Gli italiani voteranno contro l’establishment

Intervista a cura di Michele De Feudis

1) Che Italia può venir fuori dal voto di domenica?

E’ probabile che venga fuori un’Italia a larga maggioranza contraria alle elite europee e ai disegni dell’Establishment. Se sommiamo la probabile maggioranza di centro destra a guida Meloni con il voto ai partiti antisistema e agli stessi grillini, abbiamo l’immagine di un popolo che in modi diversi, anche molto diversi, boccia il potere dominante italo-europeo, l’egemonia della sinistra, il dominio dei tecnocrati.

2)Il clima elettorale non è stato un po’ troppo velenoso e elettrico?

Sì, anche se di campagne elettorali velenose abbiamo già avuto precedenti esperienze; tra le più vicine ricordo quelle che sancirono la vittoria del centro destra a guida Berlusconi. Si è poi trattato di un clima ad alto tasso di veleno ideologico, in cui non si contrapponevano due visioni politiche ma in cui una decideva che l’altra non avesse legittimità a governare e fosse la sintesi di tutti i fantasmi sulla scena: da Putin a Orban a Mussolini.

3) Cosa raccontano le piazze della politica?

Le piazze della politica raccontano una storia diversa da quella che ci hanno raccontato i mass media: erano affollate le piazze della destra e a sud pure quelle del movimento cinque stelle; erano deserte quelle dei loro competitori. Ma le piazze sono indicatori relativi, non possono essere la chiave di lettura di una competizione politica. Gran parte della popolazione non va in piazza.

4) L’opzione Meloni a Palazzo Chigi. Perché le élite italiane e europee sono in allarme davanti all’ipotesi di un premier di destra?

Se l’allarme riguardasse l’inesperienza della Meloni al governo e l’assenza di precedenti sarebbe  comprensibile anche se dopo l’esperienza di due governi a maggioranza grillina e di un premier venuto dal Nulla come Conte, dovremmo essere in qualche modo vaccinati agli inesperti. L’allarme riguardo la Meloni è invece di natura ideologica, fondato su una demonizzazione radicale che attribuisce a una “ragazza” decisamente postuma non solo rispetto al fascismo ma anche al neofascismo e alla prima repubblica, di rappresentare il ritorno di un fantasma morto e sepolto da più di tre quarti di secolo. Una follia, sarebbe come dire che la sinistra è la reincarnazione di Stalin e di Mao…

5) A sinistra c’è il derby tra Letta e Conte…

Non so se definirlo un derby a sinistra perché Conte come sappiamo sposa tutte le cause che gli vengono utili al momento, è un Fregoli che ha sostenuto ogni tesi e il suo contrario. Però se qualcosa di sinistra ha risuonato in campagna elettorale è stato più con il pauperismo grillino del reddito di cittadinanza e col relativo voto clientelare di scambio che con il Pd di Letta, del tutto evanescente dal punto di vista propositivo.

6) Sulla politica estera cosa è emerso?

È emerso un sostanziale allineamento di tutto il quadro politico alle direttive euroatlantiche e alla Nato, con qualche lieve scostamento da parte di Conte e di Salvini. Ma il quadro euro-atlantico non è stato mai rimesso in discussione, è stata una gara a inginocchiarsi nei confronti dell’impero americano, fingendo che il mondo non sia multipolare come invece è, ma vi sia un Ordine Globale stabilito dagli Stati Uniti e dai suoi interessi geostrategici ed economici, anche a nostro danno.

7) L’avvocato di Volturara ha resuscitato il grillismo identitario?

È un paradosso che il personaggio più pirandelliano – definizione fin troppo generosa – sia diventato il portatore della ritrovata identità grillina. Tra Di Maio e Conte abbiamo assistito alla lotta tra un trasformista e un contorsionista. A dir la verità, l’unico depositario dello spirito originario grillino, con tutti i suoi limiti e il suo infantilismo politico, resta Alessandro Di Battista.

8) C’è uno slogan che le è sembrato più efficace?

Devo dire che gli slogan Pronti di Giorgia Meloni e Credo di Salvini, possono essere comprensibilmente rigettati dai loro avversari, ma sono stati più efficaci di quelli manichei di Letta, fondati solo sulla paura del nemico, privi di un messaggio positivo. Efficace a suo modo è stata la campagna grillina al sud, anche se si è trattato di qualcosa che ha ricordato il peggior Lauro a Napoli e la peggior Dc: voti in cambio di sussidi.

9)Il reddito di cittadinanza ha conquistato la centralità nei dibattiti politici. 

Mi pare oggettivamente difficile immaginare la sua abolizione; più ragionevole sarebbe oggi circoscriverlo nella durata e nei requisiti per riceverlo, limitandolo rigorosamente a coloro che ne hanno veramente diritto e necessità; e collegarlo a un attività socialmente utile, dall’assistenza agli anziani all’ausilio ecologico nelle città. Ma un reddito va dato a fronte di un lavoro: è immorale, e un’offesa alla dignità di tutti, ai meriti, ai sacrifici e a chi lavora, guadagna due soldi, è sfruttato ma non vuole restare a casa e usufruire di un reddito parassitario. Si deve poter distinguere tra il bisogno assoluto, la povertà vera, e chi lo usa per non lavorare o peggio lavora in nero.

10) Il Sud torna centrale perché decisivo per la divisione dei seggi. Lo sarà anche per la questione meridionale nei prossimi cinque anni?

Magari lo sarà per l’alchimia dei seggi ma non credo proprio che diventerà centrale per una seria politica meridionalista che ormai non vediamo da tempo immemorabile. Sussidi a pioggia, demagogia, malaffare, ma non c’è una vera politica meridionalista da tanto tempo. Fino a qualche anno fa c’era l’alibi che il baricentro della politica si era spostato a nord; ora ci sono parecchi meridionali ai vertici delle istituzioni, ma la decadenza del sud e il suo svuotamento procede inarrestabile.

(Gazzetta del Mezzogiorno, 24 settembre) 

 

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