La stagione di Tangentopoli vista da M.V.

La stagione di Tangentopoli vista da Marcello Veneziani
Intervista di Amedeo Gasparini

  • Di che cosa si occupava Lei negli anni Novanta? Com’era la sua vita? Che tempi erano?

Scrivevo sul Giornale di Montanelli e curavo il giornale radio di mezzanotte in Rai. Nel ’92 fondai l’Italia settimanale, che ebbe un ruolo non secondario nella nascita del centro-destra e nella svolta italiana verso la seconda repubblica.

  • Cosa si aspettava Lei dall’Inchiesta di Mani Pulite?

Mi aspettavo, come tanti italiani, che fosse il punto di svolta e l’occasione per rifondare l’Italia, la politica e la cultura politica. Non affidavo naturalmente ai magistrati questo compito, ma ritenevo che il cambiamento radicale degli assetti di potere impresso o quantomeno accelerato dalle inchieste giudiziarie, potesse far nascere veramente la Seconda repubblica, nel segno del presidenzialismo, dell’alternanza e della ripresa di un nuovo patriottismo. 

  • In quale momento storico la corruzione e il malaffare da elemento singolo e individuale diventa un fatto sistemico (e che quindi sfocerà in Tangentopoli)?

Si tratta di un processo graduale ma la degenerazione avviene agli inizi degli anni settanta, quando gli effetti della Contestazione, dell’Autunno Caldo, delle Regioni creano un clima propizio a una degenerazione del sistema. Che poi l’ondata degli anni di piombo accentuerà ulteriormente.

  • Quale fu, nell’arco ‘92-‘94, il momento, oppure i momenti più difficili e drammatici?

In quegli anni i tempi più drammatici coincidevano con i tempi più vitali, si avvertiva una voglia di rinnovamento, si sentivano energie innovatrici, era come una scossa d’adrenalina al Paese.

  • La stagione di Mani Pulite è stata segnata dall’uso della carcerazione preventiva. Ce ne fu un abuso come molti sostennero?

Penso di sì. Il beneficio ottenuto in termini di indagini dall’uso e l’abuso di metodi sbrigativi fu pagato oltremisura a spesa della vita di persone, l’incattivirsi del clima generale e la perdita di fiducia nello stato di diritto. Senza dire che si trattò di un uso unilaterale, se non fazioso, della giustizia.

  • Molti accusano che il pool abbia perso le redini e sia crollato all’esibizionismo. Anche Lei pensa che la personalizzazione del pool abbia creato delle critiche? Pensa che sia stato un male per l’Inchiesta l’idolatria e santificazione di Di Pietro come “uomo della Provvidenza”?

Il protagonismo e l’esibizionismo hanno sicuramente giocato un ruolo nefasto nella magistratura e nelle loro indagini. Anzi sono portato a ritenere che a volte quel delirio di onnipotenza e di vanità abbia giocato un ruolo più significativo dello stesso livore ideologico di taluni magistrati. L’errore aggiuntivo fu credere che un efficace “inquisitore” potesse diventare anche un leader politico e un buon ministro.

  • Scrive Paolo Cirino Pomicino che nel maggio ‘92, “il progetto era questo: Andreotti al Quirinale, Forlani segretario della DC e Craxi a Palazzo Chigi con Martinazzoli vice (…)”: anche lei lo riteneva uno scenario possibile?

Era uno scenario possibile, ma penso che proprio l’incrinarsi di quel quadro abbia avuto qualche incidenza nell’esplosione del ’92 (in cui non trascurerei l’assassinio di Falcone e Borsellino).

  • Davvero il PCI-PDS fu meno colpito da Mani Pulite? Davvero fu meno colpevole?

Anche il Pci-Pds aveva zone d’ombra enormi anche se era meno coinvolto nella corruzione vera e propria. I rapporti con l’est e con l’Urss, il ruolo delle Coop, le ombre di alcune amministrazioni…È anche vero però che la corruzione come fatto personale era più sporadica.

  • Molti rimproverano a Craxi decisionismo e spavalderia. Forse anche arroganza. Lei pensa che questo abbia giocato un ruolo nel processo?

Sicuramente, ma decisionista e spavalderia erano virtù, l’arroganza un po’ meno. E Craxi fu l’uno e l’altro.

  • Da parte del pool di Mani Pulite Lei pensa c’era un’ossessione nell’ “arrivare a Craxi”?

Non so se fu un errore giudiziario ma fu un grave errore politico. Craxi era il politico più lungimirante e innovativo della prima repubblica, anche se alla sua ombra il malaffare aveva prosperato…

  • Tra le otto richieste referendarie del ’93 c’è l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il raggiungimento del sì corale (90,3 per cento) è una soluzione a Tangentopoli oppure solo una risposta di sdegno? Lei un sostenitore o meno del finanziamento pubblico?

Gli italiani hanno sempre mormorato contro il potere e i suoi abusi, non hanno mai amato il finanziamento pubblico ai partiti e in quel momento storico erano decisi a liberarsi della partitocrazia. Anch’io ero e resto contrario al finanziamento pubblico, perché non moralizza un bel niente, non impedisce il sorgere e dilagare della corruzione e dei finanziamenti illeciti; meglio andare sulle oblazioni volontarie.

  • Com’è che interpreta e cosa ne pensò Lei della discesa in campo di Berlusconi il 26 gennaio ’94? E se lui non fosse sceso in campo quali sarebbero stati gli scenari?

La vidi come un fatto positivo perché sentivo come tanti l’esigenza di uomini nuovi in politica. E Berlusconi poi scendeva in campo in chiave bipolare mettendo insieme i movimenti di opposizione alla vittoria della sinistra. Non potevo che vederlo come un fatto positivo.

  • Lei pensa che Mani Pulite è la causa o l’effetto della discesa in campo di Berlusconi? Davvero i guai giudiziari del Cavaliere sono iniziati con il suo ingresso in politica?

No, Berlusconi scese in campo anche se non soprattutto perché cominciava ad aver problemi giudiziari e minacce politiche, avendo perso i suoi tutori. Ma c’era in lui almeno all’inizio, la convinzione che avrebbe potuto raddrizzare la barca, e fare grandi cose. La sua megalomania aveva anche i suoi lati positivi.

  • Perché e come ha fatto Berlusconi a battere la sinistra in tre mesi? Lei si aspettava la vittoria di Berlusconi? Quando fu evidente che avrebbe trionfato?

Berlusconi è stato uno straordinario competitore politico, ha saputo vendere prodotti come nessuno anche se non sapeva produrli (ma viene dal ramo commerciale). Capì che l’Italia era in maggioranza spaventata d una vittoria della sinistra e riuscì a metter insieme una coalizione che pareva impossibile tra destra, lega e tronconi dell’ancien regime.

  • Qual è il peggiore lascito di Mani Pulite?

La sfiducia. Prima nella classe politica, poi nel potere tout court, magistratura inclusa. La cultura del sospetto, la convinzione che ogni avviso di garanzia fosse già un certificato di colpevolezza…

  • Dopo più di vent’anni di Seconda Repubblica possiamo davvero dire che c’è stato un vero e proprio cambiamento da poter dire che c’è una “Prima” e “Seconda Repubblica”? C’è qualcosa che le manca della Prima Repubblica?

Cadde la prima repubblica, anche se non sparirono molti suoi protagonisti, ma poi non venne fuori una vera e propria seconda repubblica, ci fu un ricambio di partiti e personale politico, ma non una vera mutazione istituzionale.

  •  Chi è stimava di più della Prima e della Seconda Repubblica?

Della prima repubblica stimavo di più, con tutti i suoi pur gravi difetti, proprio Craxi. E sul piano politico-sentimentale Almirante. Nella seconda repubblica potrei indicare qualche figura di secondo piano, perché i leader alla fine furono una delusione; di quel passaggio tra la prima e la seconda repubblica resta la figura di un traghettatore estroso, Cossiga. Ma Cossiga non era un de Gaulle. 


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