I maestri servono ancora alla vita, non alla politica

D’Annunzio, Marinetti, Pound, Pasolini, Marx, Nietzsche e tanti altri. Ogni tanto, in piena amnesia storica e anoressia culturale, nel deserto delle idee, fa capolino in un libro, in un articolo sui quotidiani, in un’intervista, perfino in tv, qualcuno di questi autori, la loro vita, la loro opera, il loro pensiero scottante. Solo “esercizi di memoria”, per dirla con il titolo dell’opera di Jean Cau di cui parlammo nei giorni scorsi? No, c’è qualcosa di più. Sono autori che non leggiamo solo perché ci piacciono, per il loro stile, il loro impeto, ma perché ci muovono qualcosa dentro. Se non impulsi, almeno ricordi sopiti di impulsi, quel che un tempo rappresentavano per i nostri cuori intrepidi di una volta, la voglia di imitarli e di riversarli nella vita di ogni giorno, con passione civile. Da quegli autori composti in filiera nacquero anche tentativi di intravedere qualcosa di organico che avesse perfino una valenza politica, o quantomeno prepolitica o metapolitica, che inducessero insomma a fare qualcosa ispirandosi alle loro idee, al loro stile di vita, alle loro opere. Da quel tentativo nacque per esempio l’espressione cultura di destra, che spiccò il volo a ridosso del ’68, dagli anni settanta in poi, anche se gran parte di quegli autori aveva dato il meglio di sé molto prima, diciamo lungo il Novecento, e ancor prima, in certi casi.

Il sottinteso, che valeva a maggior ragione a sinistra, dove l’impegno politico della cultura era più spiccato e diretto, era che fossero guide, maestri, ispiratori di un’azione politica. A volte quella cultura veniva rinchiusa nelle celle o nelle armature dell’ideologia e dunque veniva irrigidito se non militarizzato il loro sapere. Ma il sottinteso era che quelli non fossero autori da leggere per intrattenimento, ricreazione, piacere puro della lettura, ma avessero qualcosa da dirci per trasformare il nostro tempo e per guidare il tempo futuro. Una pregevole ricostruzione di quella galassia nell’Italia repubblica è ne La cultura scorretta (ed.Solfanelli) di Italo Inglese.

Da tempo ormai non ci sono più maestri che insegnano la politica soprattutto perché non ci sono alunni che vogliono imparare, allievi che leggono e fanno tesoro dei loro pensieri in chiave politica e civile. E nessun osservatore o intellettuale che abbia il senso reale delle cose potrà riproporre con credibilità quegli album di famiglia o addirittura quei pantheon di ispiratori, passati e anche presenti, a cui rifarsi. La politica si è separata dal futuro, scrivo da tempo e mi fa piacere che anche un veloce osservatore del nostro presente, come Enrico Mentana, lo faccia notare, almeno a proposito della sinistra. Ma la politica si separa dal futuro perché si separò dal passato e perché si separò dalla cultura che è proprio la trasmissione di visioni e propositi dal passato al futuro, via presente e tramite senso critico.

Allora torno a quegli autori, e ne aggiungo altri, come Gentile e Gramsci, Evola e Prezzolini, solo per citare disordinatamente alcuni dei più noti, e mi chiedo: dunque, la loro funzione è esaurita, visto che non hanno più una ricaduta politica e nessuno vuol cambiare il mondo o salvare il mondo nel solco delle loro idee? Resta solo la bibliofilia, il piacere della lettura, magari più narrativa che saggistica, più fantasy che realtà, più intimista che con valenza pubblica? I bibliofili, si sa, sono una minoranza sempre più ristretta che negli ultimi anni è composta a sua volta da una maggioranza sempre più larga di donne: e la cosa fa piacere da un verso ma fa piangere dall’altro per la ritirata dei maschi nell’ignoranza. Ma se trionfa solo la bibliofilia e la preferenza per la narrativa e il romanzo, svanisce la poesia civile, la letteratura civile, la filosofia politica, il pensiero che vuol farsi storia.

In realtà si tratta di leggere quegli autori con un’altra chiave, in un altro contesto: non “servono” alla politica e non possono essere incasellati in quelle stupide, rigide corazze di appartenenza, come se fossero soldatini di un’ideologia, militanti di una parte politica, intellettuali di scorta, precursori di leaderini e partitini del presente. Col relativo strascico di ridicole appropriazioni: è “nostro”, “giù le mani”, che passa dai grandi di ieri agli eterni di sempre, arrivando fino a Dante e San Francesco.

Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra Pound, morta di recente alla veneranda età di centunanni, ha speso metà della sua vita e metà della sua attività a sottrarre il nome del padre alle etichette politiche. Noi un tempo contestammo la sua ostinazione, dicendo che non poteva impedire ad altri di ispirarsi a suo padre, senza con questo voler arruolare il padre in questa o in quella formazione; e che in fondo il padre si era esposto, aveva rischiato, aveva patito proprio per quelle idee che si volevano ora tacere. Ma la preoccupazione di Mary, ne convegno, era di non voler ridurre suo padre a santino di una fazione o di una sezione, o di ridurre i suoi poemi, i suoi cantos a due tre versi utili alla lotta politica o a slogan per manifesti di attivisti e militanti. Aveva ragione lei, voleva salvare Pound dalla politica, o meglio voleva salvare un classico dall’usura del tempo, imprigionando i suoi versi nella lotta del momento.

Allora torno al problema che ho posto e riformulo la domanda: è possibile fare tesoro di quegli autori anche ora che non hanno più alcuna valenza politica, si è sterilizzata la loro incidenza sul piano civile e non sono più materia di passione e mobilitazione? La risposta, senza esitazioni, è si, e vorrei forse dire a maggior ragione oggi più di ieri, anche per compensare i vuoti e le piccinerie della politica presente, per dare respiro e visione alla nostra vita e imprimerle un segno.

Arrivo a questa conclusione, che può riguardare tutti, riguarda quegli autori ma riguarda anche noi, lettori e noi autori del presente, con le nostre opere. Quei testi, quelle idee, quei pensieri non servono per cambiare il mondo tramite la politica e i suoi scadenti interpreti, sempre più ciechi e privi di visione futura, ma servono per cambiare in noi il modo di intendere la vita, investono il come predisporsi e rapportarsi agli eventi e alle cose. Non sono dunque rivolti a fantomatici soggetti politici, presenti o futuri, ma a noi lettori presenti e al modo in cui vogliamo stare al mondo. Già enorme per questo è il debito che ciascuno di noi contrae con questi autori, che considera maestri perché gli hanno non solo insegnato molte cose ma perché li hanno trasformati: dopo averli letti qualcosa in noi è cambiato, non siamo più quelli di prima.

A questo dunque “servono” quei grandi autori e mi rendo conto che il verbo servire, è troppo servile, utilitaristico, tecnico-pratico.

Se quell’autore ti fa vedere il mondo con altri occhi o sotto altra luce, o quantomeno contribuisce a farlo, è già un incontro prezioso per la vita di ciascun lettore. Che costituiscono poi una comunità ideale, magari impolitica, che a volte può diventare una fraternità ideale. La letteratura è impegnata quando ci impegna a essere più esigenti con noi stessi nel rapporto col mondo. Non solo esercizi di memoria, o di erudizione, ma esercizi spirituali per allenare il proprio pensiero a rendersi così “atletico” da guidare la vita, e perfino l’intelligenza artificiale. Perché vivere non basta, la vita non va solo vissuta ma anche dedicata, pensata e orientata di conseguenza.

La Verità – 28 agosto 2026

Condividi questo articolo

  • Facebook

  • Canale Youtube

    Canale Youtube
  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

    Leggi la biografia completa

Le foto presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a segreteria.veneziani@gmail.com e si provvederà alla rimozione.

© 2023 - Marcello Veneziani Privacy Policy