Il Governo non si faccia imporre l’agenda

È tempo che il governo faccia il governo e che l’opposizione faccia l’opposizione. È tempo che la maggioranza si assuma il compito e la responsabilità del suo ruolo e lasci che la minoranza faccia l’opposizione. È tempo di invertire i ruoli, seguendo la realtà. Lo dico considerando il perverso meccanismo di queste ultime settimane che s’intreccia naturalmente con l’impasse della comunicazione e la pressione dei media. Sui soliti, risaputi temi dei migranti, dell’antifascismo, dei diritti omosessuali, l’agenda continua a scriverla l’opposizione, la minoranza, col concorso esterno dei media; e chi governa deve affannarsi a respingere gli assalti, a giocare sulla difensiva, a discolparsi.

Ma chi governa non può inseguire chi sta all’opposizione, non può farsi imporre le priorità dal dispositivo ideologico-mediatico dominante, non può vivere di riflessi condizionati.

Per esempio, sul grande tema dei figli, delle famiglie, dei matrimoni, piuttosto che contrapporsi solo alle proposte dei dem, sarebbe tanto più utile, più concreto, spostare l’attenzione da qualche centinaia o forse migliaia di coppie che vogliono un figlio con la maternità surrogata a qualche milione di coppie che hanno un figlio o vorrebbero averlo in modo naturale ma reputano proibitivo mettere al mondo figli senza un sostegno sociale, prima che economico, fino a rinunciare al lavoro o sottoporsi a sacrifici ammirevoli quanto rari e difficili, oggi. Dunque, “oscurate” l’assurda campagna sui figli venuti dall’utero in affitto con una massiccia campagna a sostegno della famiglia, per agevolare le coppie, favorire la maternità, tutelare la prima infanzia. Una politica strutturale per la famiglia piuttosto che limitarsi ad avversare le gestazioni a noleggio.

La stessa chiave dovrebbe essere adottata sui migranti. Piuttosto che indignarsi e respingere gli assalti di chi vorrebbe scaricare sul governo la colpa dei morti in mare, rispondete con proposte vere per fronteggiare, governare e limitare gli sbarchi. Che ne è stato del blocco navale per anni la chiave di risposta della destra ai flussi, quando era all’opposizione, ai cedimenti e al caos degli sbarchi e dell’accoglienza? Perché non s’intravede, non dico una soluzione, ma quantomeno una seria e costruttiva strategia di soluzione? Perché il tema dev’essere quello di chi sfrutta la tragedia per lucro politico e per capovolgere il diritto, la legalità, la realtà? Anche in questo caso, concentrarsi in positivo sulle soluzioni del problema dovrebbe prevalere sul meccanismo di scagionarsi dall’impianto accusatorio per i mancati soccorsi.

La stessa cosa vale sull’agitazione dell’antifascismo come priorità assoluta, con relativa costrizione per chi governa a recitare l’umiliante pantomima di professare a comando il dogma del fascismo come male assoluto. Col grottesco risultato che se la Meloni ricorda le Fosse Ardeatine, è accusata di non essere abbastanza antifascista perché definisce italiane anziché antifasciste le vittime. Anziché elogiare “la svolta storica” di un premier – che non ha ricordato il precedente della strage in via Rasella – si condanna la sua presunta “omertà” sulla religione antifascista.

Ma se sulla storia si scegliesse un’altra via, una campagna massiccia e rigorosa di recupero della memoria storica italiana per fronteggiare l’amnesia assoluta rispetto al nostro passato intero e l’ipermnesia patologica rispetto al tema fascismo, ossessivamente presente? Riprendete anche a livello istituzionale il filo della ricerca storiografica e della rievocazione storica, anziché cedere ai ricatti ideologici monomaniacali che, come avete visto anche stavolta, ai fanatici sciacalli non bastano mai. Alza la zampa a comando, ma dopo sarai considerata ancora una bestia.

Insomma, è tempo di mutare radicalmente registro, passare dalla mentalità dell’oppositore che gioca di riflesso e di rimessa sui temi imposti dalla cappa ideologico-tassativa alla mentalità di governo che va per la sua strada, ha i suoi programmi e non disperde le sue energie in scaramucce e beghe surrettizie, lanciate come ordigni da media & sinistra. Qualcuno dirà che sono i media a silenziare gli sforzi governativi e a porre in vetrina solo i temi della loro agenda: ma anche su questo chiedetevi come mai un governo resti nella semi-clandestinità e debba affannarsi a inseguire le agende altrui…

Sarebbe anche tempo di rassicurare coloro che hanno effettivamente creduto alla sovranità nazionale, politica e popolare, che se è inevitabile e ormai imboccata la linea in tema di guerra e Nato – verso cui manteniamo tutto il nostro dissenso – tuttavia la destra non dimentica quali sensibilità rappresenta. E allora magari sarebbe il caso di bilanciare gli allineamenti e le subordinazioni con altre iniziative in difesa della sovranità su altri terreni. Non mi riferisco alla fuffa retorica di qualche bella tirata patriottica mentre di fatto si va nella direzione inversa; no, dico passi concreti nella tutela dei nostri interessi nazionali e geopolitici, campagne e strategie che diano forza, centralità e smalto all’essere italiani e al vivere italiano, prima ancora che al made in Italy. Strategia, la grande assente…

Gli italiani, tutto sommato, si stanno mostrando indulgenti; tanti, pur delusi da cadute, cedimenti, mancate svolte, sono pazienti e comprensivi. In tanti, con maturo realismo, hanno capito che se avesse fatto diversamente, la Meloni sarebbe già fuori dal governo, anzi non ci sarebbe mai andata, e comunque ora sarebbe sotto assedio globale e finale. Dunque sono pronti a concedere le attenuanti generiche e specifiche, a pazientare e intanto a dire che comunque meglio loro che quegli altri. Però, poi qualcosa si deve cominciare a pensare, a fare, a costruire non rispondendo solo ai riflessi condizionati di ciò che dice l’opposizione o i media o ciò che vuole qualche Ingombrante Tutore. Governare non è un ballo in maschera…

La Verità – 26 marzo 2023

 

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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