Elogio impolitico di Grillo

Oggi che compie settant’anni, Grillo può dirsi orgoglioso della sua impresa. Lasciamo stare i giudizi sul Movimento 5 stelle, soffermiamoci un attimo su di lui. A giudicarla fuori dall’arena politica, l’impresa di Beppe Grillo è stata una bella e trionfale avventura. Un comico di successo, che un tempo fu estromesso dalla tv e seppe risalire la china, prima nei teatri, nelle piazze e nella rete e poi a sessant’anni si inventò leader politico e ayatollah rivoluzionario, ha vinto una grande sfida e può lasciare la scena a testa alta.

Ha fatto quel che pochi hanno saputo fare, ha convertito la sua fama dal cabaret alla lotta politica, dalla tv al blog, dalla battuta irriverente all’incazzatura di massa. Ha trasformato una gag in un Movimento e ha costruito dal nulla sul suo nome un Collettore di Massa. Eccolo, Beppe, vecchio leone con la criniera bianca, che come tutti i vecchi leoni dorme molto e ruggisce tanto. Ricordo i suoi cabaret tragicomici di satira e denuncia, a cui già nel ’98 dedicai la copertina di un settimanale, presentandolo come un messia politico-religioso. Denunce sacrosante, radicali, seppur velleitarie. Poi l’incontro con Casaleggio, la new age dell’antipolitica, il vaffanculismo come collante del movimento, le invettive-show, il boom elettorale, le rinunce alle indennità.

Se ora è stanchino, come disse una volta, ha ragione di esserlo, ha superato alla grande l’età della pensione, può dirsi fiero del suo curriculum e sarà ricordato più di Guglielmo Giannini, che veniva anche lui dal teatro, s’inventò l’Uomo Qualunque ed ebbe gloria breve. Lui invece si è inventato dal nulla un movimento che è diventato il primo in Italia e che ora governa. Un miracolo. E bene ha fatto a restar fuori e a non nascondere a volte qualche sfiducia nelle sue stesse creature.

Fuori dalla politica, Grillo merita simpatia e ammirazione. Diverso è invece il bilancio del guitto che volle farsi leader di un Movimento che pretese di cambiare l’Italia con una fiducia cieca in una divinità assoluta e capricciosa come la Rete, reclutando una setta buffa, giacobina e iniziatica, extraterrestre, che da extraparlamentare si fece subparlamentare.

L’Italia aveva bisogno di una svolta, non di un’onda anomala di fanatici dilettanti. Poi, certo, qualcosa di buono resterà del movimento, tra di loro qualcuno si salverà. Il resto lo giudicheremo col tempo, ora è troppo presto per dirlo.  Complimenti a Grillo, auguri di cuore e un abbraccio in camerino, fuori dalle camere, senza la maschera di leader.

Il bilancio politico è un’altra cosa ma il il bilancio personale di Beppe Grillo è esaltante. Lo spettacolo è riuscito, alla grande.

MV, 21 luglio 2018

 

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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