Sfida tra due visioni d’Europa

Voto per il Parlamento europeo: intervista a Marcello Veneziani di Giovanni Vasso per Barbadillo.

Verso il voto per le Europee, quali sono gli schieramenti in campo?

Mi sembra evidente che questa volta esiste la possibilità di scegliere tra due idee diverse di Europa e di sovranità: quella rappresentata dai movimenti nazionalpopulisti-sovranisti e quella rappresentata da tutti gli altri, pronti a coalizzarsi pur nella diversità di provenienza per fronteggiare il nemico. Comunque lo si giudichi, a me sembra già un fatto positivo che per la prima volta e comunque dopo tanti anni non siamo chiamati a votare dentro un perimetro prestabilito di opzioni, ma tra due messaggi politici nettamente differenti. Il sovranismo non risveglia solo le appartenenze nazionali ma, se vogliamo, risveglia l’Europa dal sonno dogmatico in cui versa da troppi anni.

Gli osservatori scommettono sull’avanzata dei sovranismi. Come lo spiega? Cosa propongono, le tante sigle (in Italia e all’estero)? Non c’è rischio di confondere l’elettorato?

Pur nelle diverse articolazioni nazionali e nelle diverse opzioni politiche e culturali, mi pare che il filo conduttore dei sovranismi sia quello di ripristinare le sovranità territoriali, nazionali, popolari e politiche, e di tutelare i confini, di proteggere le economie. Si fronteggiano due modelli: uno che vuol far valere la sovranità europea fuori d’Europa nei rapporti internazionali, economici, nell’emigrazione, nelle strategie militari, nelle zone calde del pianeta come il vicino Medio Oriente e Maghreb. E l’altro che vuol far valere la potestà europea dentro l’Europa, sugli Stati, sulle nazioni, sui popoli europei. Il sovranismo è largamente diffuso perché parla il linguaggio della realtà, esprime il disagio dei popoli, la ricerca di sicurezza, l’argine ai flussi migratori, il rigetto delle oligarchie e dei loro codici ideologici.

Crede che dopo il 26 maggio possa essere giunto il tempo per un’internazionale sovranista? Pensa che i gruppi europei che non si riconoscono nelle attuali politiche Ue possano far squadra insieme o saranno limitati dalle visioni nazionali e locali?

Sono quasi trent’anni che sostengo la necessità di un’internazionale delle patrie e dei patriottismi, e oggi dei sovranisti. E’ sciocco il discorso che i sovranisti in quanto tali non potranno mai accordarsi tra loro perché pensano solo al proprio paese. Questo accade nella prassi politica anche ai paesi che sovranisti non sono, si pensi alla Francia o alla Germania. Si tratta invece di mettere insieme forze che riconoscano reciproca sovranità e poi cerchino punti di intesa al confine e nel nome della sovranità europea, mediante forme di confederazione. Il nemico dei sovranisti non è il sovranismo dei vicini ma chi nega legittimità alle sovranità. Il nemico è l’internazionalismo.

La destra, e quella italiana su tutte, ha sempre visto nell’Europa uno spazio di libertà, se non addirittura una possibilità di riscatto politico. Che fine ha fatto quel “sogno”?

La destra vive la delusione dell’Europa, perché alle sue origini c’è l’idea di un’Europa come terza forza tra gli Usa e l’Urss; la destra è sempre stata nazional-europea, non ha mai concepito in antitesi il patriottismo nazionale rispetto al patriottismo europeo. Oggi il sogno di un sovranismo europeo passa dal tentativo di confederare le sovranità nazionali e non di cedere sovranità a poteri extrapolitici ed extraterritoriali, di natura finanziaria, umanitaria o tecnocratica.

Intanto (anche) questa campagna elettorale è stata vissuta pericolosamente. Il ritorno dello spettro dell’antifascismo, con i fatti al Salone di Torino, cosa ci racconta sullo stato di salute della politica italiana, europea e forse globale?

L’antifascismo è un alibi indecente perché agita il pericolo di un morto – da 74 anni – per coprire il fallimento politico e culturale, etico ed economico, di un sistema politico-ideologico. È il tentativo di inventare un Nemico che a sinistra possa prendere il posto del Capitalismo. E viene concepito come il presupposto storico e teologico di quel codice d’intolleranza e di decadenza intellettuale che viene definito politically correct dove il dissenso viene ridotto a reato e fobia.

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