondo, la realtà, la vita, le persone sotto altra luce, con altri occhi. Fellini non sostituisce la realtà con la fantasia, non trasforma i sogni in realtà ma compie piuttosto l’inverso: muta la realtà in sogno. Da qui la definizione di neorealismo visionario. C’è una parola-chiave che anagrammata offre i due significati propri del cinema felliniano: onirico/ironico. È sognante ma anche beffardo.

Venendo al tema di Popsophia, ritiene sia stato Fellini in qualche modo a traghettare il cinema italiano dal neorealismo al sogno?

Fellini resta un caso a sé, penso che non abbia fatto scuola, è una felice anomalia che non lascia eredi; Fellini può essere “citato” in un film, come nella Grande Bellezza di Sorrentino, ma non imitato. Rispetto alla sua epoca, Il suo cinema scorreva come un fiume carsico o una nuvola fluttuante oltre il neorealismo del dopoguerra e oltre il cinema impegnato degli anni Settanta. Raccontava il mondo con gli occhi dell’infanzia, del sogno e della favola, ma applicati alla realtà.

Com’è il cinema di Fellini visto da destra?

Penso che abbia poco senso applicare categorie politiche già così malridotte e affaticate nei loro ambiti, in un mondo creativo come quello felliniano. Certo, il suo cinema fu un’evasione rispetto all’invasione del cinema ideologico-militante degli anni Settanta e non solo. Fellini fu anti-ideologico, anti-storico e impolitico per antonomasia; non rischierò, non fu organico ma onirico, non fu intellettuale ma visionario.

L’importanza delle visioni e dei sogni. Sogniamo ad occhi aperti e viviamo ad occhi chiusi secondo lei?

Chi sogna ad occhi aperti di solito vive a occhi chiusi; sognare è una magnifica risorsa per l’arte, il cinema, i campi della creatività, diventa invece un male se i sogni si applicano alla storia, alla politica e alla realtà attraverso l’utopia delle società perfette e dei mondi migliori. I sogni fecondano l’arte e stuprano la storia.

Questo virus pensa abbia reso ancor più fragile il nostro futuro e abbia aumentato in qualche modo la paura del domani?

Si, viviamo un mondo spaventato, che cerca di scacciare, esorcizzare la paura ma vive con l’incubo che il Male possa tornare. E c’è chi usa questo terrorismo a scopi politici fino a praticare una specie di dittatura sanitaria, di regime della sorveglianza; e nel nome dell’emergenza ritornata magari sospendere la democrazia, il voto, le libertà primarie.

I governi sovranisti hanno reagito diversamente da quelli di sinistra nell’affrontare il Covid. Chi ha fatto meglio secondo lei. E chi ha sbagliato meno?

È difficile comparare esperienze diverse, bisogna vedere alla distanza, valutare troppi fattori. Tenderei ad escludere una lettura politica, come purtroppo si fa per colpire Trump, e poi Bolsonaro, Johnson e Putin. Dire che il covid ha colpito di più le regioni e gli stati sovranisti è come dire che il virus ha un’origine comunista perché viene dalla Cina popolare, è frutto di quel regime…

Questo lungo periodo di isolamento ci ha insegnato qualcosa o ci ha fatto solo rifugiare ancor di più in una realtà virtuale?

Non siamo diventati migliori né peggiori con il lockdown, solo più spaventati e depressi. Non abbiamo tratto la lezione dei saggi sulle cose davvero importanti della vita, non abbiamo letto, pensato o pregato di più, abbiamo solo conosciuto una versione introversa della nostra vita estroversa di sempre.

Che futuro vede dopo il virus? E l’Italia sarà capace di rialzarsi?

Mi sembra necessario che ai parolai, ai vanitosi, a chi vantava il Modello Italiano nel momento in cui l’Italia aveva il numero più alto di morti e hai la percentuale più alta di mortalità rispetto ai contagi accertati, debba subentrare un governo autorevole, con le spalle larghe, gente capace, che sa usare la competenza. Tutto il contrario di un governo guidato da un trasformista, premier per caso, da una coalizione che regge solo sulla paura del voto e da una larga componente di ministri incapaci e ignoranti. Sarà difficile rialzarsi, ma se questo accadrà sarà senza o nonostante il governo in carica.

Claudio Salvi, Il Resto del Carlino 3 luglio 2020

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