Gli italiani trucidati dal regime comunista

C’era una volta l’emigrazione degli italiani nella Russia sovietica. Il comunismo inteso come regime non è mai andato al potere in Italia. In compenso ha mietuto più vittime italiane del “famigerato” regime fascista che pure ha dominato nel nostro Paese per oltre un ventennio. Centinaia di italiani emigrati in Crimea nell’Ottocento soprattutto dalla Puglia, e poi dal Veneto, a partire dagli Anni Venti del ‘900 furono perseguitati dal regime comunista, prima col sequestro delle proprietà e poi con le purghe staliniane. Molti di loro furono ingiustamente sospettati e accusati di attività controrivoluzionaria, furono processati e fucilati. Ottant’anni fa, il 29 gennaio del 1942 avvenne il rastrellamento di tutte le famiglie di origine italiana e il loro trasferimento nei Gulag del Kazakhstan, dove i circa 1500 deportati furono decimati dal freddo, dalla fame, dalle malattie e dai lavori forzati. L’odio ideologico si unì all’odio di classe e all’odio etnico. Tornata la Crimea nell’orbita russa, nel 2015 Putin riconobbe agli italiani di Crimea lo status di minoranza perseguitata e deportata; un traguardo importante per ristabilire la verità storica su queste deportazioni ignorate dai libri di storia e per avere accesso a un indennizzo.

A queste vittime innocenti del comunismo in Crimea si aggiungono le centinaia di italiani antifascisti e social-comunisti che scapparono dall’Italia fascista e cercarono rifugio nel paradiso sovietico; ma nella Russia di Stalin, col beneplacito di Togliatti, all’epoca residente a Mosca, furono deportati e poi scomparsi nei gulag perché sospettati di non essere non allineati al regime comunista. La stessa sorte capitò agli antifascisti, trozkisti e anarchici italiani trucidati in Spagna dai comunisti staliniani.

Se ci limitiamo a sommare queste tragedie, oltre quella più cospicua degli italiani, istriani e giuliano-dalmati, infoibati nel nord-ovest, abbiamo l’idea di cosa sia stato il comunismo anche per chi non era russo o dell’est. Uno pensa che la tragedia del comunismo abbia riguardato solo i popoli dell’est, non noi; e invece non è vero, chiunque ha toccato il comunismo ne ha scontato la ferocia. Questi sono italiani, emigrati, fuorusciti o perfino militanti antifascisti, che combattevano a fianco dei comunisti contro il franchismo. E non parliamo naturalmente del “sangue dei vinti” o del triangolo rosso, le migliaia di vittime che rientrano nella macabra contabilità della guerra civile nella cornice della seconda guerra mondiale.

E’ vero, le tragedie storiche vanno collocate nel loro tempo, vanno storicizzate e digerite. Ma vedendo l’abuso quotidiano di cerimonie celebrative, discorsi istituzionali, servizi televisivi e giornalistici e propagande di guerra, mi sembra giusto oltre che utile ricordare queste pagine infami che ci toccano da vicino. E che non siano state superate ma solo rimosse lo dimostra proprio l’omertà su questi eventi. Ma la rimozione del comunismo arriva al punto di attribuire a Putin non di essere sulla scia del comunismo, di Lenin e di Stalin ma di essere l’erede di Hitler che poteva c’entrare con gli Ucraini, ma non c’entra un benamato tubo con i russi.

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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