​​Contro l’Unione europea per il bene dell’Europa

Sono contro l’Europa perché è contro l’Europa. Come, in che senso? Nel senso che il peggior nemico dell’Europa, degli europei e delle nazioni europee è oggi l’Unione Europea. Gioca contro se stessa e fa di tutto per farsi del male, sfigurarsi e sfigurare. Scherza col fuoco della guerra mondiale. Non genera integrazione europea, ma dis-integrazione nazionale. 

In politica estera l’UE assume posizioni che di fatto indeboliscono l’Europa, le fanno perdere ogni ruolo strategico di mediazione e ogni centralità, creano nuovi nemici e rafforzano antichi odii in tutto il resto del mondo, la mettono al rimorchio della Nato e degli Stati Uniti anche quando giocano contro gli interessi europei e compromettono proficui rapporti commerciali, la dissanguano economicamente e militarmente. L’Europa ha perso la faccia e gioca contro i suoi interessi in Ucraina, assecondando gli Usa, è uno zombie in Medio Oriente, in Palestina, sulla scena mondiale; non ha il coraggio di condannare Netanyau come ha condannato Putin, inimicandosi il resto del mondo; non sa come arginare i flussi migratori e come proteggere gli interessi europei reali nel mondo. Noto invece con piacere che l’Italia ha corretto il tiro rispetto all’UE sull’intervento in Ucraina e sulla tragedia palestinese.

In politica interna, l’Europa non è in grado di esprimere una linea efficace e unitaria in tema di sicurezza, di controllo degli sbarchi, di sanità, di diritti sociali, di difesa dei popoli e dei loro interessi primari. È la prima nemica dei popoli europei, tra vessazioni, mancate tutele e primato costante degli assetti contabili sulla vita reale della gente. Fa piovere denari su cose inutili o dannose e tace sulle reali esigenze primarie e sulle politiche sociali. In questo frangente internazionale, tra venti di guerra che rischiano di coinvolgerci, crescente antipatia del mondo intero verso l’occidente euro-atlantico e gravi instabilità nelle aree attigue, l’Unione Europea alle porte delle elezioni, ha deciso di giocare la sua faccia e il suo profilo sul tema dei diritti lgbtq+, con diciotto paesi contro nove (tra i quali, meno male, c’è l’Italia) che hanno votato per promuovere politiche europee a favore delle comunità transgender, dopo aver giurato guerra  all’omotransfobia. Stiamo pericolosamente scivolando verso una terza guerra mondiale e l’Europa si balocca coi gay pride…

Ora non si tratta di essere pro o contro gli lgbtq+, e nemmeno di associarsi al Papa denunciando la “frociaggine” pervasiva, ma di riportare le cose alla realtà e al diritto: ogni cittadino europeo ha pari diritti e doveri degli altri, di qualunque etnia, sesso o inclinazione; bastano le norme civili e penali esistenti nei paesi europei per condannare chiunque usi e abusi con violenze, offese, discriminazioni; senza creare speciali categorie protette. Anche perché le vere categorie fragili sono i malati, i bambini e i vecchi. Le leggi valgono per tutti, sono universali, non possono diventare di genere o di tendenza, a tutela di singole minoranze, gruppi o lobbies. Poi il giudice applicherà le aggravanti e le attenuanti valutando caso per caso. Se qualcuno aggredisce o offende un gay o un trans, ci sono già le leggi per condannarlo, se ci sono realmente gli estremi. 

Questa idea che si debba legiferare ogni volta che accade un episodio di violenza o si accende un tema sui media e si debbano generare nuove apposite norme, inasprite e speciali, uccide il principio giuridico fondamentale della legge uguale per tutti e non mutevole; la quantità eccessiva di leggi, si sa, danneggia la giustizia e la sua applicazione; rende la giurisprudenza una variabile subalterna alla cronaca e alle tendenze di moda, e – come si vede – non serve nemmeno a far diminuire i fenomeni e i reati. Pensate pure ai femminicidi; più si mobilitano e si studiano leggi speciali e più accadono; o perlomeno accadono comunque, nonostante le leggi speciali. Stuprando i codici, vanificando l’universalità delle leggi, non si raggiungono nemmeno i risultati per cui sono introdotte le norme ad hoc. 

In ogni caso, è veramente assurdo che di fronte a problemi enormi sul piano militare, strategico, sociale, economico, sanitario l’Unione Europea (e la sua periferica locale, il Mattarella) debba occuparsi di omotransfobia, come se ci fosse una persecuzione di massa e si trattasse di una priorità per i popoli europei. O in alternativa col torcicollo, davanti agli imponenti nemici reali di oggi e ai falsi amici e alleati, è assurdo che l’Europa si debba preoccupare del Nemico Assoluto ed Eterno, il pericolo nazi-fascista (anche qui la sua periferica locale è il Mattarella, più uno sciame di prefiche nostrane). E debba perciò innalzare cordoni sanitari per sbarrare la strada a chiunque non la pensi come il mainstream.  

Infine, l’Europa di oggi si vergogna della civiltà da cui proviene, rinnega e cancella la sua storia, le sue tradizioni civili e religiose, il sentire comune. L’ultimo caso non proviene dai paesi più sradicati e scristianizzati d’Europa ma da un paese che è stato il simbolo di una cristianità vera, vivente, partecipata, la Polonia di Woytila. Il sindaco di Varsavia, già candidato alla guida della Polonia, Rafal Trzaskowski, sostenitore dei transgender, ha firmato un’ordinanza in contrasto con la tradizione e con la costituzione polacca, per vietare croci, immagini di santi e altri simboli religiosi dai muri, dalle scrivanie dei dipendenti pubblici e bandirli da ogni evento civile. Magari sarà possibile esibire simboli lgbtq+ ma non la croce, non i simboli cristiani. E dire che nel preambolo della Costituzione polacca, fa notare il corrispondente polacco a Roma, Vladimiro Redzioch, è scritto: “Grati ai nostri antenati per il loro lavoro, per la lotta per l’indipendenza pagata con enormi sacrifici, per la cultura radicata nel patrimonio cristiano della Nazione e nei valori umani universali”. Se persino a Varsavia si vuol cancellare la tradizione cristiana, figuratevi a Parigi o a Bruxelles. Smobilitando la civiltà europea, l’alternativa che resta è tra nichilismo globale o islamizzazione radicale. O peggio, il loro mix.

La cancellazione riguarda non solo la tradizione religiosa, investe pure le tradizioni civili, nazionali, laiche, l’arte, la letteratura, la storia e i suoi protagonisti. Stanno smantellando pezzo su pezzo l’edificio della civiltà europea.

Per questo, quando sento ogni santo giorno queste professioni di europeismo da parte di chi mira in realtà ad affossarla, quando sento che c’è bisogno di più Europa e che il vero spartiacque nel voto di domenica prossima sarà tra chi è pro e chi è contro l’Europa, la sua linea e i suoi diritti civili, penso che se davvero ci tieni all’Europa e agli europei, la prima cosa da fare è bocciare coloro che parlano in suo nome e concorrono poi a negarla e affossarla. Il primo nemico dell’Europa vera è l’Europa finta, di cartongesso, detta UE, Ubriachi Eunuchi. 

La Verità – 2 giugno 2024

 

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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