La sinistra di Moretti ha ragione anche quando ha torto

Sono andato a vedere il nuovo film di Nanni Moretti, il Sol dell’avvenire, animato da buoni sentimenti. Volevo rendere omaggio a un regista italiano, anzi romano, anzi rionale, in un quartiere in cui ho vissuto anch’io per un ventennio, che ha comunque rappresentato qualcosa di significativo per il nostro cinema, per la nostra generazione, per le nostre illusioni e delusioni, anche diverse e opposte dalle sue. E il suo richiamo nostalgico al Sol dell’avvenire, alla storia politica, al clima militante degli anni cinquanta e perfino al popolo comunista di quel tempo, non mi dispiaceva. Meglio la storia che nessuna storia, meglio il rosso delle bandiere che l’armocromista di moda, meglio quella speranza di domani, quel popolo fiero di periferia che il nichilismo fighetto e narcisista del nostro oggi.

Sono andato in una grande sala cinematografica semideserta, mentre pensavo di vedere un po’ di gente visto che è uscito da pochi giorni. Invece c’è gente solo al suo cinema, al Nuovo Sacher, a dimostrazione che il culto di Moretti è autarchico, per dirla con un titolo molto veritiero di un suo film.

Nanni Moretti è onannista, nel senso biblico e narcisistico della parola: fa film su di lui, in cui lui è regista, attore protagonista e trama narrativa intorno a cui ruota tutto il resto. Il suo film, più che politico è polittico, sono scene di una rappresentazione sacra sibi et suis, di sé e del suo mondo; quello ideale della Sinistra Virtuale e quello reale del suo giro episcopale, a partire da Renzo Piano, Corrado Augias e altri parrocchiani del Messaggio Morettiano.

Però non è dell’onannismo o dell’egomunismo di Moretti, variante egocentrica del comunismo, che vorrei parlare ma di ciò che Moretti rappresenta per il suo mondo. E’ la Sinistra che ha ragione anche quando aveva torto, perché è la Ragione, a prescindere. Gli altri non contano, non c’entrano, non hanno storia. Anche le vittime del comunismo scompaiono. Le uniche vittime sono loro, i compagni traditi dalla loro storia.

Moretti vuol bonificare la storia del comunismo, selezionando quel che a lui, a loro piace, cancellando la parte, cospicua, che non piace. Dice di preferire la storia fatta con i se, e modifica, distorce la storia secondo i suoi desideri. In questo, resta profondamente comunista: se i fatti smentiscono l’idea, tanto peggio per i fatti. Raccontare una storia falsa, fondata sui se, dunque sulle rimozioni e sulle cancellazioni, è esattamente quel che fa ogni regime comunista; come la storia scritta da Stalin che rimuove dalle foto storiche i personaggi nel frattempo caduti in disgrazia. La stessa cosa fa Moretti. A partire da un manifesto sezionale con Lenin e Stalin: lui strappa l’immagine di Stalin dicendo che non vuole dittatori. Ma accanto resta il fondatore della dittatura comunista, Lenin, l’inventore teorico e pratico, strategico e politico, del totalitarismo comunista, che Stalin poi porterà a regime e renderà solido e duraturo, rendendo permanente il Terrore, lo Sterminio, la Persecuzione che Lenin aveva già avviato. La guerra radicale contro l’umanità reale nel nome dell’umanità futura parte con Lenin, mica con Stalin. Moretti segue il cliché della sinistra che scarica gli orrori del passato sulla bad company dello stalinismo; così tutto il male generato dal comunismo è dovuto in realtà alla “deviazione” stalinista.

Ma è la pretesa di modificare la storia che rende il progetto morettiano totalmente organico alla sinistra di sempre. Pensare che il Pci, a partire dal basso, da una donna, da una sezione, potesse ribellarsi a Mosca dopo l’invasione dell’Ungheria e dire addio all’Unione sovietica, è impossibile follia. Il comunismo nasce in Italia sull’onda della sanguinosa rivoluzione bolscevica, cresce nel mito dell’Urss nonostante i fallimenti, la Siberia, le deportazioni, le purghe. E in Italia Il Triangolo rosso ai tempi della Guerra Civile, le foibe, e gli altri orrori sono tutti nel segno del comunismo. L’allineamento a Mosca è totale, e non solo per i finanziamenti sovietici e l’affiliazione all’Internazionale. I comunisti italiani poi esulteranno per i successi militari, politici, economici, perfino sportivi e spaziali dell’Urss. Con la rivolta d’Ungheria, alcuni lasciano coraggiosamente il Pci, ma lo fanno perché sanno che quella storia, quel corso, è immodificabile. Altro che i “Se”.

E gli anticomunisti, i cattolici, i patrioti uccisi e perseguitati a Budapest come a Praga, a Danzica a Stettino, oltre che in Russia? Fantasmi di cui la storia fatta con i se non si occupa. Perché è storia è a circuito interno; l’anticomunismo non esiste, la storia siamo noi, we unhappy new, noi infelici pochi, noi eletti. Come sempre, la Sinistra distorce la realtà, si fa i film nella testa, come fu un film l’avvento della dittatura con Berlusconi e ora del fascismo con Meloni. La realtà non conta, e nemmeno le sue smentite: vale solo il film nella loro testa.

Più onesto sarebbe invece dire che il popolo comunista sì, chiuse gli occhi davanti agli orrori commessi nel nome del comunismo, come fecero altri da altre sponde: ma in larga parte erano in buona fede, accecati dal Sol dell’avvenire. L’ideale non faceva vedere loro la realtà com’era. E non faceva capire loro che non si trattava di degenerazioni, deviazioni, errori e orrori compiuti da singoli stalin, ma il difetto era nel manico, era già nel comunismo: quando pretendi di sostituire il mondo reale con un irreale mondo migliore, sei disposto a sacrificare tutto ciò che è imperfetto, difforme, reale, rispetto al modello ideale, pur di far trionfare il Sol dell’Avvenire. Ma il trionfo non avviene da nessuna parte, con nessun comunismo, e allora parte la fiction: il corteo finale con la favola, l’invenzione, che la base, le sezioni, l’Unità stessa si ribellino a Togliatti e all’Urss e marcino contro l’invasione. Altri lo fecero davvero, e ne pagarono un prezzo, nella storia reale; ma quelli per Moretti, per la Sinistra della Virtù, non esistono. Lui si racconta in un film su se stesso, che si poteva titolare Viva Io, per dimostrare che noi avevamo ragione anche quando avevamo torto. L’onannismo marcia intrepido verso l’autosantificazione. Il mondo è brutto, noi invece siamo anime belle.

La Verità – 7 maggio 2023

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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