L’ideologia nascosta dietro le direttive euro-globali

Ma come sta cambiando la nostra vita, la realtà circostante, il mondo naturale, le condizioni abitative, lavorative, sociali sotto le direttive dell’Unione Europea e i suoi finanziamenti condizionati? Rotatorie dappertutto, piste ciclabili anche laddove non servono, cibo sintetico e prodotti ogm per sostituire l’agricoltura chilometro zero e le filiere di prodotti naturali con le internazionali del food, vino censurato e bigottismo salutista e alimentare, linee sanitarie determinate più dall’industria farmaceutica che dalla tutela della salute pubblica, normative capestro per le concessioni balneari per sostituire gli attuali gestori locali con le multinazionali del mare, onerosi obblighi di ristrutturazioni e uniformazioni delle abitazioni secondo direttive euro-globali, anche per scoraggiare le proprietà immobiliari; per non dire delle prescrizioni, a suon di sentenze della Corte suprema dei diritti, per sostituire la famiglia naturale e tradizionale con altre unioni, adozioni, maternità surrogate, fecondazioni eterologhe.

Cito alla rinfusa, sicuramente saltando altri passaggi significativi, interventi su piani diversi ma che portano verso uno stesso risultato: il paesaggio in cui viviamo sta diventando irriconoscibile, le nostre condizioni di vita sono stravolte, l’artificiale sta prendendo il posto del naturale, la tradizione e la civiltà, la consuetudine e la vita reale lasciano il posto a un paesaggio uniforme, globale, disegnato dalla tecnologia col supporto dell’ideologia e delle prescrizioni mediche, legali, ambientali. E i finanziamenti europei, i pnrr e i mes, danno un massimo impulso in quella direzione, sostituendo priorità reali con modelli prefabbricati e delocalizzati di crescita. Se poi a tutto questo aggiungiamo i flussi migratori, allora il processo di estraniazione dal nostro habitat si fa ancora più alienante.

Dietro tutto questo processo, c’è un filo ideologico che tiene insieme questi interventi sparsi: quel mix di dirigismo e liberismo, visione correttiva e sostitutiva della realtà che è oggi la nuova ideologia euro-globale. Dirigismo perché pretende di correggere tutto ciò che prima era libero, spontaneo, consuetudinario, naturale e tradizionale, lasciato all’iniziativa di singoli, di comunità di territori. Liberista perché il paradigma finale resta il profitto economico, riferito a soggetti multinazionali e alla speculazione internazionale, tramite l’efficientismo tecnocratico, la modulistica globale, l’interdipendenza dei paesi e delle economie e il ricatto del debito sovrano.

Il capitalismo resta il quadro entro cui questa ideologia si muove; ma un capitalismo speculativo più che produttivo, sorretto dal dirigismo, cioè dalla forte ingerenza correttiva e coattiva sulla realtà, e non solo in ambito pubblico, ma anche privato, se si considera che tutto l’apparato normativo ingessa, soffoca e stravolge la vita domestica, la nostra alimentazione, il nostro habitat, le nostre relazioni. Il risultato finale è qualcosa che somiglia a una massiccia disumanizzazione globale. Completa questo disegno l’alibi l’obbligo del green, l’alibi dell’ecosostenibilità, in cui di fatto l’ambiente, come insieme di normative e obblighi tecno-economici, prende il posto della natura.

La cosa più sconfortante è che questo disegno, con la sua ideologia retrostante, non ha praticamente avversari, ossia non ci sono disegni antagonisti, visioni rivali, culture che elaborano progetti di tipo opposto. In campo c’è solo quel disegno e poi l’allineamento: in taluni con entusiasmo, in altri con spirito di disciplina gregaria, in altri con riluttanza. Ma il risultato è lo stesso. Non ci sono stati nazionali, alleanze internazionali, poteri autorevoli, soggetti politici, sociali e sindacali che avversino questo progetto adottato dai vertici dell’unione europea, sorretto dai grandi committenti internazionali, dalle banche centrali e dalle corti europee annesse, oltre che dal fondo economico mondiale e dai grandi vettori globali. L’unica vera resistenza, anzi l’unica spontanea guerra di resistenza, sorge dalla realtà e dalla refrattarietà dei popoli e dei singoli. La realtà insorge contro l’ideologia, come la natura si oppone all’artificiale e l’umano resiste al disumano.

E’ facile obiettare che la civiltà, sin dal suo sorgere e dal suo sviluppo storico, si oppone alla natura, ed è comunque una costruzione artificiale. Ma qui siamo davanti a un gigantesco processo di sostituzione di tutto ciò che è reale, naturale, storico, tradizionale con un universo parallelo che è funzionale, tecnologico, finanziario, virtuale. La civiltà sorge sulla natura, ne riconosce i confini, ne delimita gli spazi, ma non contro la natura. L’arte e l’artigianato, l’architettura e i borghi, la religione e i simboli,  non cancellano la natura né l’umanità, semmai l’affiancano, la sublimano, la finalizzano. Invece noi stiamo vivendo la sostituzione del reale con l’artificiale, dell’umano con la sua protesi tecnologica, a tutti i livelli, fino al robot, al metaverso e all’intelligenza artificiale. Inclusi i nostri bisogni, le nostre inclinazioni; i desideri indotti, artificiali, prevalgono sui desideri naturali, umani. La civiltà espande l’umanità, il dirigismo la sostituisce col transumano.

E’ possibile fare qualcosa? Nessuno è in grado di dirlo. Ma siamo in grado di dire che intanto è bene prenderne coscienza fino a divenire obiettori di coscienza; essere consapevoli e critici, testimoniare di altre possibilità di vita, non accettare tutto quel che accade come scritto nelle leggi imperscrutabili e immodificabili dell’universo. Perlomeno provarci…

La Verità- 20 gennaio 2023

 

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