I cantieri di Penelope fermano l’Italia

Era lo scorso millennio, era d’estate come adesso, ed io percorrevo la strada che collega Grosseto a Siena. C’erano i lavori, la strada era tutta un cantiere, deviazioni, macchinari, gru, lavoratori, rallentamenti. Sono passato l’altro giorno dalla strada che collega Grosseto a Siena, mi capita spesso. C’erano i lavori, la strada era tutta un cantiere, deviazioni, macchinari, gru, lavoratori, rallentamenti. Come l’anno scorso, come dieci anni fa, come vent’anni fa, come… Noi italiani siamo facili alle imprecazioni ma siamo altrettanti facili a dimenticare e ad assuefarci fino a ritenere normale e naturale quel che succede ormai da così tanto tempo.

Il paradosso di quel cantiere eterno è che non è abbandonato, come capita per esempio ad alcuni cantieri autostradali, dove vedi deviazioni di percorso, passaggi all’altra corsia e non vedi nulla nel tratto interdetto, non un lavoro, non un macchinario, niente. No, qui è il contrario: da quando ci passo, ossia dall’altro millennio, vedo gente che lavora, cantieri in attività, sembra sempre che stiano lì lì per finire. Al punto che ho maturato l’idea che oltre l’impresa ingaggiata per realizzare i lavori (ma il responsabile è l’Anas, la Regione Toscana o chi?), ci sia un’impresa-ombra, un’impresa di decostruzione, ingaggiata per le ore notturne, chiamata Penelope, che svolge il lavoro inverso, ovvero disfa di notte quel che viene fatto di giorno, come la tela di Penelope, per prendere tempo sui Proci. Ma ho pure l’impressione che l’impresa Penelope abbia molti appalti diffusi nel nostro Paese. Il caso che ho esposto, riferito a una zona come la Maremma, non malfamata come alcune aree del sud, non ritenuta ostaggio di associazioni criminali, dimostra che qualcosa non funziona, a partire dai controlli. Nessuno controlla niente, non ci sono – come chiamarli?- difensori civici che sorvegliano le opere pubbliche, il rifacimento delle strade, i percorsi e i tempi di consegna? Dicevamo del sud, ma per fare un esempio che contraddice ai luoghi comuni, pensate al sud borbonico di trecento anni fa, quanto di peggio ci possa essere, secondo l’ignoranza corrente: beh, in quel sud i Borbone realizzarono, ripeto, quasi tre secoli fa, in poco più di sei mesi, il più grande teatro d’Italia, o forse d’Europa, in quel tempo: il San Carlo di Napoli. Doveva esser pronto per la festa di san Carlo, che era poi l’onomastico del sovrano, e fu approntato. E nel giro di pochi giorni fu realizzato al seguito il passaggio interno dal Palazzo Reale al Palco reale. Sarebbe umiliante e anche deprimente paragonare la velocità di realizzazione di alcune opere pubbliche del passato e quelle odierne. E andando indietro nei secoli, tornando agli antichi romani e alle civiltà del passato il paragone sarebbe ancora più sconfortante. Sono convinto che le piramidi siano state realizzare in meno tempo della Grosseto-Siena. Vedo con raccapriccio il cantiere che il sindaco Gualtieri ha aperto nel cuore di Roma a piazza Venezia: un tappo per il centro storico per realizzare una fermata della Metro a Piazza Venezia, un lavoro che da anni e per molti altri anni ancora, fermerà il traffico e raddoppierà il tempo di percorrenza per andare da san Pietro e dal centro alla stazione Termini; un blocco che dimezza la disponibilità dei taxi sequestrati nell’ingorgo, raddoppiando oltre i tempi anche i costi di percorrenza. Vedendo quegli imponenti e terribili silos verdi che torreggiano nella piazza e quel cantiere devastante che si scaverà sotto il livello del Tevere, a ottanta metri sotto la superficie, per bypassare le tracce di Roma antica, mi chiedo quando finirà, se lo vedremo noi anziani, mentre sappiamo che per molti altri anni Roma sarà asfissiata da questo lavoro, tutt’altro che necessario.

Bisognerebbe fare un censimento tra i cantieri incompiuti, o che marciano lentamente, che si interrompono in corso d’opera o che peggio, procedono di giorno ma poi Penelope li disfa la notte, che stanno mettendo in ginocchio l’Italia da svariati anni (non è colpa della Meloni e neanche di Trump).

Tutto questo fa il paio col degrado progressivo di coste, montagne, paesaggi che la Natura, il Creatore, la Fortuna, ci avevano donato e che non riusciamo nemmeno a preservare.

Tornando in Maremma c’è un gioiellino sul mare, Talamone, che sta trasformandosi da luogo reale in cartolina illustrata; trovi tutto chiuso e degradato: rocca, acquario, coste, spiagge, albergo sul mare. Se oggi Garibaldi tornasse a Talamone tirerebbe diritto. Si muovono solo interessi privati, il bene pubblico è sparito. La costa crolla da anni, ma l’unico provvedimento del comune di Orbetello, da cui dipende il piccolo centro, è stato quello di chiudere prima un tratto di costa, alcuni decenni fa, poi un altro tratto e ora un altro ancora, così da lasciare alla gente solo la possibilità di una spiaggia a pagamento sovraffollata e cementificata. Magari la responsabilità è anche di altre autorità competenti (ma non si può commissariare Talamone, per sottrarlo all’abbandono?). L’ultima spiaggia libera è stata chiusa prima di questa estate, senza l’ombra di lavori; e poi su pressione della gente, hanno aperto l’accesso solo per una decina di metri su tutta la costa; una presa in giro più che un contentino. Il degrado avanza da anni.

Piccoli esempi d’agosto di un più grave e più vasto problema: abbiamo ereditato un paradiso e lo stiamo riducendo un inferno, con la scusa che è necessario un purgatorio per rimetterlo in sesto.

(Panorama n.33)

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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